Record di occupati e balzo dei salari nel bilancio Istat sul mercato del lavoro

di Redazione PMI.it

13 Marzo 2026 18:12

logo PMI+ logo PMI+
Disoccupazione in calo, inattivi più numerosi ma meno scoraggiati, massimo storico di 24,1 milioni di occupati, retribuzioni a +3,4%: bilancio Istat sul mercato del lavoro.

In attesa di comprendere l’impatto del conflitto in Medioriente sull’economia mondiale, l’Istat ha pubblicato il suo bilancio annuale, con un focus sull’occupazione. L ‘anno 2025 si è chiusto per il mercato del lavoro italiano con il raggiungimento del massimo storico di 24 milioni 121 mila occupati medi. Il rapporto integrato certifica una tenuta strutturale dell’occupazione, trainata dalla stabilizzazione dei rapporti contrattuali e da un deciso adeguamento delle retribuzioni orarie rispetto all’inflazione.

Il tempo indeterminato trascina l’occupazione

Il tasso di occupazione si stabilizza al 62,5%, con una dinamica che premia le classi di età over 50 a fronte di una persistente criticità nelle fasce giovanili. Il tasso tra i 50 e i 64 anni sale dell’1,6% su base annua, mentre sotto i 34 anni si registra una flessione dell’1,3%.

La crescita della base occupazionale è sostenuta quasi esclusivamente dai dipendenti a tempo indeterminato, aumentati di 76 mila unità nell’ultimo trimestre. In calo i contratti a termine, che segnano una riduzione dell’8,6%. Salgono del 3% i lavoratori autonomi, a conferma di una ripresa della spinta imprenditoriale nel sistema produttivo.

Dati ISTAT sul mercato del lavoro - bilancio 2025

Stipendi in crescita con i rinnovi contrattuali

L’input di lavoro risulta in espansione nei servizi, mentre l’industria mostra una tenuta più cauta. I rinnovi contrattuali del periodo hanno spinto le retribuzioni, cresciute mediamente del 3,4% annuo, con incrementi marcati in comparti specifici:

  • sanità con un rialzo del 9,4% annuo;
  • estrazione di minerali da cave e miniere in crescita del 6,1%;
  • amministrazioni centrali dello Stato con un incremento del 4,7%.

Il costo del lavoro complessivo per le imprese ha registrato un aumento del 3,6%. Questo incremento è dovuto non solo agli adeguamenti stipendiali, ma anche all’attenuarsi delle agevolazioni contributive, che ha portato la componente dei contributi sociali a crescere del 5,0% nell’anno.

Rincorsa del Mezzogiorno nel calo degli scoraggiati

Il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, con una riduzione più rapida tra i giovani rispetto ai profili senior. Resta tuttavia evidente la distanza generazionale, con il dato tra i 18 e i 34 anni fermo al 10,9%. Il lieve aumento degli inattivi è concentrato tra la popolazione maschile e nelle regioni del Sud.

L’analisi della motivazione all’inattività rivela un segnale positivo. Sebbene la demografia resti un tema critico, il Sud ha trainato la crescita occupazionale, accompagnata da una maggiore quota di chi non cerca lavoro perché impegnato in attività di formazione o cura:

  • individui inseriti in percorsi di istruzione e formazione;
  • persone con carichi domestici o familiari;
  • lavoratori in attesa degli esiti di selezioni passate.

Crolla il numero degli scoraggiati, ovvero coloro che rinunciano alla ricerca perché convinti di non poter trovare un impiego. La riduzione di 143 mila unità testimonia una ritrovata fiducia nelle prospettive lavorative per l’inizio del 2026.

Occupazione in aumento nelle prime stime 2026

L’andamento dell’economia nazionale nel primo bimestre del 2026 riflette una fase di crescita moderata ma superiore alle medie dell’area euro. La dinamica del Prodotto Interno Lordo si inserisce in un contesto globale caratterizzato da spinte contrapposte, dove il consolidamento della domanda interna italiana bilancia le incertezze derivanti dai mercati energetici internazionali e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Le stime provvisorie di inizio anno confermano la fase positiva per l’occupazione. Rispetto a dicembre si registra un incremento di 25mila occupati e una crescita del tasso di occupazione dello 0,1%. La diminuzione del numero di disoccupati indica la capacità delle imprese di assorbire nuova forza lavoro già nel primo trimestre dell’anno solare. Sussistono tuttavia elementi di criticità su cui l’analisi Istat pone l’attenzione:

  • tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea;
  • divario di genere più elevato rispetto ai principali partner UE27;
  • permanenza di differenze territoriali e sociali nell’accesso al mercato.

Scenario macroeconomico e incertezze geopolitiche

Nel quarto trimestre del 2025 il PIL italiano ha registrato una crescita congiunturale dello 0,3%. Il confronto europeo evidenzia una performance superiore a quella della Francia (+0,2%) e allineata al dato tedesco, mentre la Spagna mantiene un ritmo di espansione maggiore (+0,8%). Sul piano globale si osserva la decelerazione dell’economia statunitense al 2,2% e il mantenimento dei target cinesi al 5,0%, in un quadro che prefigura una tendenza al ribasso per le prospettive mondiali nel corso del 2026.

Il settore industriale mostra segnali di adattamento. Nonostante il calo della produzione registrato a gennaio 2026 (-0,6%), il trimestre novembre-gennaio esprime un incremento dello 0,7% rispetto al periodo precedente. Le imprese devono tuttavia confrontarsi con la risalita dell’inflazione IPCA, attestata al 1,6% a febbraio, e con le pressioni sul prezzo del greggio legate alla rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz per le rotte mercantili.