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Nomadi Digitali: un piano per recuperare 450 milioni di mancato gettito fiscale

di Teresa Barone

10 Febbraio 2026 13:36

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L'Italia perde 450 milioni l'anno di tasse dai nomadi digitali. Ecco la proposta per semplificare il fisco e regolarizzare i lavoratori da remoto.

L’Italia è un paradiso per i nomadi digitali, ma un labirinto burocratico che costa caro alle casse dello Stato. Secondo il Quarto Rapporto sul Nomadismo Digitale, la mancanza di una fiscalità agile genera un “buco” contributivo stimato tra 150 e 450 milioni di euro l’anno: un tesoro che sfugge perché il sistema attuale spinge i professionisti internazionali a restare nel limbo del turismo senza contribuzione.

Il paradosso fiscale di un’Italia che perde milioni di tasse

Il rapporto tra Fisco e nomadi digitali in Italia oggi è un vicolo cieco. Con quasi 900mila presenze annue, il Paese attira talenti ma non offre loro gli strumenti per pagare le tasse in modo semplice. La complessità nell’apertura di posizioni fiscali e i requisiti rigidi del visto spingono molti professionisti a operare come “turisti a lungo termine”, privando lo Stato di un gettito che potrebbe finanziare il welfare locale.

Una piattaforma digitale per il welfare

Per trasformare questo flusso in gettito reale, la soluzione non è solo abbassare le tasse ma rendere la regolarizzazione istantanea. Luca Furfaro, Welfare Specialist e membro del CTS dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali (AIND), propone una svolta radicale per intercettare i lavoratori autonomi internazionali.

Occorre una piattaforma digitale integrata, gestita dall’INPS, che permetta una registrazione snella e il versamento di imposte e contributi in modo coerente con l’accesso ai servizi. Semplificare significa rendere l’Italia un Paese attrattivo per chi oggi produce valore ma resta fuori dal perimetro fiscale nazionale.

La proposta prevede la creazione di una posizione fiscale nominale e il versamento anticipato di un’imposta sostitutiva, garantendo al lavoratore l’accesso immediato alle tutele sociali e alla sanità, trasformando il “visitatore” in un contribuente attivo.

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Rigenerazione dei borghi e brain gain

L’impatto dei nomadi digitali non è solo monetario. Il Rapporto AIND sottolinea come lo spostamento dei lavoratori da remoto verso le aree interne e i piccoli borghi stia favorendo una rigenerazione territoriale spontanea. Questi professionisti portano competenze e innovazione (il cosiddetto brain gain), ma per stabilizzare questo processo serve un sistema fiscale che non sia una barriera, bensì un facilitatore di cittadinanza digitale.