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Rapporto Istat 2026: produzione debole e crisi demografica frenano salari e pensioni

di Barbara Weisz

25 Maggio 2026 14:44

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Nel Rapporto Istat 2026 emerge un PIL italiano debole, salari reali sotto i livelli pre-inflazione, produttività fragile e pensioni a rischio per la crisi demografica.

Il Rapporto annuale Istat 2026 restituisce l’immagine di un Paese che cresce, lavora di più e vende meglio all’estero, senza però riuscire ancora a trasformare occupazione e investimenti in un salto di produttività. Il PIL italiano è aumentato dello 0,5% nel 2025, gli occupati sono saliti e le esportazioni hanno superato i livelli dei principali partner europei rispetto al 2019. Sullo sfondo, tuttavia, i salari reali restano sotto i livelli pre-inflazione, l’energia torna a spingere i prezzi e le imprese faticano a tradurre tecnologia, capitale umano e intelligenza artificiale in maggiore valore prodotto.

PIL italiano al passo corto

Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto in termini reali dello 0,5%, dopo il +0,8% dell’anno precedente. La domanda nazionale ha sostenuto l’attività economica per 1,5 punti percentuali, grazie ai consumi delle famiglie e alla ripresa degli investimenti fissi lordi, aumentati del 3,5% dopo la flessione dell’anno precedente. Il confronto europeo mostra un’Italia meno dinamica della Spagna, che tra 2022 e 2025 ha accumulato una crescita del Pil del 9%, contro il 2,3% italiano. Nel primo trimestre 2026 la stima preliminare indica una variazione positiva dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e una crescita acquisita pari allo 0,5%.

Export oltre 50 miliardi di saldo

Le esportazioni italiane restano uno dei tratti più solidi del quadro ISTAT. Nel 2025 le vendite all’estero di merci sono cresciute del 3,3% in valore e risultano superiori del 34% rispetto al 2019, meglio di Spagna, Francia e Germania. Il saldo commerciale con l’estero ha superato i 50 miliardi di euro, sostenuto soprattutto dagli avanzi nei macchinari, pari a 57,5 miliardi, e nel tessile-abbigliamento, pari a 22,4 miliardi. La domanda estera netta ha però sottratto 0,7 punti alla crescita, perché le importazioni in volume sono aumentate più delle esportazioni.

Occupazione alta ma inattività al 34,1%

Il mercato del lavoro conferma una traiettoria positiva. Nel 2025 gli occupati sono aumentati dello 0,8%, con un ritmo più lento rispetto al 2024 e al 2023. Il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni ha raggiunto il 62,5%, con un incremento di 3,5 punti percentuali rispetto al 2019. La disoccupazione è scesa al 6,1% nella media annua e al 5,2% a marzo 2026. Il dato meno favorevole riguarda l’inattività, attestata al 33,3% nel 2025 e risalita al 34,1% a marzo 2026. L’Italia continua inoltre ad avere il tasso di attività più basso dell’UE27 nella fascia 15-64 anni, pari al 66,7%.

Salari in recupero, perdita reale 8,6%

Le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1% nel 2025, con una crescita più marcata nell’industria, pari al 3,4%, e più contenuta nei servizi e nella Pubblica amministrazione. L’aumento superiore all’inflazione ha permesso un secondo anno di recupero in termini reali.

La distanza accumulata durante la fiammata dei prezzi è però ancora ampia: a fine 2025 la perdita di potere di acquisto rispetto al 2019 è pari all’8,6%. Per il 2026 la dinamica salariale acquisita è stimata sopra il 2%, mentre il nuovo rincaro dell’energia può rallentare il recupero delle buste paga.

Energia e prezzi condizionano famiglie e imprese

Nel 2025 l’inflazione italiana misurata dall’indice armonizzato europeo è stata pari all’1,6%, sotto la media dell’area euro. Nei primi mesi del 2026 il quadro è cambiato: ad aprile l’inflazione è salita al 2,8%, trainata dai prezzi dell’energia, passati dal -2,1% di marzo al +9,3%.

Il rialzo interessa anche i prezzi alla produzione dell’industria, cresciuti del 4,2% a marzo 2026. Per le imprese, la nuova spinta energetica si somma a un aumento dei costi per unità di prodotto dell’1,7%, dovuto soprattutto al costo del lavoro, salito del 3,4%, mentre la produttività è scesa dello 0,4%. Per un quadro aggiornato sui prezzi al consumo, PMI.it ha analizzato anche la recente inflazione spinta da energia e carrello della spesa.

