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Manovra 2027: misure su IRPEF, pensioni e Forfettari, Giorgetti chiede prudenza

di Teresa Barone

Pubblicato 10 Settembre 2026
Aggiornato 3 Ottobre 2026 10:41

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IRPEF al 33% fino a 60mila euro, forfettari a 100mila e pensione a 64 anni: le proposte da finanziare con i nuovi conti pubblici e le regole già in vigore

Il Governo ha fissato la cornice della Manovra 2027 con il DFPB (Documento Programmatico di Finanza Pubblica): le risorse aggiuntive del deficit sono destinate a energia e difesa, e il ministro dell’Economia ha chiesto un approccio più prudente sulle priorità fiscali già indicate dal Ministero e sulle numerose proposte dei partiti, soprattutto di maggioranza.

Il confronto riguarda l’estensione dell’aliquota IRPEF più bassa ai redditi medi, la proroga della detassazione degli aumenti contrattuali, l’innalzamento della soglia dei Forfettari, la possibile cedolare secca sugli affitti commerciali e l’uscita dal lavoro a 64 anni, mentre diverse regole applicabili dal 2027 sono già scritte nella legislazione vigente.

In sintesi:

  • l’IRPEF al 33%, oggi applicata tra 28mila e 50mila euro di reddito, arriverebbe fino a 60mila euro, con un risparmio massimo di 1.000 euro l’anno;
  • la detassazione degli aumenti da rinnovo contrattuale al 5%, che l’art. 1, comma 7, della L. n. 199/2025 riconosce sui soli incrementi corrisposti nel 2026 ai redditi fino a 33mila euro, sarebbe prorogata al 2027;
  • la soglia dei Forfettari salirebbe da 85mila a 100mila euro di ricavi o compensi, oltre il tetto IVA di 85mila euro fissato dall’art. 284 della Direttiva 2006/112/CE;
  • la pensione a 64 anni, che l’art. 24, comma 11, del DL n. 201/2011 riserva a chi non ha contributi anteriori al 1996, sarebbe estesa al sistema misto con ricalcolo interamente contributivo dell’assegno;
  • lo scostamento fino a circa 29 miliardi chiesto con il Documento programmatico di finanza pubblica finanzia energia e difesa nel 2027 e nel 2028, e le misure fiscali della manovra devono trovare copertura nei conti ordinari.

Manovra 2027, si parte dai conti pubblici

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tracciato l’8 settembre, all’evento della Lega a Roma, le coordinate della Manovra 2027, con la premessa che le risorse disponibili sarebbero state determinate solo dopo l’aggiornamento del quadro di finanza pubblica.

Il Documento di Finanza Pubblica 2026 prevede per quest’anno un deficit al 2,9% del PIL, livello che secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio crea le condizioni per l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nel 2027. L’UPB segnala nello stesso tempo vincoli sulla crescita della spesa netta e un rapporto debito/PIL atteso al 138,6% nel 2026.

Al Forum TEHA di Cernobbio del 6 settembre il ministro dell’Economia ha indicato una crescita del PIL già acquisita dello 0,8% per il 2026, contro lo 0,6% stimato nel Documento di Finanza Pubblica, con la possibilità di avvicinarsi all’1% se gli indicatori saranno confermati. Una crescita superiore alle stime riduce, a parità di saldi, il rapporto tra deficit e PIL e amplia i margini per finanziare le nuove misure.

La data chiave era quella del 22 settembre: nell’aggiornamento dei conti economici nazionali l’ISTAT ha confermato per il 2025 un indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del PIL, lo stesso valore del consuntivo diffuso il 2 marzo 2026, e ha rivisto la crescita del PIL allo 0,6% dallo 0,5%. Con il deficit sopra il 3% l’Italia non esce dalla procedura europea per disavanzo eccessivo sulla base dei conti 2025, e le risorse per le nuove misure dipendono dalle scelte che il Governo fissa nel Documento programmatico di finanza pubblica.

