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Pensione anticipata contributiva: quel che c’è da sapere

di Redazione PMI.it

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Come funziona la pensione anticipata contributiva, chi può accedervi, quali vincoli prevede, quali penalizzazioni e i criteri per capire se conviene.

In Italia, il dibattito sulla Riforma delle pensioni è concentrato sulle opzioni per accedere alla pensione anticipata, con formule sostenibili per il sistema previdenziale, anche a costo di prevedere una penalizzazione economica sull’importo dell’assegno pensionistico, ad esempio calcolando il trattamento con il solo metodo contributivo. In attesa di sapere se e quali saranno le possibili nuove strade per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro nel 2022, analizziamo un’opzione già oggi in vigore: la pensione anticipata contributiva a 64 anni, per i lavoratori il cui accredito contributivo sia interamente successivo al 31.12.1995.

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Pensione anticipata contributiva

Questa opzione, che si aggiunge alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata, per i soli lavoratori iscritti al sistema pensionistico a partire dal 1° gennaio 1996 prevede il calcolo dell’assegno interamente con il metodo contributivo. Scegliendo questa strada, i lavoratori in possesso dei requisiti richiesti possono andare in pensione a 64 anni di età più l’eventuale adeguamento alle aspettative di vita, con un requisito contributivo effettivo di almeno 20 anni. Ma attenzione, per i contributivi puri c’è un ulteriore vincolo: bisogna aver maturato un assegno pensionistico pari almeno a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, come annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. Per il 2021 l’importo mensile dell’assegno sociale è di 460 euro circa, quindi per accedere alla pensione anticipata contributiva bisogna aver maturato un assegno previdenziale pari o superiore a 1.288 euro.

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Ai fini del computo del requisito contributivo, è utile solo la contribuzione effettivamente versata (obbligatoria, volontaria, da riscatto) con esclusione di quella accreditata figurativamente a qualsiasi titolo ed è necessario che tutti i contributi siano stati versati nel sistema contributivo puro (quindi, a partire dal primo gennaio 1996). Questo avviene in due casi:

  • quando tutti i contributi sono stati versati a partire dal 1996 e non si è versato alcun contributo prima di tale data;
  • quando è possibile optare per il computo nella Gestione Separata, avendo contribuzione versata in quest’ultima.

Il computo in Gestione Separata a sua volta richiede i seguenti requisiti:

  • avere contributi versati prima del 1996;
  • avere meno di 18 anni di contributi versati prima del 1996;
  • avere almeno 5 anni di contributi versati a partire dal 1996;
  • avere almeno 15 anni di contributi totali.

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Pensione anticipata contributiva: conviene?

Per chi ha iniziato a versare contributi a partire dal 1996 la pensione anticipata contributiva è sicuramente un’opzione molto valida. Per chi, pur avendo contributi versati prima del 1996, opta per il calcolo interamente contributivo, invece che per quello misto, è importante valutare bene costi e benefici di uscire con qualche anno di anticipo dal mondo del lavoro. Il metodo contributivo puro, infatti, rispetto al sistema di calcolo misto, comporta delle penalizzazioni in termini di ammontare totale dell’assegno previdenziale.

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Utile per questo scopo fare una simulazione della pensione spettante, per determinare quanto il calcolo interamente contributivo penalizzerebbe la propria pensione, anche valutando quanto manca al compimento dei 67 anni, età che consente di accedere alla pensione di vecchiaia senza penalizzazioni. Per sapere quando potrai andare in pensione puoi provare il tool gratuito che PMI.it ti mette a disposizione per calcolare direttamente online il giorno di decorrenza della pensione.

Ultimo aspetto da sottolineare è che, come la pensione anticipata contributiva, anche la pensione di vecchiaia prevede 20 anni di contribuzione minima versata e, per i cosiddetti contributivi puri, ovvero coloro che non hanno versamenti antecedenti il 1996, una soglia minima di pensione pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.