Per i titoli azionari di una società con sede in Francia, gli eventuali dividendi come devono essere tassati in Italia e con quale modello dichiarativo?
I dividendi percepiti da titoli azionari di una società con sede in Francia sono soggetti a tassazione in Italia secondo le norme fiscali italiane e le disposizioni del trattato contro la doppia imposizione tra Italia e Francia.
In Italia, i dividendi sono considerati redditi di capitale e sono soggetti a un’aliquota sostitutiva del 26%, salvo casi particolari (es. fondi pensione o assicurazioni). Per evitare la doppia imposizione, l’Italia riconosce un credito d’imposta per le tasse già pagate in Francia, nel rispetto del trattato bilaterale.
La base imponibile per la tassazione italiana è il cosiddetto “netto frontiera”, ossia l’importo residuo dopo l’applicazione della ritenuta alla fonte estera.
Se i dividendi esteri vengono percepiti tramite un intermediario finanziario residente in Italia, quest’ultimo applica una ritenuta a titolo d’imposta del 26% sull’utile netto, cioè sull’importo già gravato dalla ritenuta estera. In questo caso, la tassazione italiana si realizza in via automatica attraverso l’intermediario, che compila anche gli adempimenti fiscali connessi.
Se i dividendi esteri sono percepiti senza l’intervento di un intermediario residente, il contribuente è tenuto a dichiarare e assolvere autonomamente l’imposta sostitutiva del 26% nella dichiarazione dei redditi. In tale ipotesi, la base imponibile è l’importo lordo percepito, cioè prima della ritenuta estera, e l’imposta deve essere liquidata nel quadro RM (sezione V) del Modello Redditi PF, in particolare nel rigo RM12, indicando il codice “H” relativo agli “utili di fonte estera derivanti da partecipazioni di cui alle lettere c e c-bis dell’articolo 67 del TUIR”, assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta del 26%. Non è ammessa l’opzione per la tassazione ordinaria su questi redditi.
Il contribuente può tuttavia beneficiare di un credito d’imposta in Italia per le imposte pagate in Francia, riconosciuto nel rispetto del trattato contro la doppia imposizione, per limitare la tassazione complessiva al massimo tra l’aliquota italiana e quella francese.
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Chiedi all'espertoRisposta di Noemi Ricci