Il quadro è stato fissato il 2 ottobre dal Consiglio dei ministri, che ha approvato il documento con la crescita programmatica del PIL 2026 portata all’1% e la relazione per uno scostamento fino a circa 29 miliardi nel 2027 e nel 2028, diviso in parti uguali tra energia e difesa. Con questa spesa supplementare il deficit sale al 3,4% del PIL nel 2027 e al 3,2% nel 2028, e il voto delle Camere sullo scostamento, a maggioranza assoluta il 13 ottobre, apre il calendario della legge di bilancio.

Le risorse dello scostamento sono destinate alle spese per energia e difesa: taglio IRPEF, detassazioni e bonus devono essere finanziati nei conti ordinari, e Giorgetti ha avvertito che sulle misure annunciate «l’approccio deve essere un attimino più prudente».

Per i conti pubblici in vista della Manovra 2027, l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva riconosciuto una maggiore solidità dei saldi rispetto agli anni precedenti, segnalando i vincoli UE che rendono necessario selezionare le misure e individuare le relative coperture.

IRPEF al 33% fino a 60mila euro

L’ipotesi fiscale più definita nella riforma IRPEF 2027 è l’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60mila euro, rilanciata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Dal 2026 il secondo scaglione applica già il 33% alla quota di reddito compresa tra 28mila e 50mila euro; la modifica sposterebbe nella stessa fascia anche i successivi 10mila euro, oggi soggetti all’aliquota del 43%.

Accanto all’intervento sul secondo scaglione, in Parlamento è stata avanzata anche l’ipotesi di ridurre dal 23% al 22% la prima aliquota IRPEF. Si tratta di una proposta diversa da quella indicata dal Governo e ancora da tradurre in una disposizione della Legge di Bilancio.

Il risparmio teorico aggiuntivo aumenterebbe di 100 euro per ogni 1.000 euro di imponibile compreso tra 50mila e 60mila euro, raggiungendo 1.000 euro annui dai 60mila euro in su. Il calcolo considera esclusivamente la differenza tra le due aliquote e dovrà essere coordinato con eventuali correttivi su detrazioni e redditi elevati previsti dal testo definitivo.

Reddito imponibile Risparmio IRPEF teorico
50.000 euro 0 euro
52.000 euro 200 euro
55.000 euro 500 euro
58.000 euro 800 euro
60.000 euro o più 1.000 euro

Il calcolo IRPEF applica gli scaglioni vigenti al reddito imponibile e permette di valutare la propria imposta prima dell’eventuale estensione della fascia al 33%.

Aumenti da CCNL al 5% anche nel 2027

Il Governo intende prorogare al 2027 la tassazione al 5% degli aumenti da rinnovo contrattuale, come annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Congresso UIL del 2 luglio. L’articolo 1, comma 7, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 riconosce oggi l’imposta sostitutiva sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 in attuazione di rinnovi sottoscritti dal 2024 al 2026 ai dipendenti privati che rispettano il limite reddituale previsto.

La proroga richiede quindi una nuova disposizione per il 2027. Il beneficio sugli aumenti contrattuali va distinto dalla disciplina dei premi di produttività: l’articolo 1, comma 9, della stessa Legge n. 199/2025 ha già ridotto all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di risultato per il 2026 e il 2027, elevando a 5mila euro il relativo limite agevolabile.

Flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani

La flat tax sugli aumenti di stipendio dei giovani è un’ipotesi del ministro dell’Economia, per ora priva di aliquota, platea e tetto definiti: una tassazione agevolata sugli incrementi retributivi riconosciuti ai lavoratori più giovani, subordinata alla disponibilità delle imprese ad alzare le buste paga. Giorgetti l’ha descritta l’8 settembre come «una proposta di vantaggio fiscale», «una sorta di flat tax» che «si sposi con la disponibilità delle imprese».

