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Minimi: niente Forfait per chi sfora

di Barbara Weisz

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Fuori dal Decreto Fiscale la norma sul forfait al 27% per chi sfora il tetto del Regime dei Minimi, non si esclude che rientri in Legge di Stabilità.

Il regime forfettario agevolato anche per chi sfora il tetto previsto dall’attuale Regime dei Minimi è uscito dal Decreto Fiscale collegato alla Legge di Stabilità: si trattava di una delle misure su cui erano stati effettuati rilievi da parte della Ragioneria Centrale dello Stato e che hanno provato il breve rinvio del testo in commissione Bilancio nella giornata del 15 novembre.

La misura prevedeva la possibilità, per le Partite IVA in regime fiscale agevolato di applicare un’imposta forfettaria del 27% nel caso di sforamento fino a 15mila euro dei limiti di reddito previsti per l’adesione al regime. Il superamento sarebbe stato consentito per un massimo di due volte, anche non consecutive, nell’arco di cinque anni.

In pratica, l’obiettivo era venire incontro ai contribuenti minimi che occasionalmente superano le soglie medie di reddito: se l’emendamento non fosse stato stralciato per motivi di coperture finanziarie, questi soggetti avrebbero potuto permanere nel Forfait senza passare alla tassazione ordinaria.

Non si esclude comunque che la norma possa essere riproposta nella Legge di Bilancio. La norma che rende più flessibile il Regime dei Minimi è infatti appoggiata dalle associazioni di categoria dei lavoratori autonomi e delle PMI. La CNA, confederazione nazionale artigianato, sottolinea che:

«oltre a riconoscere le semplificazioni assicurate ai minimi, evita i notevoli oneri amministrativi che pesano sulla gestione contabile dell’uscita e dell’eventuale rientro nel regime forfettario. Per chiarire, nell’anno di uscita dal regime l’impresa sarebbe costretta a ricostruire tutta la contabilità ai fini delle imposte dirette, dell’IRAP e dell’IVA con un notevole esborso economico».

Nel frattempo, segnaliamo il testo del decreto è tornato nell’aula di Montecitorio, con voto di fiducia. Le votazioni sono in corso nell’aula della Camera, il testo andrà poi in Senato.