Produttività debole e margini stretti

La produttività del lavoro è il dato più fragile del Rapporto Istat. Tra 2015 e 2025 è cresciuta in media appena dello 0,2% annuo. Negli anni più recenti il contributo della produttività totale dei fattori e del capitale per ora lavorata è diventato negativo, segnalando la difficoltà del sistema produttivo nel trasformare investimenti e tecnologia in efficienza.

Nel 2025 il sistema delle imprese ha assorbito l’aumento dei costi con una contrazione dei margini di profitto dello 0,5%. Il quadro indica una pressione crescente su aziende già esposte a costi energetici, salari da adeguare, domanda interna moderata e concorrenza internazionale più intensa.

Investimenti in ripresa, innovazione indietro

Gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,5% nel 2025, dopo il calo del 2024. La componente più legata alla conoscenza mostra segnali positivi: i prodotti della proprietà intellettuale sono aumentati del 4% e la ricerca e sviluppo del 5,1%.

La quota degli investimenti intensivi è però pari al 18,9% nel 2025, ancora sotto i livelli osservati prima del 2020. Per ISTAT, questo ritardo aiuta a spiegare la debolezza della produttività e la difficoltà dell’economia italiana nel tenere il passo con i Paesi europei più orientati a tecnologia, servizi avanzati e capitale umano qualificato.

Intelligenza artificiale nel 16% delle imprese

Nel sistema produttivo cresce l’uso dell’intelligenza artificiale. Secondo il Rapporto, l’adozione dell’IA è triplicata tra 2023 e 2025 e ha raggiunto il 16% delle imprese. Le applicazioni più rilevanti si concentrano nelle tecnologie cloud avanzate, nella business intelligence e nei servizi a maggiore intensità di conoscenza.

Il freno principale resta il capitale umano. Gli specialisti ICT sono il 4% degli occupati, contro il 5,3% della Germania, mentre la spesa in ricerca e sviluppo è inferiore all’1,5% del Pil. La propensione all’uso dell’IA cresce nelle imprese con più addetti qualificati, più laureati e maggiore dotazione digitale di partenza.

Pressione fiscale al 43,1%

Il Rapporto aggiorna anche i conti pubblici. Nel 2025 il deficit italiano è sceso al 3,1% del PIL, dal 3,4% del 2024, mentre il debito è arrivato al 137,1% del PIL. L’avanzo primario è salito allo 0,8%, con spesa per interessi stabile al 3,9% del PIL. L’Istat quantifica inoltre in oltre 190 miliardi di euro la spesa legata a Superbonus e Bonus Facciate nel periodo di applicazione delle due agevolazioni.

La pressione fiscale è aumentata al 43,1% del PIL, dal 42,4% del 2024, per effetto delle maggiori entrate IRES e IVA e della crescita dei contributi sociali, nonostante la riduzione IRPEF.

Demografia e lavoro, sfide di lungo periodo

La dinamica demografica è uno dei vincoli più forti per la crescita. Se la partecipazione al mercato del lavoro rimanesse sui livelli del 2025, entro il 2050 gli attivi tra 15 e 64 anni scenderebbero a 19,7 milioni, con oltre cinque milioni di persone in meno rispetto ai 24,8 milioni del 2025.

Per imprese e pubblica amministrazione significa meno lavoratori disponibili, maggiore competizione sulle competenze e necessità di valorizzare giovani, donne, stranieri qualificati e lavoratori maturi. Il Rapporto Istat indica una direzione netta: la crescita italiana dipende dalla capacità di aumentare partecipazione, produttività, competenze digitali e qualità degli investimenti.

Pensioni a rischio per il calo degli attivi

Il Rapporto Istat collega la tenuta del sistema previdenziale alla dinamica demografica e alla partecipazione al lavoro. Se i tassi di attività del 2025 fossero confermati nei prossimi decenni, entro il 2050 la popolazione attiva tra 15 e 64 anni scenderebbe a 19,7 milioni, oltre cinque milioni in meno rispetto ai 24,8 milioni del 2025.

Il dato incide direttamente sul rapporto tra lavoratori e pensionati: meno persone in età attiva riducono la base contributiva, mentre la popolazione anziana cresce. Per il sistema delle pensioni, la traiettoria rende più rilevanti occupazione femminile, lavoro giovanile, immigrazione qualificata, produttività e competenze digitali.