Redditometro 2013: le 5 FAQ per chiarire i dubbi

di Francesca Pietroforte

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Nuovo Redditometro: domande e risposte più frequenti per arrivare preparati all'appuntamento con il Fisco, calcolare la propria capacità contributiva e difendersi in sede di eventuale contraddittorio.

Partito il “nuovo Redditometro”con cui il Fisco verifica la congruità dei  redditi dichiarati  (a partire da quelli 2009) con la capacità di spesa presunta,  ecco le principali FAQ per i contribuenti che nutrono dubbi sul meccanismo di analisi.

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La normativa di riferimento è il D.M. 24 dicembre 2012 (scaricalo) in Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2013: “Contenuto induttivo degli elementi identificativi di capacità contributiva sulla base dei quali può essere fondata la determinazione del reddito”.

1. Cosa  sono gli elementi identificativi di capacità contributiva?

Corrispondono alla “spesa sostenuta dal contribuente per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento” (co. 1, art. 1).   Per calcolare la propria capacità contributiva, la Tabella A allegata al decreto illustra 100 voci di spesa – organizzate in 10 categorie (alle quali si aggiunge quella degli investimenti) di elementi identificativi presi in esame dal Fisco.

2. Quali sono le spese analizzate?

Le spese si possono articolare nelle seguenti categorie: consumi di generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; alimentazione; combustibili ed energia; mobili elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi.

Per il dettaglio delle 100 voci:

=>Guarda l’infografica: Redditometro e voci di spesa

3. Come si stabilisce la congruità di un reddito?

L’art. 2 del decreto individua l’elenco degli elementi usati dall’amministrazione finanziaria a questo fine, per il quale si distinguono due tipologie di spesa.

  • Spese dirette: già note al Fisco (certe), sono sostenute da contribuente, coniuge o familiare a carico, escluse quelle effettuate per lavoro (che però devono essere documentate).

=>Scopri come valutare ai fini del Redditometro le spese di lavoro

  • Spese attribuibili: figurative (presunte) e calcolate statisticamente in base alla spesa media Istat riferita ai consumi del nucleo familiare.

=>Leggi i dubbi sulla legittimità delle medie ISTAT

L’art. 3 individua altri elementi utili per l’individuazione della congruità del reddito: incrementi patrimoniali e quota di risparmio riscontrata formatasi nell’anno
(leggi di più).

4. Come si calcola la spesa del nucleo familiare?

La spesa complessiva di una famiglia viene ripartita tra i suoi componenti o in percentuale corrispondente al rapporto tra il reddito complessivo attribuibile al contribuente e il totale dei redditi complessivi attribuibili ai componenti stessi del gruppo familiare.

Nel caso in cui il nucleo familiare non abbia dichiarato redditi, si considera la percentuale corrispondente al rapporto tra spese sostenute dal contribuente e totale delle spese dell’intero nucleo familiare.

Sono state individuate 11 tipologie di nucleo familiare: persona sola con meno di 35 anni, coppia senza figli con meno di 35 anni, persona sola con età compresa tra 35 e 64 anni, copia senza figli con età compresa tra 35 e 64 anni, persona solo con 65 anni o più, coppia senza figli con 65 anni o più, coppia con un figlio, coppia con due figli, coppia con tre figli o più, mono-genitore, altre tipologie.

Ognuna è a sua volta divisa dal punto di vista geografico in: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole. A ciascuno dei 55 cluster ottenuti vengono applicate le statistiche riguardanti la spesa annuale.

5. Come confutare un presunto scostamento?

Se, analizzando tutti gli elementi, l’Agenzia delle Entrate riscontra una differenza superiore al 20% tra reddito dichiarato e reddito accertabile in favore del secondo, invita il contribuente a presentarsi al contraddittorio dove difendersi, onde evitare di emettere un avviso di accertamento.

=>Ecco i dubbi sul Redditometro, applicato come gli Studi di Settore

Sono evidenti le analogie tra il nuovo redditometro e gli Studi di Settore, e questo non manca di sollevare polemiche: l’amministrazione finanziaria può dedurre i casi di evasione in base a spese che non sono state effettivamente sostenute dal contribuente, ma che lo sarebbero solo dal punto di vista statistico.

In precedenza il redditometro non valeva come prova, come confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 23554/2012 (leggila), e questa interpretazione è stata riproposta da più sentenze successive, prevalenti anche per la nuova versione dello strumento.

=>Redditometro: onere della prova anche al Fisco

In questo senso, seppure la norma impone al contribuente l’onere della prova (di innocenza),  l’Agenzia dovrà comunque procurarsi elementi a supporto dell’evasione: in caso contrario l’accertamento potrebbe venire considerato nullo per difetto di motivazione.

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