Tratto dallo speciale:

DFP 2026: le nuove stime del Governo su PIL e deficit per il triennio

di Redazione PMI.it

22 Aprile 2026 16:16

logo PMI+ logo PMI+
Il Governo rivede al ribasso le stime sul PIL nel nuovo DFP. Deficit rivisto al rialzo ma sotto il 3%. Giorgetti: in vista ulteriori aggiustamenti.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Finanza Pubblica 2026, nello stesso giorno in cui Eurostat ha certificato il deficit 2025 al 3,1%. Un incrocio non casuale: i due combinati fissano la base per definire i conti pubblici italiani nel prossimo triennio. Il DFP rivede infatti al ribasso le stime di crescita economica e alza le proiezioni sul deficit rispetto alle previsioni autunnali, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che avverte: i numeri sono suscettibili di aggiornamento.

Le nuove stime del DFP 2026 a confronto

Il DFP 2026 contiene il quadro tendenziale a legislazione vigente, ossia i numeri dell’economia senza considerare nuove politiche. Il Documento di Finanza Pubblica (DFP) è il “successore” del Documento di Economia e Finanza (DEF), rinominato con la riforma della governance economica europea. Sul fronte del PIL, nel DFP la crescita 2026 scende allo 0,6%, da 0,7%; il 2027 viene rivisto dallo 0,8% allo 0,6%; il 2028 dallo 0,9% allo 0,8%. Sul fronte del deficit, le revisioni al rialzo seguono la stessa direzione: il 2026 sale dal 2,8% al 2,9%, il 2027 dal 2,6% al 2,8%, il 2028 dal 2,3% al 2,5%.

Stime autunno 2025 Stime aprile 2026
PIL 2026 +0,7% +0,6%
PIL 2027 +0,8% +0,6%
PIL 2028 +0,9% +0,8%
Deficit 2026 2,8% 2,9%
Deficit 2027 2,6% 2,8%
Deficit 2028 2,3% 2,5%

Le nuove proiezioni restano compatibili con la fuoriuscita dalla procedura europea per deficit eccessivo a partire dal 2027, obiettivo che il Governo non è riuscito ad anticipare al 2026 per un decimale.

Numeri da aggiornare a breve

Il dato forse più rilevante del DFP è nell’avvertimento esplicito di Giorgetti: «non viviamo in circostanze normali ma di tipo totalmente eccezionale, quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma, ahimè, nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti». Un’ammissione che fotografa la volatilità del contesto. Il dato da proteggere nel corso del 2026 rimane il deficit al 2,9%: se tenesse, l’Italia potrebbe presentarsi al Pacchetto di primavera 2027 con le condizioni per uscire formalmente dalla procedura.

Il contesto internazionale che frena la crescita

La revisione al ribasso non è imputabile a una debolezza strutturale dell’economia italiana ma a fattori esterni. La guerra nel Golfo e le tensioni geopolitiche mantengono alta l’incertezza sui mercati dell’energia, con riflessi diretti sui costi per famiglie e imprese. In questo quadro, le stime dei principali previsori internazionali si sono già aggiornate: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) colloca la crescita italiana allo 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, la Banca d’Italia allo stesso livello, l’OCSE al 4% nel 2025 e allo 0,6% nel 2026.

L’Italia resta in coda al confronto europeo sulla crescita: Germania e Francia proiettano tassi di espansione superiori all’1%, la Spagna sopra il 2%. Su un’economia da oltre 2.250 miliardi di euro, anche due decimi di PIL in meno modificano la base su cui si calcola il gettito e il rapporto debito/PIL, salito al 137,1% nel 2025 secondo Eurostat.