Le 10 autocertificazioni che aumentano i costi della burocrazia per le imprese italiane

di Teresa Barone

21 Maggio 2026 14:28

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Le 10 autocertificazioni più diffuse costano alle imprese 673,9 milioni di euro l'anno e 3,4 milioni di giornate. La PDND può tagliare questi costi.

Le autocertificazioni più diffuse costano alle imprese italiane 673,9 milioni di euro ogni anno: 27,5 milioni di pratiche, 3,4 milioni di giornate lavorative bruciate in attività a basso valore aggiunto. È quanto emerge dal rapporto della Fondazione Promo PA, presentato in occasione dei trent’anni del Registro delle Imprese, promosso da Unioncamere e InfoCamere. Un dato che traccia la mappa dei costi della burocrazia per le imprese, focalizzando il carico fiscale sul tempo improduttivo imposto dagli adempimenti amministrativi.

Autocertificazioni PA: conto salato per le imprese

Le dieci autocertificazioni più utilizzate dalle imprese generano complessivamente 27,5 milioni di pratiche l’anno. Richiedono in media 63 minuti di lavoro ciascuna, per un totale di 3,4 milioni di giornate-uomo dedicate ad adempimenti che, nella maggior parte dei casi, potrebbero essere evitati ricorrendo a strumenti digitali già disponibili.

Il costo complessivo stimato è di 673,9 milioni di euro annui, pari a circa 24,5 euro a pratica. Una cifra che, moltiplicata per milioni di procedure, si traduce in un prelievo silenzioso sulla produttività delle imprese.

Le 10 autocertificazioni più diffuse

Questi i dieci adempimenti nel mirino del report Fondazione Promo PA:

Autocertificazione Cosa attesta
DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) Regolarità dei versamenti contributivi e previdenziali verso INPS, INAIL e Cassa Edile
Certificazione antimafia (dichiarazione sostitutiva) Assenza di interdittive antimafia e carichi pendenti
Certificazione dei debiti tributari e regolarità fiscale Posizione fiscale dell’impresa e assenza di pendenze con l’Agenzia delle Entrate
Dichiarazione sostitutiva di iscrizione al Registro delle Imprese Dati anagrafici, legali e societari dell’azienda
Autocertificazione dei requisiti di idoneità morale e professionale Requisiti richiesti per gare d’appalto, licenze e autorizzazioni
Dichiarazione sul rispetto degli obblighi di assunzione (L. 68/99) Rispetto delle quote di riserva per l’assunzione di categorie protette
Dichiarazione sostitutiva per bilanci e situazioni patrimoniali Dati contabili o fatturati non ancora depositati, richiesta per bandi di finanziamento
Autocertificazione dei requisiti dimensionali dell’impresa Qualifica di PMI, microimpresa o grande impresa, necessaria per aiuti di Stato e regime de minimis
Autocertificazione per l’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali Possesso dei requisiti per abilitazioni di settore specifiche
Dichiarazioni sostitutive per l’accesso a contributi pubblici e bandi Modulistica autocertificativa per fondi regionali, nazionali ed europei, inclusi bandi PNRR e credito d’imposta

I dati sono stati esposti da Gaetano Scognamiglio, fondatore e presidente di Promo Pa, e da Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere, nel convegno nazionale “Trasparenza, innovazione e sviluppo: trent’anni di storia del Registro delle Imprese”.

Il tallone d’Achille della burocrazia italiana

La ricerca ha interpellato direttamente le imprese sulle criticità riscontrate nella gestione degli adempimenti burocratici. Il problema più segnalato — con un punteggio di 8,3 su 10 — è l’obbligo di ripresentare la stessa dichiarazione per ogni nuova procedura con la Pubblica Amministrazione, anche quando i dati sono già presenti nelle banche dati pubbliche. Seguono la complessità degli adempimenti, la modulistica disomogenea richiesta da amministrazioni diverse per la stessa autocertificazione e il dialogo difficile con gli uffici pubblici.

Il paradosso è misurabile: le informazioni esistono già, sono già verificabili in tempo reale, ma le imprese continuano a produrre documenti per certificare ciò che la PA potrebbe acquisire direttamente alla fonte.

Decertificazione e digitale, la svolta sconosciuta

La soluzione esiste già. Si chiama Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND): l’infrastruttura pubblica che collega le banche dati di INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate-Riscossione e Camere di Commercio. Attraverso la PDND, le autocertificazioni più ripetitive potrebbero essere sostituite da controlli automatici, con dati acquisiti direttamente alla fonte in tempo reale: è il principio della decertificazione. Il limite è la scarsa conoscenza dello strumento tra le imprese: la PDND è nota soltanto al 17% degli imprenditori.

InfoCamere ha proposto anche uno strumento immediatamente accessibile: l’app impresa-italia.it, che consente l’accesso al Registro delle Imprese direttamente da smartphone. L’integrazione con la PDND permetterebbe la trasmissione automatica delle certificazioni più frequenti, eliminando la necessità di produrre documenti già presenti nel sistema pubblico. La digitalizzazione degli adempimenti per le imprese è indicata come priorità nel decreto PNRR approvato dal Consiglio dei ministri a gennaio 2026.

Le soluzioni per tagliare gli adempimenti

DaInfoCamere ha indicato tre linee d’azione per accelerare la transizione verso la decertificazione digitale:

  • rendere cogente l’obbligo di decertificazione, vincolando le amministrazioni pubbliche a riversare sulla PDND le informazioni relative alle imprese;
  • accompagnare imprese e PA nel percorso di adozione attraverso formazione, sportelli digitali e campagne informative capillari;
  • valorizzare le potenzialità della piattaforma alimentandola con i dati delle imprese, a partire dalle certificazioni di più frequente utilizzo.

Registro Imprese, primato europeo dell’Italia

Il convegno è stato anche l’occasione per presentare le stime sul valore economico generato dal Registro delle Imprese nei trent’anni tra il 1996 e il 2025: tra 34 e 41 miliardi di euro, a fronte di circa 7 miliardi versati dalle imprese in diritti di segreteria. Un rapporto tra investimento e benefici che si misura in semplificazione digitale, trasparenza del mercato e sostegno alla legalità economica.

Il sistema italiano vanta diversi primati europei: il Registro è il primo in Europa per numero di imprese censite ed è tra i più avanzati nell’adozione di tecnologie digitali innovative, dall’intelligenza artificiale ai sistemi di identificazione digitale. Solo metà dei Paesi europei offre più di cinque servizi online; l’Italia è tra questi, con funzionalità come il deposito elettronico delle dichiarazioni annuali e l’utilizzo dei servizi da parte di soggetti terzi, ancora poco diffuse nel resto del continente.