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ZES Unica modello nazionale: le anticipazioni di Meloni in Parlamento

di Barbara Weisz

13 Aprile 2026 08:56

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Le semplificazioni della ZES Unica del Mezzogiorno potrebbero essere estese a tutto il territorio nazionale. Cosa cambierebbe per le imprese.

La ZES Unica ha funzionato e il Governo intende studiare come estenderne il modello all’intero territorio nazionale. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’informativa sull’azione di Governo in Parlamento, citando alcuni risultati come prova dell’efficacia dello strumento: PIL e occupazione del Mezzogiorno sopra la media nazionale, raggiungendo il dato più alto dall’inizio delle serie storiche ISTAT.

La linea del Governo sulla ZES Unica

«Stiamo studiando le modalità tecniche per riprendere alcuni dei meccanismi, in particolare quelli di semplificazione propri della ZES Unica che si sono rivelati più efficaci, e applicarli a tutto il territorio nazionale», ha dichiarato Meloni.

La ZES Unica è infatti una Zona Economica Speciale nella quale la legislazione rende più semplici le attività economiche e imprenditoriali: comprende il credito d’imposta sull’acquisto di beni strumentali, uno sportello unico digitale, semplificazioni procedurali e incentivi all’occupazione. Un modello che organizza il territorio per renderlo fertile per la creazione e lo sviluppo di attività produttive.

La logica di creare aree con procedure semplificate e fast-track autorizzativi trova riscontro anche a livello europeo: il Net Zero Industry Act (Reg. UE 2024/1735, in vigore dal 29 giugno 2024) prevede l’istituzione di “Zone di accelerazione a zero emissioni nette” negli Stati membri, con iter autorizzativi accelerati per i progetti industriali nelle tecnologie pulite.

La ZES Unica è stata recentemente rafforzata con l’estensione a Marche e Umbria a fine 2025 e comprende oggi Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria. Per le imprese già operative nell’area, il credito d’imposta aggiuntivo del 14,6% è utilizzabile in compensazione tramite F24 entro il 31 dicembre 2026; le domande per gli incentivi sulle assunzioni ZES 2026 attendono ancora i decreti attuativi.

Cosa significherebbe l’estensione per le imprese

Al momento l’annuncio è esplorativo — Meloni ha usato le parole «stiamo studiando» — e non ci sono ancora provvedimenti definiti. Va anche chiarito un nodo tecnico rilevante: le semplificazioni urbanistiche e procedurali che la ZES garantisce oggi alle regioni meridionali, applicate su scala nazionale, richiederebbero una revisione normativa significativa e una valutazione della compatibilità con la disciplina UE sugli aiuti di Stato, che consente agevolazioni fiscali più intense nelle aree svantaggiate proprio in ragione del loro divario strutturale rispetto alla media europea.

Se l’estensione si concretizzasse nelle sole componenti di semplificazione procedurale — sportello unico digitale, riduzione dei tempi autorizzativi, iter edilizio accelerato per gli insediamenti produttivi — potrebbe rappresentare un vantaggio concreto per le PMI del Centro-Nord oggi penalizzate da lungaggini burocratiche, senza necessariamente replicare i benefici fiscali riservati al Mezzogiorno.

Meloni in Parlamento sull’azione di Governo

L’annuncio sulla ZES è arrivato in un contesto politicamente delicato: l’informativa del 9 aprile 2026 seguiva la sconfitta del referendum sulla riforma della giustizia del 22-23 marzo. Meloni ha ribadito che il Governo proseguirà fino alla fine della legislatura e ha illustrato le priorità dell’esecutivo, tra cui la posizione italiana sulla richiesta all’Europa di sospendere l’ETS — il meccanismo di tassazione sulle emissioni di carbonio — che penalizza le imprese in un momento di caro energia, dopo che Bruxelles ha già risposto con un’apertura alla revisione accelerata ma non alla sospensione.

I buoni risultati del Mezzogiorno sono attribuibili a un insieme di fattori che vanno oltre la sola ZES: investimenti PNRR e politiche di Coesione hanno avuto un peso rilevante. La volontà del Governo di rafforzare le iniziative per la crescita è confermata anche dal sottosegretario con delega al Sud, Luigi Sbarra: «le politiche pensate e definite per il Mezzogiorno possono diventare un modello per l’intero Paese, contribuendo a ridurre la burocrazia e a rendere più semplice investire».