OCSE, le riforme per l’Italia: energia, lavoro, pensioni e PMI

di Barbara Weisz

Pubblicato 24 Aprile 2026
Aggiornato 23 Settembre 2026 16:03

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L’Economic Survey OCSE indica le riforme per aumentare produttività e crescita: energia più competitiva, giovani al lavoro, pensioni e sviluppo delle PMI.

L’OCSE individua nelle riforme strutturali la condizione per aumentare la crescita potenziale dell’Italia: riduzione dei costi energetici, maggiore partecipazione dei giovani al lavoro, sostenibilità della spesa pensionistica e condizioni più favorevoli alla crescita delle imprese. Sono le direttrici dell’Economic Survey sull’Italia pubblicato il 23 aprile 2026, che analizza le debolezze destinate a incidere sull’economia anche oltre il ciclo congiunturale.

Il rapporto indicava allora una crescita del PIL dello 0,4% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, sulla base dei dati disponibili fino al 13 aprile. Le successive previsioni OCSE sulla crescita italiana hanno aggiornato quel quadro congiunturale; le raccomandazioni dell’Economic Survey restano invece concentrate sulle condizioni necessarie per aumentare produttività e crescita nel medio periodo: pensioni e spesa pubblica, mercato del lavoro, formazione, energia e capacità delle PMI di investire e aumentare di dimensione.

Energia, tallone d’Achille della competitività

Quest’ultima emergenza è particolarmente attuale, complici i rincari energetici determinati dal conflitto in Medio Oriente. In Italia la situazione è aggravata dal fatto che la bolletta energetica è strutturalmente più alta rispetto a quella di altri Paesi. Le imprese pagano già un prezzo dell’energia che le penalizza sui mercati internazionali, condizionato da una dipendenza ancora elevata dai combustibili fossili importati. La soluzione indicata dall’OCSE: investimenti nelle energie rinnovabili e nell’elettrificazione.

Invecchiamento e fuga dei talenti sul mercato del lavoro

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il problema di fondo risiede in un invecchiamento della forza lavoro non adeguatamente compensato dall’ingresso delle nuove generazioni. Lungi dall’essere attrattivo per i giovani, il Paese registra una quota di giovani NEET — che non studiano e non lavorano — pari al 16% nel 2024, e il tasso di occupazione nella fascia 20-24 anni si colloca al penultimo posto tra i Paesi OCSE, davanti alla sola Grecia.

Una parte consistente di questi giovani cerca opportunità all’estero, erodendo il capitale umano del Paese. L’OCSE indica tre direttrici di intervento: un passaggio più agevole tra scuola e lavoro, maggiori risorse alle università pubbliche — i cui finanziamenti sono tra i più bassi dell’area — e sistemi di formazione continua adeguati alla domanda del mercato.

Un ulteriore problema strutturale riguarda le dimensioni delle imprese: il tessuto produttivo a prevalenza di PMI rischia di ostacolare gli investimenti in ricerca e sviluppo e, di conseguenza, l’innovazione. In questo caso, l’OCSE indica la necessità di snellire normative e fisco, sostenere ricerca e sviluppo, promuovere migliori pratiche gestionali.

Pensioni, spesa pubblica e riforma fiscale

Sul fronte dei conti pubblici, il rapporto OCSE indica la necessità di contenere la spesa pensionistica, proseguire nella spending review e nella riforma delle pensioni rendendo più efficiente il sistema fiscale e aumentando la partecipazione al mercato del lavoro. Con un debito pubblico che supera il 137% del PIL, la strada del risanamento si presenta particolarmente ardua.

L’OCSE chiede di contenere la spesa pensionistica — la cui incidenza sul PIL resta tra le più alte d’Europa — di proseguire nella spending review e nella riforma delle pensioni, rendendo più efficiente il sistema fiscale, riducendo i consistenti deficit nella riscossione delle entrate e aumentando la partecipazione al mercato del lavoro. ù

A pesare sulle prospettive di bilancio ci sono anche i crescenti impegni per la difesa e i costi della transizione climatica.  Per riportare il debito su una traiettoria discendente, l’OCSE stima necessario raggiungere un avanzo primario strutturale intorno al 2,5% del PIL nei prossimi anni: un obiettivo che l’OCSE stesso definisce «sfidante».