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Hormuz riapre ma l’Iran chiede un pedaggio milionario

di Redazione PMI.it

9 Aprile 2026 08:57

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Cessate il fuoco di due settimane tra USA e Iran: lo stretto di Hormuz riapre ma Teheran chiede fino a 2 milioni di dollari a nave. Negoziati al via.

Il primo giorno di cessate il fuoco in Iran ha visto la riapertura dello stretto di Hormuz dopo quaranta giorni di blocco, i mercati tirare un sospiro di sollievo, il petrolio scendere sotto i 95 dollari al barile e gli indici di Borsa viaggiare con segnali positivi. La situazione è in forte divenire, sul fronte bellico e su quello politico. L’attenzione delle imprese è concentrata sullo stretto che le navi attraversano per uscire dal Golfo Persico, passaggio obbligato per un quinto del petrolio mondiale e merci strategiche che alimentano intere filiere produttive europee.

Il cessate il fuoco e la riapertura dello stretto

In base all’accordo raggiunto nella notte tra martedì 7 e mercoledì 8 aprile — a meno di due ore dalla scadenza dell’ultimatum di Trump — Stati Uniti e Iran hanno stabilito due settimane di cessate il fuoco che serviranno a porre le basi per una trattativa definitiva. A mediare è stato il premier pakistano Shehbaz Sharif, con un intervento decisivo della Cina nelle ore finali. Contemporaneamente, Teheran ha riaperto lo stretto e le prime navi hanno già iniziato a transitare.

Gli esperti avvertono che la ripresa del traffico marittimo sarà però lenta. I premi assicurativi restano elevati, lo stretto è ancora classificato come area di operazioni belliche dal mercato marittimo internazionale e il traffico risulta molto al di sotto della media ordinaria. La IATA ha chiarito che serviranno mesi per normalizzare le forniture di carburante per gli aerei.

Il pedaggio iraniano sullo stretto di Hormuz

Lo stretto di Hormuz è lo snodo nevralgico dell’economia mondiale: motivo per il quale è anche la leva principale nei negoziati che stanno per aprirsi. L’Iran ha presentato un piano in dieci punti che mira a portare il passaggio marittimo sotto il proprio controllo.

Teheran vuole imporre un pedaggio per il transito: si parla di cifre comprese tra 1 e 2 milioni di dollari per ogni nave che attraversa lo stretto. Gli incassi, da dividere con l’Oman, servirebbero a finanziare la ricostruzione.

Se confermata, la richiesta equivarrebbe a una nazionalizzazione di fatto dello stretto, il cui traffico è attualmente regolato dai trattati internazionali sulla libertà di navigazione. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il transito sarà consentito sotto la gestione militare dei Pasdaran.

Nel piano figurano anche la richiesta di rimozione delle sanzioni e il riconoscimento del diritto all’arricchimento dell’uranio.

La trattativa tra Stati Uniti e Iran

Non ci sono al momento reazioni dettagliate della Casa Bianca sulle singole richieste iraniane. Il presidente Donald Trump ha però definito la proposta di Teheran una base concreta per intavolare le negoziazioni e ha scritto su Truth Social che gli Stati Uniti lavoreranno per la ripresa del traffico nello stretto, aggiungendo che «saranno fatti molti soldi». Il significato di questa frase resta ambiguo: non è chiaro se si riferisse al pedaggio iraniano, alla ripresa del commercio o ad altre ipotesi.

Il negoziato dovrebbe aprirsi venerdì 10 aprile a Islamabad, il paese che ha condotto lo sforzo diplomatico sfociato nella tregua. La delegazione americana comprenderà il vicepresidente JD Vance, l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner.

La tenuta della tregua è tuttavia a rischio: restano aperti diversi fronti di combattimento nell’area. In particolare, Israele ha dichiarato che il Libano è escluso dall’accordo e i bombardamenti su Beirut sono proseguiti anche dopo l’annuncio del cessate il fuoco, provocando oltre 300 tra morti e feriti secondo la Croce Rossa libanese. Teheran ha già fatto sapere che le violazioni potrebbero portare a una ripresa delle operazioni.

Le ricadute sulle imprese italiane

Per le PMI italiane la riapertura di Hormuz è una notizia positiva ma insufficiente a chiudere l’emergenza. Secondo i dati Confartigianato, il conflitto ha messo a rischio 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero verso i mercati del Golfo e ha bloccato 15,9 miliardi di import di beni energetici per le imprese italiane. I noli marittimi restano a livelli elevati, i premi assicurativi non si normalizzeranno finché la classificazione di zona di guerra non sarà revocata, e l’eventuale introduzione di un pedaggio sullo stretto si tradurrebbe in un costo aggiuntivo destinato a scaricarsi sull’intera catena logistica.

Il petrolio è sceso rapidamente sotto i 100 dollari al barile ma gli analisti considerano il ribasso temporaneo e legato al sentiment di mercato. Senza un accordo di pace stabile, i costi energetici resteranno una variabile critica per l’industria e i trasporti nei prossimi mesi.

Per le imprese con esposizione commerciale nell’area del Golfo gli occhi restano puntati sull’evoluzione dei negoziati di Islamabad ma anche sullo studio di soluzioni di approvvigionamento alternative.