Più di sei italiani su dieci arrivano a fine mese con fatica, un terzo usa i risparmi per coprire le spese correnti e quasi la metà teme un peggioramento dell’economia nei prossimi dodici mesi. Il Rapporto Italia 2026 di Eurispes fotografa una fragilità diffusa: affitti, utenze, mutui e cure mediche assorbono quote crescenti dei bilanci familiari, mentre il 10% più ricco delle famiglie detiene il 59,9% della ricchezza nazionale.
- Famiglie sotto pressione a fine mese
- Affitto, bollette e cure mediche bruciano lo stipendio
- Prezzi percepiti in aumento per otto italiani su dieci
- Ceto medio più fragile, ricchezza concentrata
- Prestiti e rateizzazioni per le spese quotidiane
- Parenti e amici come sostegno economico
- I numeri del Rapporto Eurispes 2026
- L’ombra della pensione nella fotografia Eurispes
Famiglie sotto pressione a fine mese
Il dato più immediato riguarda la capacità delle famiglie di sostenere le spese ordinarie. Secondo Eurispes, il 62,1% degli italiani arriva a fine mese con difficoltà e il 33,1% ricorre ai risparmi accumulati. La quota di chi prevede un peggioramento della situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi sale al 47,8%, oltre dieci punti in più rispetto alla rilevazione precedente.
La condizione economica personale appare stabile per il 42,1% degli intervistati, mentre il 36,9% dichiara un deterioramento negli ultimi dodici mesi. Solo una quota ridotta indica un miglioramento, segnale di un recupero debole rispetto alla perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni dell’inflazione.
Affitto, bollette e cure mediche bruciano lo stipendio
Tra le voci che creano maggiore difficoltà, l’affitto è al primo posto: mette in crisi il 45,6% delle famiglie che devono affrontare questa spesa. Seguono utenze al 28,7%, mutuo al 27,2% e spese mediche al 25,5%.
| Spesa familiare | Quota di famiglie in difficoltà |
|---|---|
| Affitto | 45,6% |
| Utenze | 28,7% |
| Mutuo | 27,2% |
| Spese mediche | 25,5% |
La pressione si vede anche nei comportamenti di spesa: il 60,2% rinvia acquisti considerati necessari, il 54,1% riduce le uscite fuori casa e il 52,1% taglia viaggi o vacanze. Le rinunce toccano anche la salute, con il 34,6% che rinvia controlli medici periodici e il 32,1% cure odontoiatriche.
Prezzi percepiti in aumento per otto italiani su dieci
L’82% degli intervistati dichiara di aver registrato un aumento dei prezzi nell’ultimo anno. Per il 38,9%, i rincari hanno superato l’8%; per il 35,7% si sono collocati tra il 3% e l’8%.
Le categorie più colpite sono generi alimentari, indicati dal 93,3% del campione, carburanti al 91,2%, pasti fuori casa all’83,4% e viaggi e vacanze all’82,2%. Seguono trasporti, abbigliamento, cura della persona e spese sanitarie.
Il risultato si lega al rallentamento del recupero salariale. PMI.it ha già analizzato il divario tra salari e potere d’acquisto delle famiglie, con una perdita reale ancora ampia rispetto ai livelli pre-crisi dei prezzi.
Ceto medio più fragile, ricchezza concentrata
Il Rapporto Eurispes collega la fatica quotidiana delle famiglie alla condizione del ceto medio italiano. Secondo i dati richiamati dall’Istituto, il potere d’acquisto del ceto medio è sceso di circa il 7,5% dal 2021, mentre nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%.
La distribuzione della ricchezza mostra un divario molto ampio: il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede il 7,4%. Nel decennio 2014-2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane è diminuita del 5,5%.
La soglia della classe media, secondo la definizione OCSE richiamata da Eurispes, comprende chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese. Il reddito familiare più diffuso in Italia è intorno a 2.500 euro mensili, quindi nella fascia bassa di questa area.
Prestiti e rateizzazioni per le spese quotidiane
La difficoltà di bilancio spinge molte famiglie verso credito e dilazioni. Il 22,1% degli italiani ha chiesto un prestito bancario nell’ultimo anno, soprattutto per acquistare casa, indicata dal 46,3% dei richiedenti, e per pagare debiti accumulati, indicati dal 29,1%.
Il 21,6% ha avuto bisogno di indebitarsi per affrontare cure mediche. Il 20,5% si è rivolto alla banca per saldare prestiti contratti con altre banche o finanziarie, segnale di una pressione crescente sui bilanci familiari.
Le piattaforme digitali di rateizzazione a tasso zero sono usate nel 51,3% dei casi tra chi ricorre a questa modalità. La dilazione consente di sostenere acquisti altrimenti difficili da affrontare in un’unica soluzione, soprattutto nelle famiglie con redditi più esposti all’aumento dei prezzi.
Parenti e amici come sostegno economico
Quando le risorse personali si assottigliano, molti italiani cercano aiuto fuori dai canali istituzionali. Il 29,1% si rivolge alla famiglia d’origine, il 14,6% ad amici, colleghi o altri parenti, mentre il 10,6% chiede prestiti a privati fuori dalla cerchia familiare o bancaria.
Il 23,3% segnala ritardi nel pagamento di bollette e utenze, il 18,8% nelle tasse. In un caso su dieci le difficoltà economiche portano a tornare nella casa della famiglia d’origine o dei suoceri, oppure ad affittare una stanza o un immobile di proprietà.
I numeri del Rapporto Eurispes 2026
| Indicatori | |
|---|---|
| Italiani che arrivano a fine mese con difficoltà | 62,1% |
| Famiglie che usano i risparmi | 33,1% |
| Italiani che prevedono un peggioramento economico | 47,8% |
| Famiglie in difficoltà con l’affitto | 45,6% |
| Italiani che rinviano acquisti necessari | 60,2% |
| Italiani che rinviano controlli medici | 34,6% |
| Quota di ricchezza detenuta dal 10% più ricco | 59,9% |
| Quota di ricchezza detenuta dalla metà più povera | 7,4% |
L’ombra della pensione nella fotografia Eurispes
Il Rapporto collega il restringimento del ceto medio anche alla sostenibilità futura delle pensioni. Natalità in calo, base contributiva più stretta, salari reali deboli, lavoro irregolare ed emigrazione dei giovani qualificati concorrono a ridurre le risorse disponibili nel lungo periodo.
Secondo Eurispes, le generazioni attive oggi si muovono verso una prospettiva previdenziale più severa: uscita dal lavoro più tarda e assegno atteso più basso rispetto all’ultima retribuzione. Il tema della ricchezza familiare diventa quindi centrale: una parte crescente del ceto medio conserva il proprio tenore di vita anche grazie al patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti.