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Partite IVA, il Forfettario domina le aperture mentre il commercio frena

di Teresa Barone

18 Maggio 2026 10:40

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Nel primo trimestre 184.895 nuove Partite IVA, -2,2% sul 2025. Professionisti in testa e oltre metà aperture in forfettario.

Le nuove Partite IVA rallentano mentre il regime forfettario di consolida tra chi avvia un’attività. Nel primo trimestre 2026 sono state aperte 184.895 posizioni, il 2,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Se da un lato si registra una frenata contenuta dall’altro si evidenzia una selezione sempre più netta: tengono le persone fisiche, crescono le società di capitali, il commercio arretra e i soggetti non residenti segnano una caduta verticale.

Aperture Partite IVA in calo

Secondo l’Osservatorio del Dipartimento delle Finanze, tra gennaio e marzo sono state aperte 184.895 nuove Partite IVA. La flessione annua è pari al 2,2% e corregge il ritmo degli avvii dopo un 2025 ancora sostenuto dal lavoro autonomo individuale e dal ricorso al regime agevolato.

Le persone fisiche rappresentano il 75% del totale e risultano sostanzialmente stabili, con un lieve aumento dello 0,1%. Le società di capitali salgono al 21,1% delle nuove posizioni e crescono del 3,1%, mentre le società di persone scendono del 9,6%.

Forma giuridica Quota sulle aperture Variazione annua
persone fisiche 75% +0,1%
società di capitali 21,1% +3,1%
società di persone 2,6% -9,6%
non residenti e altre forme 1,3% -72,6% per i non residenti

Crollano i non residenti

La contrazione più forte riguarda i soggetti non residenti, costituiti in larga parte da società di commercio online. In questo segmento le aperture calano del 72,6%, un dato molto più severo rispetto alla flessione complessiva del trimestre.

La crescita delle società di capitali segnala invece una quota di iniziative che nasce con una struttura societaria più solida rispetto alla ditta individuale o alla società di persone. Il trimestre mostra quindi meno aperture nel totale, insieme a un riequilibrio tra forme giuridiche, settori e profili di attività.

Professionisti in testa, commercio in frenata

Per settore produttivo, le attività professionali registrano il maggior numero di nuove aperture, con il 19,3% del totale. Seguono sanità e assistenza sociale, al 12,5%, e commercio, al 12,3%.

Tra i dieci settori principali, che raccolgono circa l’85% degli avvii, crescono soltanto sanità e assistenza sociale e istruzione e formazione, entrambi con un aumento del 15%. La flessione più netta riguarda il commercio, a -22,4%, seguito dagli altri servizi, a -10,7%, e dall’agricoltura, a -9,8%.

Forfettario per oltre una nuova attività su due

Il dato chiave del trimestre riguarda il regime forfettario 2026. Nel primo trimestre hanno aderito al regime agevolato 104.136 soggetti, pari al 56,3% delle nuove aperture, con un aumento del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La scelta è tipica di professionisti, consulenti, attività individuali e microimprese, soprattutto nella fase di avvio. Incidono l’imposta sostitutiva, gli adempimenti ridotti, la fatturazione senza IVA e la possibilità di accedere all’aliquota al 5% nei primi anni quando ricorrono i requisiti previsti.

I giovani dominano le aperture individuali

Tra le persone fisiche, la prevalenza maschile è pari al 58,8%. La componente anagrafica conferma il peso dei nuovi autonomi più giovani: il 51,6% delle aperture individuali riguarda contribuenti fino a 35 anni, mentre circa il 29% appartiene alla fascia tra 36 e 50 anni.

Rispetto al primo trimestre 2025 crescono soltanto le fasce estreme: +1,5% per i contribuenti fino a 35 anni e +3,9% per gli over 65. Le classi intermedie arretrano, con -2% tra 36 e 50 anni e -1,4% tra 51 e 65 anni. I soggetti nati all’estero generano circa il 19% delle aperture individuali, in linea con il 18,7% registrato l’anno precedente.

Nord avanti per nuove Partite IVA

La distribuzione territoriale assegna al Nord il 48,3% delle nuove aperture, al Centro il 21,2% e al Sud con le Isole il 30%. La geografia delle variazioni annue è molto differenziata e premia soltanto alcune aree.

Gli incrementi maggiori si registrano in Valle d’Aosta, con +17,4%, nella Provincia autonoma di Bolzano, con +6%, e in Friuli-Venezia Giulia, con +4,5%. Le flessioni più marcate riguardano Molise, Lombardia e Lazio, rispettivamente a -11,3%, -10,9% e -5,1%.

Ateco 2025 nel confronto tra settori

Il confronto settoriale va letto tenendo conto della nuova classificazione Ateco 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025 e adottata nelle procedure fiscali dal 1° aprile dello stesso anno. La nuova classificazione deriva dalla NACE Rev. 2.1 e ha richiesto l’aggiornamento dei dati già pubblicati sul primo trimestre 2025.

Questo elemento incide soprattutto sul commercio e sugli altri servizi, perché alcune attività sono state riclassificate. Il calo del commercio conserva quindi una rilevanza economica, con una cautela in più nella lettura statistica del confronto annuo.

Aprire Partita IVA, tra regime fiscale e contributi

Per chi decide di aprire Partita IVA, il primo bivio riguarda il regime fiscale, il codice Ateco e l’inquadramento previdenziale. La scelta iniziale condiziona imposte, contributi, fatturazione, accesso alle agevolazioni e sostenibilità dei costi nel primo anno.

Per artigiani e commercianti, inoltre, può incidere l’esonero contributivo INPS al 50% riservato ai nuovi iscritti alle Gestioni speciali. Per i forfettari resta separata la riduzione contributiva del 35%, applicabile solo agli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti in presenza dei requisiti.

Autoimpiego concentrato sui servizi qualificati

I dati del trimestre confermano una trasformazione già emersa nelle nuove professioni trainate dal forfettario. Le aperture si concentrano nelle attività professionali, nella sanità, nella formazione e nei servizi a maggiore contenuto specialistico, mentre arretrano commercio, agricoltura e formule societarie tradizionali.

Il primo trimestre 2026 consegna quindi un mercato delle Partite IVA meno numeroso nel totale, più selettivo nella composizione e sempre più legato al regime forfettario. Il dato sul 56,3% delle nuove adesioni indica che l’avvio di attività individuale continua a cercare semplicità fiscale, costi amministrativi contenuti e una soglia d’ingresso più sostenibile.