Quasi la metà degli Italiani non dichiara redditi e non paga tasse. La popolazione invecchia, la spesa per il welfare cresce e a finanziarla con l’IRPEF è soprattutto una minoranza di contribuenti: quadri, funzionari, dirigenti, pensionati con redditi medio-alti e, in misura minore, autonomi e professionisti. Chi dichiara almeno 35mila euro lordi l’anno, ossia circa 2mila euro netti al mese, versa il 65% dell’imposta. All’estremo opposto, oltre quattro residenti su dieci non versano un euro di IRPEF. È una platea eterogenea, che riunisce minori e persone senza reddito insieme a milioni di contribuenti con imposta azzerata da no tax area e detrazioni.
In sintesi:
- i redditi dichiarati per il 2024 ammontano a 1.076 miliardi di euro e generano 216,24 miliardi di IRPEF, addizionali regionali e comunali comprese, al netto del trattamento integrativo;
- i contribuenti fino a 29mila euro di reddito sono il 69,78% del totale e versano il 21,33% dell’imposta, quelli dai 29mila euro in su sono il 30,22% e ne versano il 78,67%;
- su 58,9 milioni di residenti e 42,8 milioni di dichiaranti, le persone che versano almeno un euro di IRPEF sono 34,1 milioni;
- sanità, assistenza sociale e welfare degli enti locali sono costati 332,33 miliardi nel 2024, più dei 325,27 miliardi incassati con tutte le imposte dirette;
- per concentrare le prestazioni su chi ne ha bisogno il rapporto propone una revisione profonda dell’ISEE e una banca dati unica dell’assistenza.
- IRPEF per fascia di reddito: quanto versa ogni contribuente
- Ceto medio e redditi alti: due terzi del gettito
- Dipendenti, pensionati e autonomi: chi paga l’IRPEF
- Chi sono i 24,8 milioni Italiani che non pagano tasse
- Sanità e welfare: la soglia dei 20mila euro
- Le proposte: revisione ISEE e banca dati dell’assistenza
IRPEF per fascia di reddito: quanto versa ogni contribuente
La fotografia è contenuta nel tredicesimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali, presentato il 24 settembre 2026 al CNEL con CIDA, la Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità. Il rapporto analizza le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 per l’anno d’imposta 2024 e le confronta con il costo di sanità e assistenza, finanziate dalla fiscalità generale.
L’IRPEF media per contribuente è inferiore a 300 euro l’anno fino a 15mila euro di reddito, supera i 20mila euro oltre i 55mila e arriva a oltre 238mila euro sopra i 300mila. Le medie per cittadino nelle due fasce più basse corrispondono a 19 e 204 euro: il rapporto divide l’imposta di ciascuna fascia per una popolazione equivalente, attribuendo a ogni contribuente 1,375 abitanti, cioè il rapporto nazionale tra residenti e dichiaranti.
Calcolate sui soli dichiaranti di ciascuna fascia, al netto del trattamento integrativo, le medie sono quelle riportate in tabella.
| Fascia di reddito lordo annuo | IRPEF media per contribuente |
|---|---|
| Fino a 7.500 euro | 27 euro |
| Da 7.500 a 15.000 euro | 282 euro |
| Da 15.000 a 20.000 euro | 1.773 euro |
| Da 20.000 a 26.000 euro | 3.284 euro |
| Da 26.000 a 29.000 euro | 4.413 euro |
| Da 29.000 a 35.000 euro | 6.035 euro |
| Da 35.000 a 55.000 euro | 9.815 euro |
| Da 55.000 a 100.000 euro | 20.634 euro |
| Da 100.000 a 200.000 euro | 43.624 euro |
| Da 200.000 a 300.000 euro | 87.065 euro |
| Oltre 300.000 euro | 238.006 euro |
Il rapporto riporta anche la stessa distribuzione al lordo del trattamento integrativo, l’ex bonus Renzi in busta paga, che nel 2024 ha ridotto l’IRPEF di 4,08 miliardi per 4,78 milioni di lavoratori dipendenti. Il confronto mostra dove si concentra lo sconto: tra 7.500 e 15.000 euro di reddito il trattamento spetta a 3,44 milioni dei 7,43 milioni di contribuenti della fascia, e l’imposta media scende da 755 a 282 euro; sotto i 7.500 euro passa da 79 a 27 euro. Dai 29mila euro in su il trattamento non incide quasi più, per cui al netto le quote di gettito delle fasce medio-alte crescono: tra 35mila e 55mila euro dal 23,91% al 24,36%.
Il calcolo IRPEF online restituisce l’imposta netta dovuta sul proprio reddito, con detrazioni, familiari a carico e addizionali regionali e comunali, da confrontare con la media della propria fascia.
Ceto medio e redditi alti: due terzi del gettito
La fascia che versa più IRPEF è quella tra 35mila e 55mila euro di reddito: 5,37 milioni di contribuenti che pagano 52,6 miliardi, circa il 24% dell’imposta. Seguono gli 1,93 milioni di contribuenti tra 55mila e 100mila euro, con 39,75 miliardi e il 18,4% del gettito, e i 4,9 milioni tra 29mila e 35mila euro, con il 13,7%. Nelle tre fasce del ceto medio rientrano 12,2 milioni di persone, il 28,5% dei dichiaranti, che versano il 56% dell’IRPEF.
Tra i redditi alti, oltre i 100mila euro si contano circa 750mila contribuenti, l’1,75% del totale, che versano il 22,25% dell’imposta. I circa 59mila contribuenti sopra i 300mila euro pagano 14,03 miliardi, più dei 10,8 miliardi versati complessivamente dai 20,2 milioni di dichiaranti fino a 20mila euro.
Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, descrive una progressività tripla: l’imposta cresce con il reddito e con l’aliquota, e salendo di reddito si riducono fino a sparire deduzioni, bonus e agevolazioni locali, dalle mense scolastiche ai bonus trasporti. Secondo il rapporto le tre aliquote teoriche diventano così oltre dieci aliquote effettive, con un incentivo implicito a dichiarare meno. CIDA chiede di correggere questi effetti soglia e di evitare disparità di trattamento tra dipendenti e autonomi a parità di capacità contributiva.
Dipendenti, pensionati e autonomi: chi paga l’IRPEF
Tra i lavoratori dipendenti il 61,4% dichiara fino a 26mila euro e versa il 12,64% dell’IRPEF della categoria, mentre il 16,46% con redditi sopra i 35mila euro ne paga il 63,14%. Fino a 15mila euro l’imposta dei dipendenti è di fatto azzerata dal trattamento integrativo e dalle detrazioni. Per Brambilla l’idea che le tasse le paghino i dipendenti è vera solo in parte: a versarle sono soprattutto quadri, funzionari e dirigenti, categorie poco rappresentate da politica e sindacati.
Tra i pensionati il 66% dichiara fino a 26mila euro e versa il 26,64% dell’IRPEF della categoria; il 16,4% con redditi sopra i 35mila euro ne versa il 49,7%.
I lavoratori autonomi sono il 5,12% dei dichiaranti e versano 25,64 miliardi, l’11,86% del gettito complessivo. Anche qui il carico è concentrato: il 36,89% degli autonomi con redditi oltre i 35mila euro paga l’88,88% dell’IRPEF della categoria, mentre circa 600mila autonomi applicano regimi agevolati. Brambilla chiede di abrogare la flat tax, che a suo giudizio presenta ampi profili di incostituzionalità e alimenta il sommerso.
Chi sono i 24,8 milioni Italiani che non pagano tasse
I 24,8 milioni di italiani che non pagano l’IRPEF sono la differenza tra i 58,9 milioni di residenti a fine 2024 e i 34,1 milioni di versanti, cioè le persone che pagano almeno un euro d’imposta. Il rapporto li descrive come italiani senza redditi, a carico della collettività.
La cifra riunisce però due gruppi diversi. Circa 16,1 milioni di residenti non presentano alcuna dichiarazione dei redditi: una platea che comprende i minori e chi non percepisce redditi. Altri 8,7 milioni di persone presentano la dichiarazione senza imposta da versare, perché il reddito rientra nella no tax area o perché detrazioni e agevolazioni azzerano l’imposta lorda. La lettura secondo cui 24,8 milioni di italiani non dichiarano redditi è quindi imprecisa.
Chi non versa IRPEF paga comunque le imposte indirette, a partire dall’IVA sui consumi. Brambilla ritiene i redditi dichiarati poco credibili se confrontati con consumi e abitudini di spesa: nel 2025 la raccolta del gioco d’azzardo ha toccato 165,3 miliardi di euro.
Sanità e welfare: la soglia dei 20mila euro
Nel 2024 la spesa sanitaria è costata 138,33 miliardi, 2.347 euro per residente: l’IRPEF media la copre solo dai 20mila euro di reddito in su, soglia superata da poco più della metà dei dichiaranti. Per garantire la sanità ai 27,8 milioni di cittadini riconducibili a chi dichiara fino a 20mila euro, calcola il rapporto, servono 54,45 miliardi versati da altri contribuenti.
L’assistenza sociale è salita da 73 miliardi nel 2008 a 180,5 miliardi nel 2024, senza una riduzione della povertà relativa e assoluta rilevata dall’Istat. Con i 13,5 miliardi del welfare degli enti locali la spesa complessiva arriva a 332,33 miliardi, circa 5.640 euro per residente, una soglia superata dall’IRPEF media solo a partire dalla fascia tra 29mila e 35mila euro. Per coprire le tre voci sono servite tutte le imposte dirette, cioè IRPEF, IRES, IRAP, ISOST e addizionali, più 7 miliardi di imposte indirette. Il confronto per fascia considera la sola IRPEF e non include IVA e accise.
Le proposte: revisione ISEE e banca dati dell’assistenza
Il rapporto chiede di selezionare meglio le prestazioni con una revisione profonda dell’ISEE e una banca dati centralizzata dell’assistenza. Nel 2025 hanno presentato la DSU, la dichiarazione sostitutiva unica necessaria per ottenere l’ISEE, 10,369 milioni di nuclei familiari: con una media di 2,9 componenti, quasi 30 milioni di italiani hanno chiesto assistenza, bonus o altre agevolazioni. Brambilla attribuisce alla rincorsa ai bonus e ai controlli carenti la diffusione del principio del «meno dichiari e più avrai dallo Stato».
Per l’emersione del sommerso il rapporto indica il contrasto di interessi tra clienti e fornitori diretti di beni e servizi, con vantaggi anche per le famiglie. CIDA richiama inoltre i salari fermi: secondo i dati OCSE citati dalla Confederazione, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è inferiore del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021, il dato peggiore tra le grandi economie avanzate.
Per CIDA ogni recupero strutturale di evasione va destinato a ridurre il carico su lavoro e redditi dichiarati. «Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle», sostiene il presidente Stefano Cuzzilla. Sui redditi medi punta anche la riforma IRPEF 2027 allo studio del Governo, con l’ipotesi di estendere l’aliquota del 33% fino a 60mila euro di reddito.