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Rivalutazione pensioni 2027, inflazione acquisita già al 2,9%

di Anna Fabi

7 Settembre 2026 08:00

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L'indice acquisito supera la stima del Governo, la perequazione si applica per scaglioni sulle fasce e a gennaio arriva anche il conguaglio sul provvisorio 2026

L’ISTAT ha certificato il 1° settembre un’inflazione acquisita per il 2026 pari al 2,9%, ben oltre la previsione con cui il Governo aveva impostato i conti di primavera. Su quell’indicatore, ancora provvisorio, si orienta l’adeguamento degli assegni previdenziali da gennaio. La rivalutazione delle pensioni segue infatti l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, che l’Istituto consolida solo a fine anno. La percentuale ufficiale sarà quella indicata dal consueto decreto del Ministero dell’Economia, atteso a novembre.

In sintesi:

  • l’ISTAT stima per agosto 2026 un indice generale a +3,3% su base annua e un’inflazione acquisita per l’anno pari a +2,9%, con dato definitivo il 16 settembre;
  • il Documento di finanza pubblica approvato ad aprile dal Governo indicava un’inflazione 2026 al 2,8%;
  • la perequazione 2026 è stata fissata all’1,4% in via provvisoria dal decreto interministeriale del 19 novembre 2025, salvo conguaglio nella perequazione dell’anno successivo;
  • la Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 fissa il trattamento minimo 2026 a 611,85 euro mensili e l’assegno sociale a 546,24 euro;
  • l’incremento aggiuntivo dell’1,3% sulle pensioni al minimo scade il 31 dicembre 2026.

Inflazione acquisita 2026 oltre le stime di Governo

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari al 2,9%, cioè il valore che la media annua raggiungerebbe se i prezzi restassero fermi da qui a dicembre. Secondo la stima preliminare ISTAT diffusa il 1° settembre 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività segna ad agosto un aumento dello 0,5% su base mensile e del 3,3% su base annua, in accelerazione dal 2,9% di luglio.

La spinta arriva dai beni energetici, passati da +11,6% a +17,0%, mentre il carrello della spesa è fermo a +1,0% e l’inflazione di fondo scende all’1,5%. Il Documento di finanza pubblica approvato ad aprile 2026 indicava per l’anno un’inflazione al 2,8% e la discesa al 2,0% nel 2027: le rilevazioni estive collocano il consuntivo sopra quella traiettoria.

Il parametro di calcolo per la perequazione delle pensioni

La perequazione non si calcola sull’indice generale citato nei titoli, bensì sulla variazione media annua dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi. Le due misure seguono andamenti vicini e non coincidono, perché il paniere e la ponderazione sono diversi.

La differenza conta quando si traducono le previsioni in euro. Il 2,8% che circola da mesi è una previsione macroeconomica di finanza pubblica, non una rilevazione dell’indice FOI, e nessuna delle due grandezze equivale al dato che il Ministero dell’Economia recepirà nel decreto di novembre. Le simulazioni che le trattano come intercambiabili anticipano un risultato che l’ISTAT non ha ancora prodotto.

Rivalutazione per scaglioni, soglie e fasce 2027

Il calcolo della rivalutazione avviene per scaglioni di importo e non applicando un’unica aliquota all’intero assegno. Lo stabilisce l’art. 1, comma 478, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che rinvia al meccanismo dell’art. 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448: adeguamento pieno per la fascia fino a quattro volte il trattamento minimo, al 90% per la fascia tra quattro e cinque volte, al 75% per la parte eccedente.

Nel 2023 e nel 2024 valeva invece il criterio dell’importo complessivo, che assegnava una sola percentuale ridotta a tutto l’assegno; la Corte costituzionale (sent. n. 52/2026) ha dichiarato non fondate le questioni sollevate su quella disciplina. Poiché le soglie si misurano sul minimo dell’anno precedente, nel 2027 le fasce di perequazione si calcolano su 611,85 euro: quattro volte il minimo valgono 2.447,40 euro mensili, cinque volte 3.059,25 euro.

Aumenti stimati per importi lordi di pensione

Applicando il metodo per scaglioni a un’ipotesi di indice al 2,9%, l’aumento delle pensioni cresce meno che proporzionalmente al salire dell’assegno, perché solo la quota eccedente le soglie subisce la riduzione al 90% e al 75%. I valori sono lordi e mensili, in attesa del decreto.

Pensione lorda mensile Aumento stimato con indice al 2,9%
1.000 euro 29,00 euro
2.000 euro 58,00 euro
2.447,40 euro 70,97 euro
2.800 euro 80,17 euro
3.059,25 euro 86,94 euro
3.500 euro 96,53 euro

Su un assegno da 2.800 euro la quota fino a 2.447,40 euro si rivaluta al 2,9% e i restanti 352,60 euro al 2,61%, cioè al 90% dell’indice. Chi calcola applicando il 90% all’intero importo ottiene un risultato più basso di quello spettante, perché usa il criterio superato dell’importo complessivo.

Conguaglio sul provvisorio 2026 nel cedolino di gennaio 2027

Il cedolino di gennaio 2027 conterrà due voci separate. L’1,4% applicato per tutto il 2026 è un indice provvisorio e il decreto interministeriale del 19 novembre 2025 prevede espressamente il conguaglio in sede di perequazione dell’anno successivo, da liquidare quando l’ISTAT consolida la variazione media del 2025.

Alla differenza si somma la nuova perequazione provvisoria per il 2027, calcolata per fasce sull’indice che il Ministero dell’Economia fisserà a novembre. Il conguaglio può risultare positivo o negativo a seconda dello scostamento fra provvisorio e definitivo, e lo stesso meccanismo si riproporrà nel 2028 sull’indice applicato a gennaio prossimo. Chi programma l’uscita dal lavoro in questa finestra deve considerare anche i parametri di calcolo applicabili alla pensione anticipata con decorrenza 2027.

Trattamento minimo e incremento aggiuntivo in scadenza

Il trattamento minimo vale 611,85 euro mensili nel 2026 e con un indice al 2,9% salirebbe a circa 629,60 euro, con un incremento di poco meno di 18 euro. L’assegno sociale passerebbe da 546,24 a circa 562 euro. Entrambi i valori sono fissati dalla Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 e la perequazione li aggiorna in misura piena, trovandosi nella prima fascia.

Sulle pensioni minime agisce però una seconda componente destinata a esaurirsi. L’incremento aggiuntivo introdotto dall’art. 1, comma 310, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 è stato prorogato dall’art. 1, comma 177, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 fino al 2026, con misura pari all’1,3% per l’anno in corso, e senza un nuovo intervento cessa il 31 dicembre. La sua eventuale proroga rientra fra le proposte in campo per la Manovra 2027, che arriverà alle Camere il 20 ottobre.