Colpo di scena lunedì 20 aprile per lo sciopero degli autotrasportatori: sul prospetto del MIT compare il fermo nazionale di Trasportounito per 144 ore, fino alle 24 del 25 aprile ma nella pratica il blocco è stato sospeso. Il motivo è l’incidente mortale avvenuto alla vigilia della protesta, che ha portato il sindacato Trasportounito a sciogliere i presidi.
Sullo sfondo, il caro gasolio arrivato oltre quota 2 euro che riduce i margini delle filiere. Sembra dunque per il momento scongiurato il fermo legato alle logistica, che minacciava gravi ritardi nelle forniture e rischio di scaffali vuoti. Nel settore autotrasporto, peraltro, le sigle si erano mosse con tempi diversi e una parte della protesta che ancora non era neppure partita.
Autotrasporto, le date dello sciopero
Il fermo inserito nel calendario ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riguarda Trasportounito e copre l’intero territorio nazionale dalla mezzanotte del 20 aprile a quella del 25 aprile. Dopo l’incidente avvenuto a Caserta, tuttavia, Trasportounito ha preferito interrompere la protesta, per rispetto alla famiglia dell’associato rimasto vittima dell’investimento mortale.
La protesta nasceva dall’escalation dei costi di trazione e arriva al termine di settimane in cui l’autotrasporto ha chiesto misure d’urgenza sui carburanti, giudicando troppo corte le risposte arrivate fin qui.
La Commissione di garanzia sugli scioperi aveva invitato l’associazione a revocare o riformulare l’azione collettiva. Il fermo, però, era rimasto in piedi, con un calendario che incrociava sia la distribuzione interna sia i traffici verso porti, piattaforme e interporti.
Il fermo che doveva partire il 20 aprile era quello di Trasportounito. Accanto a questo fronte, Unatras avrebbe deliberato una mobilitazione nazionale separata, con giornate e modalità ancora da definire secondo i tempi del preavviso di settore.
| Sigla o fronte | Situazione al 20 aprile |
|---|---|
| Trasportounito | fermo nazionale dal 20 al 25 aprile (sospeso) |
| Unatras | fermo deliberato il 17 aprile (date da definire) |
| fronte siciliano | fermo locale (sospeso dopo la convocazione al MIT del 22 aprile) |
Ritardi nelle consegne e filiere più esposte
L’esperienza vista in Sicilia nei giorni scorsi offre un’indicazione utile sui potenziali rischi di uno stop generalizzato dei tir: i primi effetti si concentrano nei nodi logistici, con rallentamenti nei porti, accumulo di semirimorchi e bancali che slittano verso piattaforme e grande distribuzione. Solo in una fase successiva la tensione si trasferisce in modo più visibile sugli scaffali e sui tempi di consegna al dettaglio.
Le filiere che rischierebbero di sentire prima la pressione sarebbero quelle a rotazione rapida, come alimentare fresco, ortofrutta, GDO, edilizia leggera e componentistica che vive di tempi stretti tra arrivo merce e produzione. Il rischio più realistico, almeno all’inizio, riguarderebbe dunque una rete di ritardi selettivi e costi aggiuntivi, più che una paralisi identica in ogni area del Paese.
Il caro gasolio incendia la protesta
Il cuore della protesta resta il caro gasolio. Le ultime rilevazioni diffuse dal MIMIT hanno mostrato un diesel self ancora sopra i 2,10 euro al litro sulla rete ordinaria, una soglia che per molte imprese del trasporto viene considerata incompatibile con viaggi remunerativi, soprattutto dove i contratti assorbono i rincari con ritardo e gli incassi arrivano dopo settimane o mesi.
Il settore ha letto come insufficienti sia il decreto carburanti di marzo sia la successiva proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio. In parallelo, il rialzo dell’energia si è innestato su una crisi del Golfo che ha già riacceso allarmi più ampi su approvvigionamenti, costi logistici ed equilibrio delle filiere.
Le misure chieste al Governo
Sul tavolo delle associazioni si ritrovano richieste ormai ricorrenti, con una soglia di urgenza salita di tono nelle ultime settimane. Il settore chiede liquidità immediata, ristori agganciati ai consumi reali di gasolio e un confronto politico che esca dalla logica delle misure tampone.
In questa cornice si inseriscono sia il tavolo convocato dal MIT per il 22 aprile sul fronte siciliano sia la pressione delle sigle nazionali per un pacchetto più ampio.
- l’emanazione del decreto attuativo del credito d’imposta già previsto;
- ristori compensativi sul gasolio nell’ordine di 200 euro ogni 1.000 litri acquistati;
- la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e contributivi;
- un quadro di aiuti straordinari a livello europeo per reggere la nuova fiammata energetica.
Per le imprese che dipendono da consegne giornaliere i prossimi giorni richiederanno attenzione sulle tratte più esposte, sugli slot di magazzino e sulla tenuta dei fornitori logistici. Il fermo, seppur temporaneamente sospeso, si colloca infatti in una fase in cui energia, carburanti e trasporto merci sono sotto pressione e il vero banco di prova sarà la capacità del Governo di trasformare l’ascolto in misure leggibili dal settore.