TASI e IMU 2014, i dubbi emersi dalle delibere

di Barbara Weisz

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In base al Salva Roma i Comuni possono applicare la maggiorazione dello 0,08% a prima casa o altri immobili (non entrambi) ma ci sono interpretazioni "estensive": i casi dubbi di Venezia e Biella.

Le oltre 2mila delibere comunali su TASI e IMU 2014 presentano una varietà di aliquote, agevolazioni e casi particolari che mettono a dura prova il contribuente: in ogni Comune d’Italia i proprietari di immobili hanno regole diverse con cui fare i conti. E analizzando nel dettaglio i provvedimenti con cui le amministrazioni municipali hanno messo a punto le aliquote, emergono dubbi di coerenza con le leggi nazionali: a volte, infatti, superano le soglie consentite, come ad esempio a Biella o Venezia.

Mappa aliquote 2014

Ecco aliquote di Bologna, Aost,a Brescia, Modena, Reggio Emilia, Livorno, Forlì, Ferrara, Pordenone, Bergamo, Cremona, Macerata, Pesaro, Urbino, Novara e Sassari:

=> Aliquote TASI: 1° gruppo di delibere comunali

A seguire quelle di Torino, Biella, Piacenza, Savona, Mantova, Arezzo, Lucca, Siena, Trento, Vicenza e Caserta:

=> Aliquote TASI: 2° gruppo di delibere comunali

Infine, ecco le aliquote di Napoli, Venezia, Genova, Bari, Udine, Treviso, Pistoia, Grosseto, Lecce, Verbania, Asti, Varese, Lecco, Frosinone, Rimini, Ravenna e Parma:

=> Aliquote TASI: 3° gruppo di delibere comunali

Il punto di partenza è il Salva Roma, provvedimento con cui è consentito alzare fino allo 0,08% le aliquote TASI oltre il tetto consentito dalla Legge di Stabilità: significa che l’aliquota sulla prima casa può arrivare a 3,3 per mille (0,25% + 0,08%), oppure la somma di TASI+IMU sugli altri immobili può al massimo toccare l’1,14%. Il punto sta nella parola oppure: non si può portare l’aliquota sulle abitazioni principali al 3,3 per mille e quella sugli altri immobili all’1,14%.

  • Se la prima è a 0,33%, la somma IMU+TASI sulle altre abitazioni può arrivare a 1,06%.
  • Se quest’ultima è all’1,14%, l’aliquota sulle abitazioni principali deve fermarsi allo 0,25%.

In pratica, bisogna prendere le due aliquote massime (0,25% prime case e 1,06% di IMU+TASI sugli altri immobili) e spalmare in vario modo la maggiorazione dello 0,08%. Invece, ci sono Comuni che l’hanno applicata interamente sia alle prime case sia agli altri immobili.

Aliquote a rischio legalità

L’aliquota sulle prime case a Venezia è stata portata al 3,3 per mille (tetto massimo consentito utilizzando l’intera maggiorazione dello 0,08%) e fin qui tutto bene. Tuttavia, nche su abitazioni diverse dalla prima casa viene applicata la maggiorazione dello 0,08% portando la somma TASI-IMU sopra l’1,04%. E’ il caso di tutti gli immobili ad uso abitativo che appartengono alla categoria catastale A e diversi da prima casa e da abitazioni locate a equo canone o con contratti convenzionati o alloggi sociali: ad esempio, di abitazioni sfitte o in comodato d’uso ai parenti, per le quali è prevista IMU all’8,1 per mille a cui si aggiunge il 3,3 per mille di TASI.

Non si tratta di un contrasto con le regole previste dal salva Roma?

Ancor più dubbio il caso di Biella. Qui la delibera prevede aliquota TASI ordinaria del 3,3 per mille e IMU ordinaria dell’8,1 per mille. Sulle prime case non c’è problema ma gli altri immobili, sommando 8,1 + 3,3 per mille, pagheranno l’11,4 per mille (1,14%), non consentito in presenta di una TASI sulle prime case già portata al 3,3 per mille.

Come si conciliano le due cose?

Come comportarsi

Esiste la possibilità che anche altre delibere comunali presentino analoghi inconvenienti. Il consiglio per il contribuente è sempre lo stesso: per non sbagliare, innanzitutto controllare cosa prevede la delibera del Comune e, nel caso in cui non riesca a interpretarla correttamente (non da escludere vista la complicazioni di somme varie, aliquote differenziate e agevolazioni varie), rivolgersi ai servizi territoriali competenti. Si può dare anche un consiglio ai Comuni: sarebbe il caso di pubblicare, oltre alle delibere (come d’obbligo, per legge), anche delle guide operative, complete di specchietto con aliquote TASI e IMU da applicare alle singole tipologie di abitazioni. Come ha fatto il Comune di Venezia, pur se solo per l’IMU (clicca qui), a cui poi il contribuente deve, eventualmente, sommare la TASI (che in realtà a Venezia è quasi sempre pari a 0, tranne che nei casi sopra citati delle abitazioni principali e degli altri immobili adibiti ad uso abitativo della categoria catastale A).

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