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Semplificazioni e Pmi: abolizione SISTRI e burocrazia

di Barbara Weisz

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Cosa si aspettano Pmi e imprenditori dal Decreto Semplificazioni approvato dal Governo: l'eliminazione del SISTRI e la riduzione della burocrazia.

Tutti d’accordo sulla semplificazione della burocrazia che grava con pesanti costi sulle Pmi, e sull’eliminazione del SISTRI, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi: questi i principali risultati di un’inchiesta che Confartigianato Varese ha effettuato su un campione di 250 Pmi chiedendo loro, alla luce del decreto Semplificazioni, che cosa vorrebbero che fosse semplificato a favore delle micro e piccole realtà manifatturiere.

Il SISTRI

Prima di parlare della burocrazia, il cui snellimento è la priorità numero uno per tutti gli imprenditori intervistati, vale la pena di soffermarsi sul SISTRI. Perché un dato interessante dell’indagine riguarda il fatto che il 90% delle aziende interpellate vorrebbe addirittura la totale eliminazione del sistema di controllo e tracciabilità dei rifiuti.

Le motivazioni: è molto più costoso per le piccole aziende che per le grandi, ed è uno strumento che nel tempo è diventato troppo articolato, complesso e sempre meno chiaro.

In effetti si tratta di un provvedimento particolarmente contrastato, intorno al SISTRI si sono susseguiti molteplici interventi legislativi, che fra le altre cose ne hanno via via prorogato l’entrata in vigore (l’ultimo rinvio previsto dal Milleproroghe, che porta la data di entrata in vigore al 30 giugno), malgrado ci siano aziende che hanno già iniziato a pagarlo. Per non parlare delle critiche al funzionamento del sistema, che arrivano un po’ da tutte le parti, compresa Legambiente.

Il decreto Semplificazioni contiene a sua volta qualche novità in materia di SISTRI: l’articolo 28 stabilisce un’esenzione per le aziende agricole che trasportano i rifiuti speciali fra fondi appartenenti alla medesima azienda, anche se per farlo devono percorrere una pubblica via, purché la movimentazione sia finalizzata al raggiungimento del luogo di messa a dimora dei rifiuti in deposito temporaneo e la distanza fra i fondi non sia superiore a dieci chilometri. Stessa esenzione per il trasporto in una coooperativa agricola di cui l’imprenditore agricolo è socio.

La burocrazia

E veniamo alla richiesta più pressante, quella relativa alla sburocratizzazione. Il 100% degli imprenditori interpellati dall’indagine chiede una “drastica diminuzione”, che comporti risparmi di tempo e denaro. Il decreto semplificazioni prevede diverse misure in questo senso.

Confartigianato Varese calcola che nella sola Lombardia la burocrazia costa alle imprese con dipendenti 3.432 milioni di euro, in pratica l’1,2% del valore aggiunto prodotto dall’Industria e dal Servizi.

La classifica delle città vede Milano in testa per questi costi della burocrazia, con 1439 milioni di euro, seguita da Brescia, 477 milioni, Bergamo, 388 milioni, e Varese, con 295 milioni, pari all’1,3% del valore aggiunto.

Gli imprenditori chiedono una gestione informatizzata delle pratiche burocratiche, che eviti di dover trasmettere gli stessi dati a organi che li hanno già, e anche una serie di semplificazioni su adempimenti relativi a sicurezza, materia fiscale, richiesta di contributi, assunzioni.

Poi ancora, fra le richiesta, la semplificazione dell’esposizione di rendiconti e condizioni bancarie (magari con un unico modello). Fra gli adempimenti più criticati, la Black List, che obbliga la comunicazione delle operazioni intercorse con i Paesi a fiscalità privilegiata, Svizzera compresa, le denunce IVA, le pratiche per importazione ed esportazione. E ancora: gli adempimenti relativi alla privacy, considerati non sempre utili e troppo costosi, e la denuncia dello stress lavoro correlato, che ritengono poco necessaria nelle aziende di piccole dimensioni.

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