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Covid: obiettivo passaporto vaccinale UE entro l’estate

di Redazione PMI.it

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Paesi UE d'accordo sul passaporto vaccinale per stimolare il turismo estivo, proposta legislativa in marzo: obiettivi e nodo privacy da risolvere.

L’Europa lavora al passaporto vaccinale Covid, nel mese di marzo si attende una proposta legislativa ma c’è già un accordo di massima fra i paesi partner, con l’obiettivo di raggiungere il risultato entro l’estate. L’ipotesi è quella di un documento digitale che consenta di viaggiare senza sottoporsi a misure restrittive. L’aver fatto il vaccino potrebbe infatti evitare l’obbligo di rispettare una serie di misure di sicurezza, come i tamponi obbligatori e la quarantena. Ma ci sono ancora questioni in sospeso, rileva la presidente Ue Ursula von der Leyen.

In ogni caso, non si tratterebbe di un documento obbligatorio per poter viaggiare, ma uno strumento in più per guadagnare una corsia preferenziale negli spostamenti intra-UE e possibilmente anche extra-UE.

Digital Green Pass

La proposta del passaporto vaccinale è stata discussa nel corso della videoconferenza fra i leader UE di venerdì 26 febbraio. Non sono state prese decisioni politiche al riguardo, quindi non ci sono certezze su tempi e modalità che eventualmente saranno stabiliti. Ma sono state forniti una serie di elementi dagli stessi leader. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che «tutti hanno concordato sul fatto che serva un documento digitale che certifichi il vaccino», compatibile in tutti i paesi europei, e ha anticipato una tempistica: «ci aspettiamo che siano pronti per l’estate».

La stessa Merkel ha precisato che si potrà viaggiare anche senza passaporto vaccinale e che comunque «non è stata presa una decisione politica» in materia. Un aspetto sottolineato anche dalla presidente von der Leyen: «abbiamo discusso dei certificati vaccinali ma ci sono ancora questioni politiche in sospeso e anche questioni scientifiche». Nel corso di un’altra videoconferenza con i parlamentare tedeschi, la presidente UE ha aggiunto che sul passaporto vaccinale verrà presentata una specifica proposta legislativa a marzo.

Per creare il certificato vaccinale Covid saranno necessari circa tre mesi. Il motivo per cui è stato identificato l’obiettivo di predisporre questo certificato entro l’estate, come è facile immaginare, è il turismo. Il passaporto potrebbe anche essere utilizzato anche per i viaggi extra UE. L’idea, in base alle anticipazioni che filtrano, è quella di predisporre una piattaforma digitale, per verificare facilmente alle frontiere l’avvenuta vaccinazione.

Un punto importante è «sviluppare un approccio europeo», per evitare iniziative «iniziative bilaterali» degli Stati membri che creerebbero ancor più difficoltà. In sintesi, si tratta di condividere «informazioni confidenziali, quindi vogliamo dire chiaramente che noi offriamo una soluzione europea».

Il nodo privacy

Ci sono, come è facile immaginare, tutta una serie di tematiche da risolvere, per esempio sul fronte della gestione dei dati sanitari. Ursula von der Leyen riassume così la questione: bisogna tenere conto del rischio di discriminazioni ma anche del fatto che «per molti paesi Ue il turismo è estremamente importante dal punto di vista economico e sociale». Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato che lo strumento «porrà molte questioni tecniche, di rispetto dei dati individuali, di organizzazione delle nostre libertà», e di conseguenza «bisogna prepararlo fin da ora tecnicamente, politicamente, giuridicamente».

Sul fronte  privacy, da segnalare anche una posizione del Garante italiano, il quale «richiama l’attenzione dei decisori pubblici e degli operatori privati italiani sull’obbligo di rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati personali», in considerazione del fatto che i dati relativi allo stato vaccinale, sono «particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali».

In realtà, il Garante si riferisce, più che al dibattito europeo, alle ipotesi di prevedere un passaporto vaccinale Covid «come condizione per l’accesso a determinati locali o per la fruizione di taluni servizi (es. aeroporti, hotel, stazioni, palestre ecc.)». E sottolinea che il tema «debba essere oggetto di una norma di legge nazionale, conforme ai principi in materia di protezione dei dati personali (in particolare, quelli di proporzionalità, limitazione delle finalità e di minimizzazione dei dati), in modo da realizzare un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico che si intende perseguire e l’interesse individuale alla riservatezza». In assenza di tale eventuale base giuridica normativa, «sulla cui compatibilità con i principi stabiliti dal Regolamento UE, il Garante si riserva di pronunciarsi, l’utilizzo in qualsiasi forma, da parte di soggetti pubblici e di soggetti privati fornitori di servizi destinati al pubblico, di app e pass destinati a distinguere i cittadini vaccinati dai cittadini non vaccinati è da considerarsi illegittimo».

Ad ogni modo, von der Leyen ha garantito che la soluzione europea proposta «rispetterà la protezione dei dati, la sicurezza e la privacy».