Il Patto di Stabilità UE fissa le regole con cui la Commissione europea e il Consiglio dell’UE valutano i conti pubblici degli Stati membri. Con il nuovo Patto di Stabilità il vincolo principale è il percorso della spesa netta concordato con ciascun Governo, accanto alle soglie su deficit e debito.
Per l’Italia le regole si applicano insieme alla procedura per deficit eccessivo ancora aperta e alla deroga per le spese in energia e difesa, su cui la Commissione ha espresso parere positivo. Gli aiuti temporanei contro il caro energia ne sono esclusi, e il Governo chiede a Bruxelles di tenere conto dell’inflazione nella valutazione dei conti.
Sulla linea delle regole comuni si è schierata anche la BCE: a maggio la presidente Christine Lagarde ha richiamato l’Italia al rispetto dei vincoli su deficit e debito.
In sintesi:
- il Regolamento (UE) 2024/1263, in vigore dal 30 aprile 2024, fissa per ogni Stato un percorso della spesa netta con un periodo di aggiustamento di quattro anni, prorogabile fino a sette;
- con il debito sopra il 90% del PIL l’art. 7 del Regolamento chiede una riduzione media di almeno un punto di PIL l’anno;
- la procedura per disavanzo eccessivo sull’Italia è aperta dal 26 luglio 2024, con il 2026 come termine per la correzione;
- secondo il Documento programmatico di finanza pubblica il deficit sale al 3,4% del PIL nel 2027 con la spesa per energia e difesa, e il debito al 138,5%;
- l’8 ottobre 2026 la Commissione europea ha dato parere positivo alla clausola di salvaguardia nazionale chiesta dall’Italia, in attesa della raccomandazione del Consiglio dell’UE.
- Nuovo Patto di Stabilità, le regole su spesa netta e debito
- Deficit, debito e spesa netta: i conti dell’Italia
- Disavanzo eccessivo, procedura e sanzioni per l’Italia
- Deroghe al Patto, le clausole per energia e difesa
- Inflazione e caro energia, le richieste dell’Italia e la linea della BCE
- Patto di Stabilità e Manovra 2027
Nuovo Patto di Stabilità, le regole su spesa netta e debito
Il nuovo Patto di Stabilità è in vigore dal 30 aprile 2024 e misura il rispetto delle regole sulla spesa netta, cioè la spesa pubblica al netto degli interessi, delle misure discrezionali sulle entrate, dei programmi finanziati dall’Unione e delle misure una tantum, come la definisce l’art. 2 del Regolamento (UE) 2024/1263. Ogni Stato concorda con il Consiglio dell’UE quanto può crescere questa spesa anno per anno, mentre le soglie del 3% del PIL per il deficit e del 60% per il debito, fissate dall’art. 126 del Trattato sul funzionamento dell’UE, sono il riferimento della procedura per disavanzo eccessivo.
Il percorso è scritto nel Piano strutturale di bilancio di medio termine, con un periodo di aggiustamento di quattro anni prorogabile fino a sette se lo Stato si impegna in riforme e investimenti, ai sensi dell’art. 14. Con il debito sopra il 90% del PIL l’art. 7 chiede una riduzione media di almeno un punto l’anno, e l’art. 8 impone di proseguire l’aggiustamento fino a un deficit strutturale con un margine dell’1,5% del PIL sotto la soglia del 3%.
Gli scostamenti si registrano in un conto di controllo tenuto dalla Commissione, che annota ogni anno la spesa netta superiore o inferiore al percorso, come prevede l’art. 22 del Regolamento (UE) 2024/1263.
Deficit, debito e spesa netta: i conti dell’Italia
L’Italia ha un percorso di aggiustamento di sette anni, fino al 2031: il Piano strutturale di bilancio 2025-2029, approvato dal Consiglio dell’UE a gennaio 2025, prevede una crescita media della spesa netta dell’1,5% l’anno fino al 2031. Il confronto tra le regole e i conti italiani:
| Regola del Patto | Situazione dell’Italia |
|---|---|
| Deficit sotto il 3% del PIL (art. 126 TFUE) | 3,1% nel 2025 secondo l’ISTAT; 2,9% previsto nel 2026; 3,4% nel 2027 con la spesa per energia e difesa e 2,8% senza, secondo il DPFP. |
| Debito in calo di almeno un punto di PIL l’anno sopra il 90% (art. 7 Reg. UE 2024/1263) | 138,1% a fine 2026 e 138,5% nel 2027, poi 137,9% nel 2028 e 136,6% nel 2029, secondo il DPFP. |
| Spesa netta entro il percorso fissato dal Consiglio dell’UE (art. 22 Reg. UE 2024/1263) | crescita massima dell’1,3% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026, fissata dal Consiglio il 21 gennaio 2025; 1,9% nel 2027 secondo il Piano strutturale di bilancio. |
| Periodo di aggiustamento di quattro anni, prorogabile fino a sette (art. 2 e art. 14 Reg. UE 2024/1263) | sette anni, dal 2025 al 2031. |
Le stime sui conti pubblici sono quelle del Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, che aggiorna il Documento di finanza pubblica di aprile.
