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Buono Digitale in Manovra 2027, proposta di incentivo triennale per MPMI e professionisti

di Teresa Barone

17 Luglio 2026 12:00

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Manifesto per l’Italia Digitale: proposto in Manovra un Buono Digitale per incentivare software, AI, cybersecurity e formazione di MPMI, studi professionali e Terzo settore

Introdurre nella Legge di Bilancio 2027 uno strumento con validità triennale volto a contrastare il ritardo tecnologico del sistema produttivo italiano: questo l’obiettivo della proposta avanzata da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, che hanno presentato alla Camera dei Deputati il “Manifesto per l’Italia Digitale”.

Il divario si manifesta soprattutto nelle realtà più piccole: il 94,7% delle imprese italiane ha meno di dieci addetti, eppure solo il 29,4% delle microimprese tra 2 e 9 addetti utilizza un software gestionale, percentuale che sale al 51,4% nelle imprese con almeno dieci addetti.

Buono Digitale a favore delle MPMI

Con il Buono Digitale le MPMI, gli studi professionali e gli Enti del Terzo Settore potrebbero finanziare gli investimenti in software gestionali, cloud, piattaforme digitali, Intelligenza Artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza, formazione e compliance. Lo strumento sarebbe complementare ai piani 4.0 e 5.0, con il beneficio legato alla reale messa in funzione delle soluzioni acquistate e non al loro semplice acquisto.

Investire nel software per rafforzare la competitività delle imprese e del sistema Paese: così Pierfrancesco Angeleri, presidente di AssoSoftware, ha motivato l’appello al Governo. Per Angeleri il beneficio deve premiare la reale adozione della tecnologia, perché il voucher serve a «portare software, competenze e processi digitali nelle micro e piccole imprese». Nella visione dei promotori, gestionali, cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale devono tradursi in guadagni di produttività misurabili, con la formazione a garantire l’utilizzo effettivo degli strumenti.

Platea, risorse e premialità Made in UE

La misura si rivolge alle imprese tra 2 e 99 addetti, agli studi professionali e agli Enti del Terzo Settore, con un’intensità di aiuto crescente al diminuire della dimensione aziendale. I numeri della proposta delineano un intervento di politica industriale su larga scala.

Buono Digitale Cosa prevede la proposta
Durata tre anni
Platea stimata circa 578mila beneficiari nel triennio
Fabbisogno pubblico 3,951 miliardi di euro
Premialità soluzioni digitali Made in UE

La proposta arriva mentre il MIMIT completa l’elenco dei fornitori abilitati per i Voucher Cloud e Cybersecurity da 150 milioni di euro e mentre il riordino degli incentivi concentra le misure ministeriali attorno al Fondo per la crescita sostenibile: il Buono Digitale coprirebbe la fascia degli investimenti digitali immateriali diffusi, oggi coperta solo in parte dagli strumenti in campo.

Focus sugli studi professionali

Gli studi professionali figurano tra i destinatari principali della misura: come ha osservato Paola Fiorillo, componente di Giunta nazionale di Confprofessioni con delega alla digitalizzazione, oltre l’80% degli studi investe in soluzioni ICT secondo l’Osservatorio di Confprofessioni, un dato che colloca il comparto professionale tra i protagonisti della trasformazione digitale in Italia.

Il Buono Digitale, fruibile in tempi rapidi e costruito sulle esigenze di studi professionali e microimprese, risulterebbe in piena coerenza con i principi del nuovo Codice degli incentivi e della legge delega di riforma.