Redditometro: da giugno com misure meno rigide

di Barbara Weisz

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Meno peso ai dati statistici, maggior compliance fiscale, focus sui grandi evasori: la circolare sul Redditometro 2013 dell'Agenzia delle Entrate sarà più mite rispetto al decreto ministeriale.

Il nuovo redditometro in vigore da giugno sarà più soft rispetto a quanto previsto dal decreto attuativo del gennaio scorso: i cambiamenti in vista saranno contenuti nella circolare applicativa dell’Agenzia delle Entrate.

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Il peso delle medie ISTAT verrà ridimensionato e si prevedono maggiori tutele per il contribuente in sede di contraddittorio pre-accertamento.

Si tratta di anticipazioni di stampa (ma molto accreditate) che vanno incontro a una serie di perplessità sul nuovo strumento di accertamento sintetico sollevate da professionisti e diverse sentenze di tribunale.

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L’unica cosa certa finora è la sorta di franchigia da 12mila euro per gli scostamenti fra reddito dichiarato e capacità di spesa rilevati dal Redditometro. Vediamo i principali cambiamenti allo studio.

Medie ISTAT

Si tratta di uno dei capitoli che ha creato le maggiori perplessità, sfociate in rilievi di incostituzionalità.

Secondo le anticipazioni, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate limiterà la possibilità di usare le medie statistiche per far partire un accertamento sintetico, per esempio limitandole alle cento voci di spesa elencate e comunque privilegiando i valori in anagrafe tributaria.

Il decreto sul Redditometro, invece, prevedrebbe non solo che la capacità di spesa del contribuente possa essere valutata attraverso la medie sui consumi delle diverse voci di spesa attribuite alla tipologia familiare in cui rientra il contribuente, ma anche che, quando esistono sia le medie Istat che i valori in Anagrafe tributaria, bisogna privilegiare la cifra più alta.

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La critica: c’è un alto rischio che l’accertamento induttivo basato su elementi statistici si allontani parecchio dalle spese effettivamente sostenute dal contribuente, facendo scattare accertamenti su contribuenti onesti, costringendoli tra l’altro a dimostrare di aver correttamente pagato le tasse attraverso l’esibizione di “prove” (scontrini e via dicendo) in una sorta di inversione dell’onere della prova (leggi qui).

Come detto, contro le medie Istat del Redditometro non sono mancati pronunciamenti della giustizia. Fra le sentenze più “celebri”, quella del febbraio scorso pronunciata dalla sezione staccata del tribunale di Napoli, a Pozzuoli, che ha dato ragione a un contribuente in un ricorso anti-redditometro, stabilendo che il mancato rispetto della privacy, il rischio di ribaltamento dell’onere della prova, l’eccessivo peso degli elementi statistici rispetto ai dati di fatto, violano una serie di norme comuitarie e nazionali, fra cui la Costituzione (leggi qui).

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Contenzioso

Anche qui, cambiamenti in vista. Il decreto ministeriale prevede una fase di contraddittorio, obbligatoria, che deve precedere l’accertamento vero e proprio, e che avviene a garanzia del contribuente: se infatti in questa sede viene dimostrata la veridicità della dichiarazione, non parte l’accertamento vero e proprio. Questa fase sembra destinata ad essere ulteriormente potenziata: il che, oltre ad andare nella direzione di una maggior compliance fiscale, andrebbe anche a favore di una riduzione delle liti pendenti e di una maggior velocizzazione e i tempi della giustizia. In pratica, dopo il contraddittorio, prima di far partire un eventuale accertamento, si pensa di introdurre una mediazione, probabilmente attraverso due fasi: una proposta di adesione e la mediazione vera e propria.

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Nel mirino grande evasione

Questo in realtà è un concetto che il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, ha già ufficialmente espresso a più riprese, e che è stato anche messo nero su bianco. Lo scorso 20 gennaio l’Agenzia ha emesso un comunicato per fornire una serie di chiarimenti, rassicurando sul fatto che «i pensionati, titolari della sola pensione, non saranno mai selezionati dal nuovo redditometro», e che lo strumento «verrà utilizzato per individuare i finti poveri e, quindi, l’evasione spudorata» di coloro che «pur evidenziando una elevata capacità di spesa, dichiarano redditi esigui» magari anche usufruendo «di agevolazioni dello Stato sociale negate ad altri che magari hanno un tenore di vita più modesto».

Con la stessa nota di chiarimenti, l’Agenzia ha anticipato una sorta di franchigia, per cui le posizioni con scostamenti fino a 12mila euro l’anno non verranno prese in considerazione (leggi qui).

Per il 2013, sono previsti 35mila controlli da accertamento sintetico.

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