L’idea riprende l’intervento del 6 settembre a Cernobbio, dove il ministro ha chiesto agli imprenditori di considerare i salari come «una delle prime forme di investimento», con il Governo impegnato a fare la propria parte attraverso incentivi fiscali e contributivi.

Lo schema ricalca la detassazione degli aumenti contrattuali con due differenze: il beneficio sarebbe mirato per età e subordinato alla scelta dell’impresa di riconoscere retribuzioni più alte, mentre l’agevolazione vigente scatta in automatico con il rinnovo del contratto collettivo. La differenza riguarda soprattutto i giovani sopra la soglia di reddito.

Ad esempio, un dipendente under 30 con reddito da lavoro dipendente 2025 oltre 33mila euro paga oggi sugli aumenti l’IRPEF all’aliquota marginale del 33% o del 43%, più le addizionali, perché supera il limite dell’imposta sostitutiva del 5%. È la fascia che un’agevolazione legata all’età, se priva dello stesso tetto reddituale, porterebbe per la prima volta nella detassazione.

Aliquota, limite di età, tetto dell’aumento agevolabile e requisiti per le imprese dovranno comparire nel disegno di legge di Bilancio 2027. Fino ad allora sugli incrementi retributivi dei giovani si applicano le regole ordinarie o, se ricorrono i requisiti, l’imposta sostitutiva del 5% sui rinnovi contrattuali.

Forfettari a 100mila euro, il vincolo della direttiva IVA

L’innalzamento della soglia del regime forfettario 2027 da 85mila a 100mila euro di ricavi o compensi è una proposta della Lega su cui il ministro dell’Economia ha aperto, indicando la condizione: un negoziato con l’Unione europea. Giorgetti ha definito il limite europeo «piuttosto astruso» e, a suo giudizio, «ingiustificato».

Sul 2027 incide però anche una modifica già prevista dalla legislazione vigente: il limite dei redditi da lavoro dipendente e assimilati compatibile con il regime torna da 35mila a 30mila euro, salvo una nuova proroga. L’articolo 1, comma 27, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha infatti mantenuto la soglia più alta soltanto per il 2026.

Il vincolo nasce dal legame tra flat tax ed esonero IVA. L’art. 284 della Direttiva 2006/112/CE, come modificato dalla Direttiva (UE) 2020/285 e recepito con il D.Lgs. n. 180/2024, consente agli Stati membri di esentare dall’IVA le piccole imprese fino a un volume d’affari annuo di 85mila euro, lo stesso valore fissato dall’art. 1, comma 54, della L. n. 190/2014. Fino al 2024 l’Italia aveva ottenuto deroghe specifiche dal Consiglio UE, l’ultima con la decisione di esecuzione (UE) 2023/664 del 21 marzo 2023. Un’estensione integrale del regime a 100mila euro, esonero IVA compreso, richiede quindi un intervento sulla disciplina europea.

Le regole vigenti prevedono due soglie. Chi incassa tra 85.001 e 100mila euro esce dal forfettario dall’anno successivo, mentre chi supera i 100mila euro esce nello stesso anno e applica l’IVA dalle operazioni che determinano lo sforamento, ai sensi dell’art. 1, comma 71, della L. n. 190/2014 e secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 32/E del 5 dicembre 2023. La proposta interesserebbe quindi la fascia tra 85mila e 100mila euro, che con la nuova soglia conserverebbe il regime anche negli anni successivi.

Quanto vale il forfettario tra 85mila e 100mila euro

Per fare un esempio, per un professionista con 95mila euro di compensi, la permanenza nel forfettario vale circa 7.600 euro l’anno di imposte in meno rispetto al regime ordinario, a parità di reddito imponibile. L’esempio riguarda un’attività professionale con coefficiente di redditività del 78%, avviata da oltre cinque anni e quindi soggetta all’imposta sostitutiva del 15%.

