Speciale Regime Forfettario

riforma fiscale
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Guida ai requisiti di accesso 2022  al regime forfettario per le Partite IVA che vogliono fruire della flat tax al 15% e 5% (per i primi 5 anni di attività) e alle regole fiscali, tra semplificazioni e nuovi obblighi di fattura elettronica da luglio 2022.

Ad oggi è probabilmente il più vantaggioso per le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione, incluse le imprese familiari. Tra i principali vantaggi per chi rientra nel regime forfettario (che è naturale e dunque non richiede esercizio di una opzione) spicca, primo fra tutti, l’applicazione di un’imposta sui redditi sostitutiva, che di norma è di molto inferiore se paragonata a regime IRPEF di chi ha ricavi o compensi sopra i 65mila euro, soglia spartiacque tra forfettari e non.

 

Inoltre, i forfettari non devono applicare l’IVA in fattura, e non hanno tutta una serie di obblighi di natura fiscale e contabile.

 

Dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2023, tuttavia, questi contribuenti – se dichiarano nell’anno precedente con ricavi o compensi superiori a 25mila euro – non sono più esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica. Dal 1° gennaio 2024 viene meno anche l’esclusione parametrata al reddito e la e-fattura di applica a tutti.

Con le guide, gli approfondimenti e le notizie pubblicate puntualmente su PMI.it, puoi restare sempre aggiornato su tutte le novità che riguardano il regime forfettario.

Ultime notizie

Regime forfettario: cos’è e come funziona

Il forfettario è un regime fiscale agevolato introdotto per la prima volta con la la Legge di Stabilità 2015 (L. 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1 commi da 54 a 89) e più volte modificato nel corso degli anni, prima dalla Legge di Stabilità 2016 (L.208/2015), poi dalla Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) e infine dalla Legge di Bilancio 2020 (L. 160/2019).

Come funziona un regime forfettario: esempio

Chi rientra nel perimetro del regime forfettario fruisce di di alcune semplificazioni fiscali e contabili.

Per calcolare l’imposta dovuta nel regime forfetario è necessario moltiplicare l’imponibile fiscale (calcolato come fatturato x coefficiente redditività del codice ATECO), sottrarre i contributi previdenziali obbligatori e quindi applicare la flat tax al 5% o al 15% a seconda dei casi.

Ad esempio, in caso di commercio al dettaglio, il coefficiente di redditività è pari al 40%. Ipotizzando un fatturato di 15mila euro e 3.850 euro di contributi minimi obbligatori per gli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, avremo una imposta sostitutiva pari a:

  • 108 euro i primi cinque anni = [(15000 x 40% – 3850]  x 5%;
  • 323 euro per i successivi cinque anni = [(15000 x 40% – 3850]  x 15%.

Regime forfettario 2022: come accedere e mantenerlo

Il forfetario è un regime naturale, i contribuenti che già svolgono un’attività di impresa, arte o professione, vi accedono senza fare alcuna comunicazione o domanda a patto di rispettare il limite di reddito annuo di 65mila euro. I contribuenti che iniziano un’attività e presumono di rispettare i requisiti e le condizioni previste, devono dichiarare l’inizio attività (modello AA9/12).

Chi può avere un regime forfettario

L’accesso al regime forfettario è riservato agli imprenditori e ai liberi professionisti che esercitano l’attività in forma individuale. Oltre al paletto dei 65mila euro di fatturato, non bisogna avere speso più di 20mila euro annui per compensi (collaboratori e lavoratori dipendenti, contratti a progetto, utili da partecipazioni agli associati, spese per prestazioni di lavoro), né un reddito da lavoro dipendente superiore a 30mila euro annui.

Vantaggi del regime forfettario

Sono diversi i vantaggi ai quali si accede in caso di regime forfettario, primo fra tutti l’applicazione di un’imposta sui redditi sostitutiva: una tassa piatta al 5% per i primi anni di attività e al 15% successivamente.

Le altre agevolazioni consistono nel non dover versare alcuna ritenuta alla fonte a titolo di acconto, né tenere dei libri contabili ad eccezione dell’obbligo di conservazione e numerazione delle fatture emesse e ricevute e di certificare i corrispettivi. L’imprenditore in regime forfettario, inoltre, è esonerato dalla liquidazione e dal pagamento dell’IVA.

Questo significa che i forfettari non devono applicare l’IVA in fattura, ovvero non devono maggiorare i prezzi di prodotti o i  servizi offerti dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che normalmente equivale al 22%.

Dal 1° luglio 2022, i contribuenti in regime forfettario con ricavi o compensi superiori a 25mila euro non sono più esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica. Questo, dopo il via libera del Consiglio europeo (decisione n. 2021/2251 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale UE del 17 dicembre 2021) che ha concesso all’Italia di istituire l’obbligo di e-fattura anche per i forfettari.

Quante e quali tasse paga un forfettario

I forfettari pagano l’imposta sostitutiva delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP e i contributi previdenziali obbligatori (interamente deducibili).

