Occupazione 2021 in calo: ecco chi assume e dove

di Redazione PMI.it

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I datori di lavoro italiani riducono i piani di assunzione per il secondo trimestre 2021, ma con alcune eccezioni regionali e settoriali: le anticipazioni.

A distanza di un anno dallo scoppio della pandemia Covid, le imprese italiane mostrano ancora molta prudenza nel programmare concreti piani di assunzione, tanto che per il secondo trimestre del 2021 le prospettive di inserimento di nuovo personale sono più deboli rispetto al trimestre precedente e rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.

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Secondo l’indagine relativa alle previsioni occupazionali di ManpowerGroup, in tre regioni su quattro i datori di lavoro si aspettano di ridurre gli inserimenti durante i prossimi tre mesi: nel Centro Italia la prospettiva di occupazione netta è pari al -5%, mentre si attestano rispettivamente a -2% e -1% nel Nord Ovest e nel Sud/Isole. Un timido incremento dei posti di lavoro è invece atteso nel Nord Est (+1%).

Per quanto riguarda il confronto tra settori, i datori di lavoro in quattro dei sette comparti industriali prevedono una diminuzione delle previsioni occupazionali: il valore per il settore Ristoranti e Alberghi è pari al -24%, ma anche negli altri ambiti la ripresa sembra molto in salita. Un aumento della forza lavoro è previsto solo in tre comparti, in particolare nel settore degli Altri servizi, delle costruzioni e dei finanziari e commerciali è del +2%.

I settori sono connotati da un duplice orientamento: il comparto manifatturiero e dell’ospitalità risentono della crisi economica post Covid, mentre nel settore dei servizi e delle costruzioni si prevedono assunzioni – afferma Riccardo Barberis, amministratore delegato di ManpowerGroup.

Oggi, le aziende e le persone continuano ad essere chiamate a misurarsi con il costante cambiamento: le nuove tecnologie subentrano repentinamente e i cicli economici sono sempre più brevi e i modelli di business evolvono. Per dare nuovo impulso al mercato del lavoro sarà dunque centrale il rafforzamento delle politiche attive e un continuo investimento in formazione, arricchendo o riqualificando le competenze delle persone in azienda, in un percorso costante di miglioramento professionale.

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