Il ministero dell’Economia fornisce i primi dettagli ufficiali sul modo in cui il Governo sta predisponendo la Manovra 2026, dopo l’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica, che non presenta sorprese rispetto alle anticipazioni: taglio delle tasse al ceto medio, eventualmente altri interventi a sostegno del reddito dei lavoratori, misure di stimolo agli investimenti delle imprese, strumenti di conciliazione vita-lavoro, rifinanziamento del fondo sanitario nazionale.
Il dato più positivo è quello relativo al deficit, che nel 2025 torna al 3% delineando uno scenario di uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Quello invece meno confortante riguarda la crescita rivista al ribasso di un decimo di punto sia per quest’anno (+0,5%) sia per il 2026 (+0,7%).
Non si attende quindi un impatto particolarmente espansivo delle misure che saranno inserite in questa Legge di Bilancio, che pure promette di fare passi avanti sulla riforma fiscale riducendo le tasse al ceto medio e contenendo – come anticipato dal MEF – nuovi incentivi anche per le imprese.
Il Documento di finanza pubblica del MEF
Vediamo innanzitutto i numeri contenuti nel documento approvato dal Consiglio dei Ministri. Quest’anno, come detto, crescita dello 0,5% e deficit al 3%, che è il tetto massimo previsto dalle regole comunitarie. Nel 2026, incremento del prodotto interno loro pari allo 0,7% e deficit al 2,8%. La curva della crescita resta debole nei due anni successivo, con incrementi limitati a un decimo di punto: +0,8% nel 2027 e +0,9% nel 2028. Il deficit invece nel 2028 si porta al 2,3% del PIL, un livello sensibilmente al di sotto del 3% che rappresenta il limite del patto di stabilità europeo.
Sono numeri che indicano finanze pubbliche relativamente in salute e che, in mancanza di nuovi scossoni, dovrebbero produrre la fuoriuscita della procedura di infrazione UE, lasciando quindi maggiori margini di manovra in termini di politiche economiche. Su questo deciderà Bruxelles, nei primi mesi del 2026, quando analizzerà i bilanci dei paesi membri UE.
Le misure fiscali attese in Manovra 2026
Sono anche i contorni all’interno dei quali il Governo si muoverà nel mettere a punto le misure da inserire in Legge di Bilancio. Ci sono ancora circa due settimane di tempo prima dell’ufficialità, visto che l’Esecutivo tendenzialmente approva la manovra intorno a metà ottobre. Le indicazioni fornite dal Mef si concentrano su misure che evidentemente si possono dare per certe.
Con la manovra si darà luogo a una ricomposizione del prelievo fiscale riducendo l’incidenza del carico sui redditi da lavoro.
Lo si legge nel comunicato stampa del Ministero dell’Economia e Finanze a margine dell’approvazione del DPFP.
Il riferimento è con ogni probabilità attribuibile alla riduzione dell’aliquota fiscale, dal 35 al 33%, sul secondo scaglione IRPEF. Si era ipotizzato che questa misura potesse essere accompagnata da un allargamento della platea ricompresa in questo scaglione da 50mila fino a 60mila euro ma negli ultimi giorni questo secondo passaggio è diventato più incerto.
Non ci sono invece nuovi elementi sulle misure in tema di agevolazioni edilizie: qui le attese si concentrano sulla possibilità di prorogare l’aliquota al 50% sulle ristrutturazioni e sugli interventi di riqualificazione energetica della prima casa. Da sottolineare la mancanza di riferimenti nel comunicato ufficiale del MEF ad ipotesi di Rottamazione quinquies. Non significa necessariamente che il progetto sia stato accantonato, ma va ricordata la tradizionale prudenza del ministero dell’Economia Giancarlo Giorgetti su questo punto.
=> Taglio IRPEF e rottamazione in Manovra 2026: Giorgetti prudente
Le novità 2026 per il lavoro e le imprese
Attese anche altre forme di sostegno ai redditi da lavoro dipendente. L’esecutivo Meloni conferma la volontà di proseguire nel percorso di sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro. Sul primo fronte potrebbero esserci novità di carattere fiscale, sul secondo disposizioni in ambito welfare.
Saranno previste anche «specifiche misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese e a garantirne la competitività». In questo capitolo della Manovra si attende la conferma dell‘IRES premiale introdotta in via sperimentale nel 2025 con la riduzione dell’aliquota dal 24 al 20% per le imprese che reinvestono gli utili, aumentano la base occupazionale e acquistano macchinari e software innovativi. La richiesta è che diventi strutturale e sia semplificata.
Molta attesa, infine, sulle scelte di Governo in materia di credito d’imposta per la digitalizzazione e la Transizione energetica (i cosiddetti Bonus 4.0 e 5.0) e sulle misure per ridurre il costo dell’energia per le imprese.
I primi stanziamenti certi
Sul fronte della spesa, l’unica anticipazione ufficiale riguarda il rifinanziamento del Fondo Sanitario Nazionale. Confermato anche il programma di destinare alla Difesa lo 0,15% del PIL nel 2026, lo 0,3% nel 2027 e lo 0,5% nei due anni successivi con un percorso subordinato alla fuoriuscita dalla procedura per deficit eccessivo.