Dipendenza da lavoro: ecco il test per diagnosticarla

di Teresa Barone

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La sindrome del Workaholic si manifesta gradualmente ma è possibile individuarla osservando alcuni segnali precisi: ecco quali sono.

La dipendenza da lavoro, detta anche Workaholism, è riconosciuta come una vera e propria patologia che colpisce sempre più lavoratori indipendentemente dal genere e dalla professione svolta. I manager e coloro che hanno incarichi di responsabilità, spesso costretti a un surplus di lavoro quotidiano, sono certamente soggetti a rischio, ma identificare questa forma di stress lavoro correlato non è affatto immediato.

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La dipendenza da lavoro, come altre forme di dipendenza, si manifesta gradualmente e possono essere identificate tre stadi principali: una fase iniziale (la vita sociale perde di qualità, si trascorre il tempo libero a svolgere piccole mansioni di lavoro, ci si sente depressi e spesso si manifestano sintomi come cefalea e mal di stomaco), una fase critica (alle caratteristiche precedenti si aggiungono episodi di aggressività, pressione alta e ulcera), una fase cronica (si lavora di giorno e di notte, non esistono ferie e la vita provata è inesistente).

Quando è il caso di correre ai ripari e consultare uno specialista? Per evitare che la situazione diventi ingestibile è preferibile porsi alcune domande già quando ci si identifica con la prima fase descritta sopra, tuttavia esistono strumenti specifici mirati a identificare la dipendenza da lavoro, corredati da test di diagnosi, scale di valori ed elenchi di quesiti utili a verificare se si è vicini al Workaholism.

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Il test maggiormente utilizzato è il “Work Addiction Risk Test“, che propone 25 situazioni nelle quali identificarsi per monitorare la propria dipendenza. Esiste anche un documento elaborato dal sito dei Workaholic Anonymous, basato sulla formulazione di sei caratteristiche tipiche del lavoratore Workaholist:

1. Si basa la propria autostima sulle prestazioni lavorative e sui risultati raggiunti;
2. Non si riesce a smettere di lavorare nel timore di non completare alcuni compiti;
3. Ci si sente più capaci e intelligenti degli altri o, viceversa, più incapaci e inutili;
4. Si tende a focalizzarsi su ciò che non va;
5. Si rifugge dalle vere emozioni attraverso  il lavoro;
6. Si tende a trascurare le relazioni interpersonali (tranne quelle legate al lavoro), affetti e interessi.

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Dallo “Scandinavian Journal of Psychology”, invece, arriva la ” Work addiction scale” incentrata su sette quesiti a risposta multipla (mai, raramente, qualche volta, spesso, sempre). Se la risposta alle domande è spesso o sempre in almeno 5 dei casi, è necessario affrontare il problema al più presto.

1. Pensate a come potreste avere più tempo da dedicare al lavoro?
2. Passate molto più tempo al lavoro di quanto previsto?
3. Lavorate con l’obiettivo di ridurre il senso di colpa, ansia, impotenza o depressione?
4. I vostri cari vi hanno già detto di ridurre il tempo dedicato al lavoro ma voi non li avete ascoltatati?
5. Vi sentite male o a disagio quando non potete lavorare?
6. Trascurate i vostri hobby e piaceri a causa del lavoro?
7. Il vostro lavoro ha ripercussioni negative sulla salute?