Il rapporto 2026 sullo Stato di diritto pubblicato dalla Commissione Europea il 17 luglio, nella scheda dedicata all’Italia, colloca gli appalti pubblici tra le aree a rischio corruzione, mette in discussione la riforma della Corte dei Conti e segnala l’assenza di regole sul conflitto di interessi. Sono i fronti che toccano più da vicino chi lavora con la pubblica amministrazione.
In sintesi:
- gli appalti a offerta unica in Italia hanno toccato il 39% nel 2025, contro una media UE del 27%, secondo il Single Market and Competitiveness Scoreboard citato nel rapporto;
- il 34% delle imprese italiane ritiene che la corruzione le abbia impedito di aggiudicarsi una gara pubblica negli ultimi tre anni, a fronte del 30% medio europeo, dati Flash Eurobarometro 582 del 2026;
- la riforma della Corte dei cConti, ai sensi della Legge n. 1 del 2026, limita il risarcimento del danno per colpa grave al 30% e comunque a non oltre il doppio della retribuzione annua;
- la Legge n. 122 dell’8 agosto 2025 ha abrogato il periodo di raffreddamento per gli amministratori locali nominati alla guida di società pubbliche;
- il Portale unico della trasparenza gestito dall’ANAC è online da settembre 2025 e raccoglie i dati sugli appalti pubblici.
Appalti pubblici, area a rischio per le imprese
Gli appalti pubblici si confermano nel rapporto UE come il settore più esposto alla corruzione, con segnali che toccano da vicino le imprese fornitrici della pubblica amministrazione. Il documento riporta un 39% di gare aggiudicate con offerta unica nel 2025, contro il 27% medio europeo, e raccoglie le preoccupazioni sul frazionamento artificiale dei contratti per tenerne il valore appena sotto la soglia dei 140.000 euro che impone la gara competitiva. Il 34% delle aziende italiane ritiene che pratiche scorrette le abbiano escluse da un affidamento negli ultimi tre anni, quattro punti sopra la media europea.
Sul fronte degli strumenti, la Commissione registra l’avvio del Portale unico della trasparenza dell’ANAC, online da settembre 2025, che rende consultabili i dati sulle gare. L’aggiornamento del codice dei contratti prosegue nella sua applicazione, senza che se ne possa ancora misurare l’effetto su trasparenza ed efficacia. La leva dell’affidamento diretto, ampliata dal nuovo codice, torna sotto osservazione proprio per il rischio di ridurre la contendibilità sui contratti di importo minore, i più numerosi.
Riforma Corte dei Conti, limiti alla responsabilità erariale
La riforma della Corte dei conti, in vigore da gennaio 2026, riduce l’esposizione di chi gestisce risorse pubbliche e per questo, nell’aprile 2026, è finita davanti alla Consulta su iniziativa della stessa magistratura contabile. Il testo tipizza la colpa grave, la circoscrive alla violazione manifesta delle norme e limita il risarcimento del danno al 30% dell’importo, comunque non oltre il doppio della retribuzione annua di chi ha sbagliato. Introduce inoltre una presunzione di buona fede per chi ricopre cariche politiche quando l’atto poggia su pareri interamente favorevoli dell’amministrazione.
| Regime previgente | Con la riforma del 2026 |
|---|---|
| Colpa grave valutata caso per caso dal giudice | Colpa grave tipizzata, limitata alla violazione manifesta delle norme |
| Risarcimento del danno sull’intero importo accertato | Risarcimento limitato al 30% del danno e non oltre il doppio della retribuzione annua |
| Nessuna presunzione per chi ricopre cariche politiche | Presunzione di buona fede se l’atto poggia su pareri favorevoli dell’amministrazione |
| Elenco di atti soggetti a controllo preventivo più ristretto | Elenco ampliato con silenzio-assenso a 30 giorni, esteso agli appalti PNRR |
L’effetto atteso, riconosciuto dalla stessa Corte, è una minore capacità di deterrenza e un recupero più basso delle somme a carico dello Stato. Per le imprese l’effetto pratico riguarda i tempi: il silenzio-assenso a trenta giorni, prorogabile fino a novanta, sui controlli preventivi estesi agli appalti del PNRR può accelerare le aggiudicazioni, e insieme solleva dubbi sulla profondità dei controlli sulla spesa. La disciplina della responsabilità erariale si intreccia con l’obbligo di copertura assicurativa per RUP e dirigenti.
Conflitto di interessi e lobbying senza regole complete
Sul conflitto di interessi il rapporto non registra alcun avanzamento: il disegno di legge approvato dalla Camera nel maggio 2024 è fermo al Senato e l’Italia continua a non avere una disciplina organica per chi ricopre cariche politiche, parlamentari compresi. Nell’agosto 2025 è stato anzi abrogato il periodo di raffreddamento che impediva agli amministratori locali di passare subito alla guida di società pubbliche, una scelta su cui ANAC e società civile hanno chiesto un ripensamento.
Sul lobbying il progresso è giudicato limitato: la Camera ha approvato a gennaio 2026 un testo che introduce obblighi di trasparenza per i portatori di interessi, ora all’esame del Senato. La stessa proposta esenta sindacati e associazioni datoriali, non prevede l’impronta legislativa e non obbliga le società di relazioni istituzionali a dichiarare per conto di chi operano, limiti che la Commissione segnala apertamente.
Raccomandazioni UE e rischio-Paese per chi lavora con la PA
Le raccomandazioni della Commissione all’Italia toccano più volte terreni che incidono sull’attività d’impresa, dalla trasparenza degli appalti alla regolazione degli interessi, e nella maggior parte dei casi segnalano un’attuazione ferma o parziale. La tabella riassume lo stato di avanzamento delle principali indicazioni rilevanti per chi opera con la pubblica amministrazione.
| Raccomandazione UE 2026 | Stato di attuazione |
|---|---|
| Completare la digitalizzazione dei procedimenti giudiziari in tutti i gradi | Progressi rilevanti sul penale di primo grado, da estendere agli altri gradi |
| Regolare in modo sistematico il conflitto di interessi | Nessun progresso |
| Adottare norme complete sul lobbying con registro operativo | Progresso limitato, disegno di legge approvato alla Camera e fermo al Senato |
| Contrastare le donazioni tramite fondazioni politiche e introdurre un registro unico dei finanziamenti | Nessun progresso |
| Portare avanti la riforma della diffamazione tutelando la libertà di stampa | Nessun progresso |
| Istituire l’istituzione nazionale per i diritti umani secondo i Principi di Parigi | Progresso limitato |
Il segnale complessivo è la ripetitività: molte indicazioni tornano invariate da più edizioni, un elemento che concorre a delineare un rischio-Paese di cui tenere conto nelle valutazioni di chi investe o contratta con il settore pubblico. Il rapporto affianca a questi rilievi alcuni riscontri favorevoli, dalla piena digitalizzazione del penale di primo grado alla maggiore fiducia delle imprese nell’indipendenza dei giudici, salita al 60%.