Voce Importo
Compensi incassati 95.000 euro
Reddito con coefficiente di redditività del 78% 74.100 euro
Contributi previdenziali dedotti (ipotesi) 19.100 euro
Reddito imponibile 55.000 euro
Imposta sostitutiva al 15% nel forfettario 8.250 euro
IRPEF ordinaria con aliquote del 23%, 33% e 43% 15.850 euro
Differenza annua a favore del forfettario 7.600 euro

Il confronto assume costi effettivi pari al 22% dei compensi, cioè alla quota che il forfettario riconosce in modo automatico, così da ottenere lo stesso imponibile nei due regimi; con costi reali più bassi la differenza aumenta. Oltre i 50mila euro di reddito la detrazione per lavoro autonomo prevista dall’art. 13, comma 5, del TUIR si azzera, mentre nel regime ordinario si aggiungono le addizionali regionali e comunali, assorbite invece dall’imposta sostitutiva. Fuori dal calcolo figura anche l’IVA, che nel regime ordinario il professionista addebita al 22% sulle fatture, con un aggravio diretto per i clienti privati che non possono detrarla.

Le proposte sul forfettario e sull’IRPEF interagiscono. Se passasse anche l’IRPEF al 33% fino a 60mila euro, l’imposta ordinaria sullo stesso imponibile scenderebbe a 15.350 euro e il vantaggio del forfettario si ridurrebbe a 7.100 euro. Il calcolo dell’imposta nel regime forfettario applica coefficiente di redditività, contributi e aliquota al proprio fatturato entro la soglia vigente e restituisce l’imposta sostitutiva dovuta, da confrontare con il prelievo ordinario.

Cedolare secca al 21% per negozi e affitti commerciali

La cedolare secca per negozi e affitti commerciali al 21% è tornata nel confronto sulla Manovra 2027, ma oggi non si applica ai nuovi contratti. L’ultima disciplina specifica, prevista dall’articolo 1, comma 59, della Legge 30 dicembre 2018, n. 145, riguardava i contratti stipulati nel 2019 per immobili della categoria catastale C/1 fino a 600 metri quadrati.

Per i contratti commerciali stipulati dal 2020 in poi si applica quindi il regime ordinario. Il Disegno di legge Senato n. 1828, presentato il 4 marzo 2026, propone una cedolare secca strutturale al 21% per gli immobili a uso non abitativo, con possibilità di opzione anche per contratti già in corso. La Legge di Bilancio 2027 potrebbe diventare il veicolo della misura, che richiede però una nuova disposizione per definire immobili ammessi, contribuenti interessati e decorrenza.

Pensione a 64 anni e requisiti 2027 già fissati

La pensione a 64 anni per i lavoratori del sistema misto è una proposta della Lega ancora priva di un testo normativo, mentre i requisiti pensionistici del 2027 sono già fissati e prevedono un incremento di un mese, con l’aumento complessivo di tre mesi raggiunto nel 2028. La Circolare INPS n. 28/2026 del 16 marzo 2026 porta dal 1° gennaio 2027 la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese e l’anticipata ordinaria a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.

La Lega chiede di intervenire sull’adeguamento e rilancia formule di maggiore flessibilità in uscita, con ipotesi legate al pensionamento a 64 anni e a una nuova Quota 41. L’8 settembre Giorgetti ha riconosciuto che l’uscita a 64 anni punta a «correggere una distorsione» tra chi ha iniziato a lavorare prima e dopo il 1996, avvertendo però che il sistema deve «garantire sostenibilità nel lungo termine».

La distorsione riguarda la pensione anticipata contributiva. L’art. 24, comma 11, del DL n. 201/2011 consente l’uscita a 64 anni, con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un assegno minimo, solo a chi non ha contributi anteriori al 1996; dal 2027 i requisiti salgono a 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contributi. L’ipotesi di uscita a 64 anni nel sistema misto allo studio prevede il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, con una riduzione del 10,6% nei profili simulati dalla CGIL.

