In Italia la maggior parte delle malattie professionali riconosciute è un disturbo muscolo-scheletrico: tendiniti, ernie del disco, lombalgie, sindrome del tunnel carpale. Secondo l’INAIL è di questo tipo oltre il 60% delle denunce presentate ogni anno, una quota in crescita. Lo confermano i dati più recenti: nel primo trimestre 2026 le denunce di malattia professionale sono salite del 16,7% sull’anno prima, con le osteo-muscolari in testa.
In sintesi:
- i disturbi muscolo-scheletrici colpiscono muscoli, tendini, articolazioni e nervi per sovraccarico biomeccanico sul lavoro;
- sono la prima malattia professionale in Italia, oltre il 60% delle denunce INAIL;
- le forme più comuni sono ernia del disco, tendiniti di spalla e gomito, sindrome del tunnel carpale;
- i più esposti sono chi movimenta carichi, ripete gli stessi gesti o resta a lungo in postura fissa;
- la prevenzione passa da valutazione del rischio nel DVR, interventi ergonomici e sorveglianza sanitaria.
Cosa sono i disturbi muscolo-scheletrici da lavoro
I disturbi muscolo-scheletrici da lavoro sono patologie di muscoli, tendini, articolazioni, ossa e nervi periferici causate o aggravate dall’attività lavorativa attraverso il sovraccarico biomeccanico. Le forme più frequenti sono l’ernia del disco lombare, le tendiniti di spalla e gomito, la sindrome del tunnel carpale. All’origine ci sono movimenti ripetuti, applicazione di forza, posture incongrue mantenute a lungo, vibrazioni e tempi di recupero insufficienti. Sono patologie multifattoriali, perché al rischio lavorativo si sommano fattori individuali come età e condizioni pregresse.
Per il riconoscimento come malattia professionale il lavoratore documenta all’INAIL il nesso con le mansioni svolte e i rischi a cui è stato esposto.
Perché sono la prima malattia professionale
Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo sono da anni le malattie professionali più denunciate in Italia, davanti a quelle del sistema nervoso e dell’orecchio. La loro crescita ha più cause che convivono: una maggiore consapevolezza dei lavoratori, il ruolo più attivo dei medici certificatori, l’ampliamento delle tabelle delle patologie riconosciute e nuovi fattori di rischio come la sedentarietà e le posture fisse prolungate, che portano il problema anche sul lavoro d’ufficio.
L’invecchiamento della forza lavoro accentua il fenomeno. Con l’età crescono la vulnerabilità dei tessuti e i tempi di recupero, mentre la vita lavorativa si allunga e l’esposizione cumulata diventa più lunga, facendo emergere le patologie in fasce di età sempre più ampie.
Quali lavori sono più a rischio
Il rischio è trasversale e riguarda anche mansioni considerate leggere. I lavoratori più esposti ai disturbi muscolo-scheletrici sono:
- addetti dell’industria e della logistica impegnati nella movimentazione manuale dei carichi;
- operatori sanitari e dell’assistenza che sollevano e spostano persone;
- addetti a catene di montaggio, confezionamento e cassa, con gesti ripetuti per l’intero turno;
- chi lavora a lungo seduto in postura fissa al videoterminale.
Come prevenire i disturbi muscolo-scheletrici in azienda
Su queste patologie la prevenzione in azienda ha leve concrete. Il datore di lavoro valuta il rischio da sovraccarico biomeccanico nel documento di valutazione dei rischi, con i metodi previsti per la movimentazione dei carichi e i movimenti ripetitivi, e adotta le misure conseguenti:
- ausili meccanici per il sollevamento e la movimentazione;
- riprogettazione ergonomica delle postazioni di lavoro;
- rotazione delle mansioni per ridurre l’esposizione continua;
- pause e distribuzione dei carichi lungo il turno;
- sorveglianza sanitaria del medico competente, per intercettare i primi segnali.
Questi interventi riducono assenze, inabilità e contenzioso, incidono sulla continuità operativa e possono abbassare il premio assicurativo INAIL per le aziende che migliorano le condizioni di lavoro, attraverso l’oscillazione del tasso medio di tariffa.