La Commissione Europea ha adottato la propria risposta alla crisi energetica aperta dalla guerra in Iran. Il pacchetto, denominato Accelerate EU, è una comunicazione di natura non legislativa — la cosiddetta toolbox, la cassetta degli strumenti — che potrà essere seguita da proposte legislative nei prossimi giorni. Obiettivo, contrastare l’impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta il 1° marzo. Da allora il Brent è salito del 13%, il gas TTF del 25% e, secondo le stime della presidente Ursula von der Leyen, la bolletta energetica dell’Unione Europea è già aumentata di 22 miliardi di euro.
Acquisti congiunti, elettrificazione e vertice sugli investimenti
Il pacchetto Accelerate EU contiene alcuni pilastri già anticipati da von der Leyen nelle ultime settimane: la Raccomandazione agli Stati Membri di ridurre la domanda energetica, il rafforzamento del coordinamento tra i 27 per gli acquisti congiunti di energia e nuove spinte verso la diversificazione delle fonti. Quest’ultima direttrice punta in particolare sulle energie rinnovabili e sul nucleare nella UE, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’autonomia europea dai combustibili fossili importati.
Sul lungo periodo, Bruxelles annuncia un piano per l’elettrificazione dell’industria, dei trasporti e dell’edilizia, con investimenti in parchi eolici — anche offshore — impianti a energia rinnovabile e centrali idroelettriche. A completare il quadro, un vertice sugli investimenti nell’energia pulita che riunirà il settore dei servizi finanziari, i principali investitori istituzionali, i leader industriali, gli sviluppatori di progetti e gli enti finanziatori pubblici, con l’obiettivo di accelerare i capitali privati nella transizione energetica. Le indicazioni rimangono in larga parte di principio: i dettagli operativi si sostanzieranno nei prossimi giorni, anche in base a quanto emergerà al Consiglio di Cipro.
Aiuti di Stato flessibili per imprese e famiglie
Il fronte dove Bruxelles concede di più è quello degli aiuti di Stato. Entro fine aprile la Commissione darà il via libera a un nuovo regime temporaneo che allargherà i margini consentiti per gli interventi pubblici a sostegno dei settori più esposti ai rincari energetici. Per le famiglie, le misure che gli Stati saranno stimolati ad adottare nel breve termine includono buoni energetici, programmi di leasing sociale e riduzione delle accise sull’elettricità per le fasce vulnerabili. Il problema per l’Italia è strutturale: la maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato avvantaggia soprattutto i Paesi con ampia capacità fiscale, ovvero quelli che dispongono di margini di bilancio per spendere. L’Italia, che rischia di restare o entrare in procedura di infrazione se supera il rapporto deficit-PIL del 3%, ha meno leve da attivare rispetto a Germania o Francia.
Bruxelles non sospende ETS e CBAM
Su uno dei fronti più caldi del negoziato interno all’Unione, la posizione di Bruxelles si consolida: il mercato europeo delle emissioni (ETS) e il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM, la cosiddetta Carbon Tax), non saranno sospesi. L’Italia, insieme ad altri partner, ne aveva chiesto l’interruzione temporanea ritenendoli un aggravio per le imprese in un momento già segnato dai rincari energetici. Bruxelles ritiene che i due meccanismi non siano tra i principali responsabili dell’impennata delle bollette e che tornare indietro manderebbe un segnale sbagliato sulle politiche di sostenibilità. Non è escluso, tuttavia, che possano essere previste revisioni dei meccanismi al termine di un processo di analisi.
Sul Patto di Stabilità von der Leyen chiude la porta
Altrettanto netta la posizione sull’altra grande richiesta italiana: nessuna flessibilità del Patto di Stabilità. Von der Leyen ha chiarito che al momento non esistono le condizioni di emergenza grave — ovvero una recessione severa — per attivare le clausole di deroga. L’esecutivo comunitario chiede agli Stati di non aggravare i propri deficit con misure indiscriminate e indica la strada degli interventi mirati: quelli, nelle parole della presidente, che «dovrebbero essere mirati ai gruppi vulnerabili, tempestivi e temporanei, in modo da poterli applicare per un breve periodo». Le misure nazionali già adottate dall’Italia — dal Decreto Bollette al taglio delle accise sui carburanti, in vigore fino al 1° maggio — seguono esattamente questo schema.
Nuovo Osservatorio sui carburanti
Tra le novità operative di Accelerate EU, la Commissione annuncia la creazione di un nuovo Osservatorio sui carburanti incaricato di monitorare produzione, importazioni, esportazioni e livelli delle scorte. L’obiettivo è individuare rapidamente potenziali carenze di approvvigionamento e, in caso di rilascio di scorte di emergenza, adottare misure mirate per mantenere una distribuzione equilibrata tra i 27. L’Osservatorio garantirà il coordinamento tra gli Stati membri sia per le norme di riempimento delle riserve sia per le eventuali operazioni di rilascio eccezionale delle scorte di petrolio — uno strumento che mancava nella risposta europea alla prima crisi energetica del 2022.
A Cipro il pacchetto alla prova del Consiglio UE
Il giorno successivo all’adozione della toolbox, il pacchetto è arrivato già sul tavolo dei governi: il Consiglio europeo informale del 23 e 24 aprile a Cipro è il primo banco di prova politico delle misure. Sarà lì che le posizioni nazionali — spesso distanti tra loro sulla distribuzione degli oneri, sul ruolo del Patto di Stabilità e sull’intensità degli aiuti alle imprese — si confronteranno apertamente. Per l’Italia l’appuntamento rappresenta un momento cruciale: le richieste avanzate nelle ultime settimane dal Governo sono in larga parte rimaste inascoltate, e il margine per cambiare l’orientamento di Bruxelles dipenderà anche dalla capacità di costruire alleanze tra i partner europei più esposti alla crisi.
Sul fronte nazionale, il Decreto Carburanti — che include il taglio temporaneo delle accise e crediti d’imposta per autotrasportatori e settore della pesca — è approvato al Senato e ora all’esame della Camera. Il Governo studia nuove misure per i settori più colpiti dai rincari legati alla crisi del Golfo, in un contesto in cui i margini di bilancio restano il principale vincolo all’azione.