Queste soluzioni appartengono al confronto politico e richiedono una norma per produrre effetti sui lavoratori. I requisiti pensione 2027 e 2028 già approvati costituiscono quindi la base da utilizzare per programmare oggi l’uscita.

La Lega propone il 5% sugli utili delle grandi banche

La richiesta di un contributo a carico delle banche arriva dalla Lega e non corrisponde, allo stato attuale, a una misura definita dal Governo. Matteo Salvini ha proposto un prelievo annuo pari al 5% degli utili delle dieci maggiori banche italiane per tre anni, destinando le risorse a interventi previdenziali e sociali.

Il ministro dell’Economia non ha preso posizione sulla proposta, contestata da Forza Italia, e ha osservato che una maggiore concorrenza tra gli istituti, dalle condizioni di credito alle imprese ai tempi di trasferimento dei conti correnti, ridurrebbe in modo automatico alcuni extraprofitti.

Per trasformare l’ipotesi in una voce della Legge di Bilancio 2027 occorrerebbe definire base di calcolo, soggetti interessati, durata e destinazione del gettito. La proposta dovrà inoltre essere valutata insieme alle altre richieste della maggioranza e alle coperture disponibili.

Forza Italia punta su IRPEF, tredicesime e bollo auto

Forza Italia concentra le proprie richieste su una nuova riduzione delle imposte sul ceto medio. Antonio Tajani ha sostenuto l’estensione dello scaglione IRPEF al 33% fino a 60mila euro e ha proposto la detassazione della tredicesima, insieme a interventi sul bollo auto e sulle spese sanitarie.

Sul bollo auto il Governo è già intervenuto fuori dalla manovra: l’art. 2 del DL n. 162/2026 prevede l’esenzione dal bollo auto nel 2027 per un’auto fino a 80 kW o una moto per ogni persona fisica, finanziata in parte con risparmi del PNRR.

Si tratta di proposte da tradurre in norme e coperture. La loro eventuale inclusione nella Manovra dipenderà dal confronto nella maggioranza e dalla selezione delle priorità che precederà la predisposizione del disegno di legge di Bilancio.

Misure già previste e proposte da finanziare

La Manovra 2027 parte da una situazione eterogenea: alcune modifiche scatteranno automaticamente in base alle leggi già approvate, altre sono state annunciate dal Governo e altre ancora appartengono alle richieste dei partiti. La distinzione consente di separare gli effetti già programmabili dalle ipotesi subordinate alla prossima Legge di Bilancio.

Misura Stato
IRPEF al 33% fino a 60mila euro Obiettivo indicato dal Governo e sostenuto nella maggioranza; richiede una nuova norma e le relative coperture.
Detassazione al 5% degli aumenti CCNL Proroga al 2027 annunciata dalla presidente del Consiglio; la disciplina vigente riguarda gli aumenti corrisposti nel 2026.
Flat tax sugli aumenti ai giovani Ipotesi indicata dal ministro dell’Economia; aliquota, platea e impegni richiesti alle imprese sono da definire in una nuova norma.
Forfettari fino a 100mila euro Proposta della Lega con l’apertura del ministro dell’Economia; l’estensione integrale richiede il superamento del limite IVA di 85mila euro fissato a livello europeo. Dal 2027 il limite dei redditi da lavoro dipendente compatibile torna intanto a 30mila euro, salvo proroga.
Cedolare secca al 21% sugli affitti commerciali Ipotesi allo studio per la Manovra 2027 e oggetto del Disegno di legge Senato n. 1828; per i nuovi contratti commerciali oggi è applicabile il regime ordinario.
Aumento dei requisiti pensionistici Già previsto per il 2027, con incremento di un mese secondo la Circolare INPS n. 28/2026.
Uscita a 64 anni e Quota 41 Ipotesi del confronto politico; il ministro dell’Economia ne subordina l’adozione alla sostenibilità di lungo periodo, con requisiti e platea da definire.
Contributo del 5% sugli utili bancari Proposta della Lega, contestata da Forza Italia, da sottoporre al confronto di maggioranza e da tradurre in una norma.
Esenzione dal bollo auto Già prevista per il 2027 dall’art. 2 del DL n. 162/2026, per un’auto fino a 80 kW o una moto per persona fisica.
Bonus Ristrutturazioni al 36% o al 30% Aliquote già previste per le spese sostenute nel 2027 dalla legislazione vigente.
Bonus Mobili al 50% La disciplina attuale copre le spese fino al 31 dicembre 2026; per il 2027 servirebbe una proroga.
Esonero contributivo per le madri lavoratrici Avvio già rinviato al 2027 dalla Legge n. 199/2025, con disciplina applicativa da completare.

