All’assemblea annuale di Confindustria, tenuta il 26 maggio alla Nuvola di Roma con la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente degli industriali Emanuele Orsini ha lanciato un monito preciso: senza scelte strutturali coraggiose, l’Italia rischia di perdere la propria industria manifatturiera, che vale il 15% del PIL e dà occupazione a milioni di lavoratori. «Per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile», ha detto Orsini. La proposta è un piano in cinque leve nazionali e tre priorità europee, con un appello bipartisan a tutte le forze politiche e sociali.
Le cinque leve nazionali per le imprese
Il piano in cinque punti illustrato da Orsini intercetta le principali sfide per il paese.
- Prima leva e più urgente: il costo dell’energia. Orsini ha definito le bollette industriali una minaccia esistenziale per la competitività, ricordando che l’Italia paga tra i prezzi più alti d’Europa per scelte passate — a partire dall’uscita dal nucleare — e per le resistenze locali che tengono bloccate circa 4.000 autorizzazioni per impianti fotovoltaici ed eolici. La proposta è riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato e sbloccare le aree idonee per gli impianti di grande taglia, indipendentemente dal colore politico delle giunte regionali. Sul nucleare, Meloni ha confermato una legge delega entro l’estate.
- La seconda leva punta alla crescita dimensionale delle PMI, giudicate ancora troppo frammentate per competere stabilmente sui mercati globali.
- La terza riguarda i contratti di sviluppo e l’innovazione: Confindustria chiede di estendere l’iperammortamento agli investimenti in software, cloud e intelligenza artificiale almeno fino al 2028, con una programmazione pluriennale che consenta alle imprese di pianificare gli investimenti — apertura arrivata anche da Meloni durante l’assemblea.
- La quarta leva è la semplificazione normativa, con un’attenzione specifica alla riforma del decreto legislativo 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti, indicato come un freno per molte imprese sul fronte della compliance.
- La quinta chiede di riallocare circa 20 miliardi di euro di spesa pubblica verso obiettivi strutturali: un terzo alla crescita industriale, un terzo alla sanità, un terzo all’istruzione.
Tre priorità UE tra mercato unico e debito comune
Parallele alle cinque leve nazionali, Orsini ha articolato tre priorità per il livello comunitario.
- La prima è la costruzione di un vero mercato unico dell’energia: l’Europa dovrebbe agire come unico acquirente delle fonti energetiche per abbassarne i prezzi e procedere a una revisione radicale del sistema ETS, accusato di aver favorito la speculazione finanziaria sulla transizione ambientale a danno dei Paesi con base industriale più pesante.
- La seconda è il completamento dell’unione del risparmio e dei capitali, con sistemi fiscali e regole sugli investimenti più armonizzati, per evitare che i capitali europei migrino verso altri mercati.
- La terza priorità, la più ambiziosa, è l’emissione di debito comune europeo — non per finanziare spesa corrente degli Stati, ha precisato Orsini, ma per investimenti strategici condivisi: infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, estrazione di minerali critici, scienze della vita e difesa. Una proposta che Confindustria lega anche alla necessità di superare le asimmetrie negli aiuti di Stato tra Paesi membri, che penalizzano sistematicamente le economie con minore capacità di spesa pubblica.
Patto con i sindacati per fermare i contratti pirata
Nel discorso trova posto anche una novità sul versante del lavoro. Orsini ha annunciato che Confindustria ha ripreso un dialogo diretto con le confederazioni sindacali e che insieme hanno elaborato una posizione comune: i contratti nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative devono diventare il riferimento normativo e retributivo per tutti i lavoratori, in tutti i settori. Il governo ha recepito questa impostazione.
L’obiettivo è costruire un patto di responsabilità contro i contratti pirata, quei contratti sottoscritti da organizzazioni minori che deprimono i redditi e i diritti dei lavoratori e creano concorrenza sleale nei confronti delle imprese manifatturiere, che garantiscono retribuzioni più elevate e migliore welfare aziendale. Orsini ha indicato la sicurezza sul lavoro come altro terreno di impegno condiviso con i sindacati nel percorso avviato.