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Taglio IRPEF e rottamazione in Manovra 2026: Giorgetti prudente

di Barbara Weisz

15 Settembre 2025 14:43

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La situazione internazionale impone prudenza e in Manovra 2026 il Governo dovrà stabilire precise priorità: taglio IRPEF e Rottamazione 5 in salita.

Il copione è lo stesso riproposto diverse volte dal Governo Meloni: la maggioranza (e anche alcuni esponenti dell’esecutivo) propone misure volte a ridurre le tasse da introdurre in Manovra e il ministro dell’Economia frena gli entusiasmi ponendo l’accento sul nodo risorse.

Nel fine settimana il titolare di Via XX Settembre, Giancarlo Giorgetti, in due diverse uscite pubbliche, ha ricordato come la Rottamazione quinquies e il taglio IRPEF per il ceto medio restino parte del programma di Governo ma ha anche ricordato la complessità della situazione internazionale e i conseguenti impegni economici che potrebbero conseguirne, comportando la necessità di pianificare con prudenza.

Le due misure sono al centro del dibattito politico che si sviluppa intorno alla Legge di Bilancio 2026 e non solo. Sulla rottamazione delle cartelle c’è un disegno di legge depositato in Senato, mentre il taglio IRPEF rappresenta un tassello della Riforma IRPEF avviata nel 2024 con l’accorpamento dei primi due scaglioni; l’Esecutivo aveva intenzione di portarlo avanti già lo scorso anno ma i conti pubblici non l’hanno consentito, con l’ipotesi che si ripropone in vista della prossima Manovra.

Taglio IRPEF al secondo scaglione

Attualmente il secondo scaglione riguarda i redditi fra i 28mila e i 50mila euro, e applica un’aliquota del 35%. L’ipotesi è quella di scendere al 33%, e di allargare il raggio d’azione ai reddito fino a 60mila euro. La Fondazione nazionale dei commercialisti calcola un risparmio fiscale di 627 euro per contribuenti con reddito di 40 mila euro lordi, che scende a 348 euro fino a 50mila euro lordi e 440 euro per chi guadagno fino a 60 mila euro. Allo Stato, la misura costerebbe circa 4 miliardi di euro, ed è il reperimento delle risorse come sempre il principale nodo da sciogliere.

Rottamazione quinquies

I contorni della eventuale rottamazione quinquies sono meno definiti. Il disegno di legge in discussione in commissione al Senato prevede una definizione agevolata più ampia di quelle passate. Sarebbe relativa alle cartelle affidate all’agente della riscossione dal 2000 al 2023, con pagamento integrale della somma originariamente dovuta ma senza interessi né sanzioni, e fin qui lo schema è quello consueto. Ma la novità sarebbe rappresentata dalla possibilità di dilazionarla in 120 rate. Ma in realtà la misura da inserire in manovra potrebbe essere calibrata in modo diverso.

Il contesto internazionale ed il sentiment dei mercati

Il ministro Giorgetti sembra dubitare che si riesca effettivamente a inserire queste due misure in Manovra 2026 ma non esclude a priori che alla fine si riesca a raggiungere il risultato. «Gli impegni internazionali connessi alle spese della difesa e al sostegno all’Ucraina non sono gratis» e rappresentano «un elemento nuovo che noi dobbiamo considerare».

Di contro ci sono anche fattori positivi sull’altro piatto della bilancia, come la nuova fase di fiducia dei mercati nei confronti dell’azienda Italia. Giorgetti esprime ottimismo sul rating di Fitch, atteso per il 16 settembre: «passeremo bene l’esame», dichiara. Attualmente il giudizio dell’agenzia è Bbb con outlook positivo con l’auspicio di una promozione a Bbb+, mossa analoga a quella già operata da Standard & Poor’s nei mesi scorsi.

Verso la Manovra 2026

Se l’instabilità geopolitica rappresenta un fattore frenante, la positività dei mercati è un elemento destinato a impattare positivamente sulla Manovra. «Non c’è bisogno di correggere una rotta che gli arbitri dicono essere quella giusta», chiarisce Giorgetti. Quindi, instabilità permettendo, non sarà una Legge di Bilancio lacrime e sangue. Ma il punto è capire quali saranno le priorità in base alle quali il Governo intende distribuire gli investimenti.

E’ possibile che non passino entrambe le misure (taglio IRPEF e rottamazione) ma solo una delle due. Nè si escludono nuove ipotesi. Sempre in base alle dichiarazioni di Giorgetti, l’esecutivo sta ragionando su possibili estensioni della flat tax «a qualche forma di retribuzione legata ai lavoratori dipendenti», pur chiarendo che non si tratta di un’ipotesi imminente.

Le prossime settimane contribuiranno a chiarire il contesto, con la presentazione del nuovo Documento di Economia e Finanza previsto per il 2 ottobre: conterrà le indicazioni aggiornate sull’andamento dei conti pubblici e sulle risorse a disposizione per la Legge di Bilancio.