Bonus casa 2027 con aliquote più basse

Per il Bonus Ristrutturazioni 2027 la riduzione delle detrazioni è già prevista dalla normativa. L’articolo 1, comma 22, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 stabilisce per le spese sostenute nel 2027 una detrazione del 30%, elevata al 36% per gli interventi sull’unità immobiliare adibita ad abitazione principale dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento.

Il limite massimo di spesa agevolabile è di 96mila euro per unità immobiliare. Su 20mila euro di lavori nell’abitazione principale, il beneficio teorico scende quindi da 10mila euro con il 50% applicabile nel 2026 a 7.200 euro con il 36% previsto nel 2027, con una differenza complessiva di 2.800 euro da considerare nell’arco delle quote annuali di detrazione.

Per gli interventi di efficienza energetica sull’abitazione principale il Governo valuta l’Ecobonus al 65% sulla prima casa, portato nel confronto con la Commissione europea sulle misure per l’energia: fino a una nuova norma, nel 2027 si applicano le aliquote già fissate dalla legge.

Bonus Mobili senza proroga per gli acquisti del 2027

Il Bonus Mobili ed Elettrodomestici è attualmente riconosciuto per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2026. La disciplina dell’Agenzia delle Entrate prevede una detrazione IRPEF del 50% entro un tetto di spesa di 5mila euro, collegata agli interventi di recupero edilizio che rispettano i requisiti richiesti.

Per gli acquisti effettuati nel 2027 non è prevista oggi un’analoga agevolazione. Una eventuale conferma dovrà quindi essere inserita nella nuova Legge di Bilancio, mentre in assenza di interventi la detrazione termina con le spese sostenute nel 2026.

Bonus mamme 2027 verso il nuovo esonero contributivo

Per le mamme lavoratrici dal 2027 è già programmato l’avvio del nuovo esonero contributivo strutturale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025. L’articolo 1, commi 206 e 207, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha modificato l’articolo 1, comma 219, della Legge n. 207/2024, spostando l’applicazione dell’esonero dal 2026 al 2027.

Nel 2026 opera intanto il contributo mensile da 60 euro previsto per le lavoratrici che rispettano i requisiti di figli e reddito. Il nuovo regime del 2027 dovrà essere completato dai provvedimenti necessari a definirne l’applicazione, per cui importo effettivo e modalità di fruizione non possono ancora essere assimilati al contributo in vigore quest’anno.

Le imprese chiedono un Buono Digitale triennale

Tra le richieste rivolte al Governo figura anche il Buono Digitale per MPMI e professionisti, proposto da associazioni imprenditoriali e professionali nell’ambito del Manifesto per l’Italia Digitale. Il progetto prevede un incentivo triennale destinato agli investimenti in software, cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza e formazione.

La proposta stima una platea di circa 578mila beneficiari nel triennio e un fabbisogno pubblico di 3,951 miliardi di euro. Il Buono Digitale non è una misura governativa già approvata: per essere utilizzabile dovrà essere recepito dalla Legge di Bilancio o da un altro provvedimento con le necessarie risorse.