Le 100 tasse degli Italiani

di Francesca Vinciarelli

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L'analisi della CGIA Mestre sulle tasse che ogni anno pagano contribuenti ed imprese, catalogate anche in base a curiosi parametri.

Sono circa 100 le tasse che ogni anno devono essere versate dagli Italiani, secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA, tra addizionali, accise, imposte, sovraimposte, tributi, ritenute e così via. Dalla fotografia scattata dalla CGIA emerge un sistema tributario decisamente frammentato: 100 tasse per altrettante scadenze fiscali che ogni anno devono essere ricordate dai contribuenti per un totale di 486,6 miliardi di euro di gettito (dato 2014). In realtà però l’86% delle entrate del Fisco arrivano da10 imposte (10%), che da sole garantiscono 417,7 miliardi di euro.

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Nella classifica generale delle tasse che gravano maggiormente sugli italiani troviamo saldamente in cima IRPEF ed IVA, che insieme rappresentano il 53,1% del gettito:

  • 161 miliardi di euro (33,2% del gettito, ovvero un terzo del totale) arrivano dall’ Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF);
  • 97 miliardi di euro (19,9% del gettito) dall’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA).

Per quanto riguarda le imprese, a pesare più di ogni altra imposta ci sono l’IRES (Imposta sul Reddito delle Società), che vale 31 miliardi di euro, e l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), che vale 30,4 miliardi di gettito (20,9 miliardi derivanti dalle imposte pagate dalle imprese, il resto dalle Pubbliche Amministrazioni). La CGIA ha inoltre elaborato una curiosa classifica relativamente alle imposte italiane:

  • l’IRPEF è l’imposta più elevata;
  • l’IVA quella che viene pagata tutti i giorni;
  • l’IRES la più pagata dalle società;
  • l’IRAP la più odiata dalle imprese;
  • quella applicata dalle regioni sulle emissioni sonore degli aeromobili è la più singolare;
  • l’imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato, la più lunga come dicitura;
  • il bollo auto la più corta come dicitura (acronimi esclusi);
  • la TASI è l’ultima grande imposta introdotta;
  • IMU-TASI sono le più odiate dalle famiglie;
  • le più stravaganti: le imposte sugli spiriti (distillazione alcolici), quelle sui gas incondensabili e sulle riserve matematiche di assicurazione (tasse su accantonamenti obbligatori delle assicurazioni). La tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili e, infine, tutte le sovraimposte di confine applicate dalla dogana (sugli spiriti, sui fiammiferi, sui sacchetti di plastica non biodegradabili).

=> Tasse imprese: le più colpite dal Fisco

Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi CGIA, fa inoltre notare:

«Nel 2015 ciascun italiano pagherà mediamente 8 mila euro di imposte e tasse, importo che sale a quasi 12 mila euro considerando anche i contributi previdenziali. E la serie storica indica che negli ultimi 20 anni le entrate tributarie pro-capite sono aumentate di 76 punti percentuali, molto di più rispetto all’inflazione che, invece, è salita del 47%».

In più la CGIA sottolinea come la pressione tributaria (imposte, tasse e tributi sul PIL) in Italia sia pari al 30,1%: la terza più elevata dell’Area Euro dopo Finlandia e Belgio, superiore di sette punti percentuali rispetto a quella tedesca (22,9%):

«Si tratta – prosegue Zabeo – di un podio ancora più negativo se si considera l’altra faccia della medaglia, ovvero il livello dei servizi che nel nostro Paese deve migliorare moltissimo. Il percorso assunto dal Governo e volto alla riduzione della pressione tributaria è necessario e apprezzabile ma dovrà procedere in parallelo con il miglioramento del livello dei servizi e della loro qualità. In altre parole meno tasse e più servizi: solo così il paese potrà agganciare la ripresa e crescere su tassi in linea con quelli dell’Area Euro che, secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, viaggerà ad un ritmo nettamente superiore a quello dell’Italia».