L’ammontare delle tasse pagate è estremamente vantaggioso, considerando che, se si resta in un limite di ricavi pari a 65mila euro, si applica il 15% (se non addirittura il 5% nei primi 5 anni di attività) all’imponibile netto.

Considerando che gli attuali scaglioni IRPEF partono oggi da un’aliquota del 23% per redditi entro i 15mila euro e per arrivare al 43% sulla parte eccedente il 50mila euro, è evidente quanto le tasse pagate dai forfettari siano più basse di quelle ordinarie.

Differenza tra tasse e contributi previdenziali

A differenza delle tasse, che per i forfettari seguono un binario differente da quello ordinario, i contributi previdenziali dovuti obbligatoriamente a Casse ed Enti restano le medesime, che si rientri o meno nel regime forfettario.

Calcolo imposta regime forfettario: la formula

Il calcolo delle tasse per i forfettari si effettua applicando la seguente formula:

  • [(totale ricavi x coefficiente redditività) – contributi previdenziali obbligatori] x flat tax

Per calcolare l’imposta dovuta nel regime forfettario, dunque, bisogna in primo luogo conoscere il codice ATECO corrispondente all’attività svolta, per individuare il corrispondente coefficiente di redditività:

  •  Industrie alimentari e delle bevande:
    • codice attività ATECO 2007 (10 – 11);
    • coefficiente di redditività: 40%;
  •  Commercio all’ingrosso e al dettaglio:
    • codice attività ATECO: 45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9;
    • coefficiente di redditività: 40%;
  •  Commercio ambulante e di prodotti alimentari e bevande:
    • codice attività ATECO: 48.21.00;
    • coefficiente di redditività: 40%;
  •  Commercio ambulante di altri prodotti:
    • codice attività ATECO: 47.82-47.89;
    • coefficiente di redditività: 54%;
  •  Costruzioni e attività immobiliari:
    • codice attività ATECO (41 – 42 – 43) – (68);
    • coefficiente di redditività: 86%;
  •  Intermediari del commercio:
    • codice attività ATECO 46.1;
    • coefficiente di redditività: 40%;
  •  Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione:
    • codice attività ATECO (55 – 56);
    • coefficiente di redditività: 40%;
  •  Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi:
    • codice attività ATECO: (64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86– 87 – 88);
    • coefficiente di redditività: 78%;
  •  Altre attività economiche:
    • codice attività ATECO: (01 – 02 – 03) – (05 – 06 – 07 – 08 – 09) (12 – 13 – 14 –15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 –27 – 28 – 29) (30 – 31 – 32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 -39) (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (90 – 91 – 92 – 93) (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99);
    • coefficiente di redditività: 67%.

Costi aggiuntivi del regime forfettario

Eventuali costi aggiuntivi per i contribuenti che rientrano nel regime forfettario dipendono dall’attività che si intende aprire e dai relativi costi richiesti per le pratiche, ad esempio di apertura ditta e comunicazione agli enti competenti.

Bisogna poi ricordare che trattandosi di un regime agevolato, quello forfettario non permette di detrarre e dedurre alcun costo, neanche l’IVA, per i beni e i servizi acquistati.

Fattura forfettari: come si compila?

La compilazione della fattura è semplificata per i forfettari, pur presentando delle differenze a seconda dell’attività svolta e, più in particolare, se si è dei lavoratori autonomi, una ditta individuale, o liberi professionisti.

In ogni caso è prevista l’applicazione del bollo di 2 euro se l’importo della fattura è pari o superiore a 77,47€.

La fattura elettronica forfettari, si emette direttamente in formato xml, si compila aggiungendo ai consueti dati il codice destinatario e la firma digitale, e poi si invia allo SdI.

Autonomo in gestione separata

Per chi non svolge una professione che non ha una Cassa di settore ed è pertanto iscritto alla Gestione Separata INPS la fattura in regime forfettario si compila inserendo la descrizione e il rispettivo prezzo di vendita del prodotto o della prestazione erogata e la rivalsa del 4%.

Ditta individuale

Per chi ha una ditta individuale, ovvero svolge un’attività che richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio o al Registro Artigiani e versa la contribuzione alla gestione Artigiani e Commercianti INPS, la fattura in regime forfettario si compila inserendo la descrizione e il rispettivo prezzo di vendita del prodotto venduto.

Cassa previdenziale specifica

Per chi è un libero professionista ed è obbligato a versare la contribuzione alla Cassa previdenziale specifica per la propria professione, la fattura in regime forfettario si compila inserendo la descrizione della prestazione con il relativo prezzo e l’importo del contributo integrativo (non assoggettato a tassazione) calcolato sulla base della percentuale indicata dalla Cassa di previdenza di riferimento del proprio Ordine professionale.

Cosa si può scaricare col regime forfettario

Con il regime forfettario l’unica voce di spesa che si può dedurre dal reddito riguarda i contributi previdenziali versati, che sono sempre deducibili al 100%.

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