Disavanzo eccessivo, procedura e sanzioni per l’Italia
Quando il deficit supera il 3% del PIL, il Consiglio dell’UE può stabilire, su proposta della Commissione, che esiste un disavanzo eccessivo e raccomandare un percorso di correzione con un termine; lo Stato deve adottare le misure entro sei mesi. Se non dà seguito alla raccomandazione, per i Paesi dell’euro è prevista un’ammenda fino allo 0,05% del PIL dell’anno precedente, da versare ogni sei mesi fino alla correzione.
Per l’Italia la procedura per disavanzo eccessivo è stata aperta il 26 luglio 2024 sul deficit 2023 al 7,4% del PIL, e la raccomandazione del 21 gennaio 2025 fissa il 2026 come termine per la correzione. Il deficit 2025 al 3,1% ha impedito la chiusura anticipata: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato il 2027 come anno dell’uscita, che dipende anche dal calcolo del deficit al netto delle spese per energia e difesa e dalle valutazioni europee.
Deroghe al Patto, le clausole per energia e difesa
Il Regolamento prevede due deroghe al percorso della spesa netta: la clausola di salvaguardia generale dell’art. 25, attivabile per tutti gli Stati in caso di grave congiuntura negativa nell’Unione o nell’area euro, e le clausole nazionali dell’art. 26, chieste dal singolo Stato per circostanze eccezionali fuori dal suo controllo. Per quelle nazionali il Consiglio dell’UE decide entro quattro settimane dalla raccomandazione della Commissione, ogni proroga dura al massimo un anno e, finché la deroga è attiva, il conto di controllo non registra deviazioni.
La clausola nazionale vale per la difesa fino all’1,5% del PIL, e il 3 giugno 2026 la Commissione l’ha estesa alla sicurezza energetica, fino allo 0,3% del PIL l’anno e allo 0,6% nel 2026-2028. L’Italia ha chiesto di attivarla per entrambe le voci: sulla clausola di salvaguardia nazionale la Commissione ha espresso parere positivo l’8 ottobre, per circa 29 miliardi nel 2027-2028 secondo il DPFP. La spesa ammessa si somma comunque al deficit e copre solo investimenti strutturali.
Inflazione e caro energia, le richieste dell’Italia e la linea della BCE
Il Governo chiede margini anche per gli aiuti temporanei contro il caro energia, che la clausola non ammette. Il 1° ottobre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere di considerare l’inflazione, superiore alle previsioni, nella valutazione della spesa netta, e Giorgetti ha portato la richiesta all’Eurogruppo dell’8 ottobre; la Commissione ha risposto che agli Stati è già stata concessa maggiore flessibilità.
Sulla stessa linea si è espressa la BCE. A maggio la presidente Christine Lagarde, ospite di Che Tempo Che Fa, ha richiamato le regole su deficit, debito e bilanci pubblici, sostenendo che la loro applicazione rafforza la credibilità dell’Europa sui mercati, dopo una prima lettera di Meloni che chiedeva di estendere la clausola agli interventi per l’energia nel quadro del piano UE contro il caro energia.
Patto di Stabilità e Manovra 2027
Il percorso della spesa netta è il vincolo della Manovra 2027: secondo le tavole del DPFP non ci sono margini di deficit nel 2027 oltre la spesa per energia e difesa, e il taglio IRPEF e le altre misure richiedono coperture con tagli di spesa o nuove entrate. Bruxelles valuta la manovra sul Documento programmatico di bilancio, che il Consiglio dei ministri approva e trasmette alla Commissione entro il 15 ottobre e su cui la Commissione dà il proprio parere entro il 30 novembre, secondo il calendario della legge di bilancio.