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CBAM, l’Ecofin estende la tassa sul carbonio ai prodotti finiti

di Barbara Weisz

16 Giugno 2026 12:23

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Il Consiglio Ue estende il meccanismo sul carbonio ai prodotti finiti dal 2028 e aggiunge una clausola di emergenza; per l'Italia è ancora poco ambizioso

I ministri dell’Economia dei 27 riuniti nell’Ecofin hanno approvato il 12 giugno 2026 la posizione negoziale del Consiglio per estendere il CBAM, la tassa sull’impronta di carbonio incorporata nei prodotti importati, ai prodotti finiti che contengono acciaio e alluminio. L’Italia ha votato a favore con spirito di compromesso, giudicando però l’intesa poco ambiziosa: per il ministro Giancarlo Giorgetti il meccanismo va reso applicabile «a tutti i livelli della produzione, a monte e a valle» della filiera, a tutela delle imprese più esposte alla concorrenza estera.

In sintesi

  • il 12 giugno 2026 l’Ecofin ha approvato la posizione negoziale per rafforzare il CBAM, la tassa sul carbonio incorporato nei prodotti importati;
  • il meccanismo viene esteso a circa 180 categorie di prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio, dal 1° gennaio 2028;
  • arriva una clausola di emergenza per sospendere il CBAM in circostanze gravi e impreviste, ad esempio con prezzi all’import oltre il 50% della media decennale;
  • il testo passa ora al Parlamento europeo; l’Italia chiede un’estensione più ampia dei prodotti tutelati e procedure di sospensione più rapide.

Come funziona il CBAM

Il CBAM applica una tassa all’importazione sulle emissioni di CO2 incorporate in determinati prodotti. Introdotto nel 2023, fino al 31 dicembre 2025 è rimasto in fase transitoria, con soli obblighi di comunicazione alla dogana; dal 1° gennaio 2026 è entrato a regime e prevede il pagamento del tributo. Si applica a sei settori ad alta intensità di carbonio: cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno.

La proposta approvata dall’Ecofin allarga il campo di applicazione ai prodotti finiti, come macchinari, motori, componenti e apparecchiature, individuando circa 180 categorie accomunate da un contenuto rilevante di acciaio e alluminio. Si tratta in larga parte di beni destinati all’industria, con una quota minoritaria di prodotti di largo consumo, tra cui gli elettrodomestici. La nuova copertura decorrerà dal 1° gennaio 2028.

La posizione italiana

L’Italia è tradizionalmente favorevole all’estensione del Carbon Border Adjustment Mechanism, perché limitare la tassa alle materie prime penalizza i produttori di macchinari e di beni per l’industria che importano quelle materie prime. La concorrenza extra-europea, in prevalenza asiatica, può invece esportare prodotti finiti senza versare questo onere. Applicare il meccanismo anche al prodotto finito riduce quel divario competitivo.

La clausola di emergenza

Tra le correzioni c’è una clausola di emergenza che consente di sospendere il meccanismo in presenza di circostanze gravi e impreviste. L’iter lo avvia la Commissione, al ricorrere di tre condizioni: un danno severo al mercato interno, l’insufficienza di misure meno invasive e un criterio oggettivo, come un aumento del prezzo medio di importazione superiore al 50% rispetto alla media dei dieci anni precedenti, osservato per almeno sei mesi consecutivi su beni per cui l’UE dipende dalle importazioni. La procedura ha una durata massima di tre mesi.

Anche su questo l’Italia, pur giudicando positiva la previsione, chiede interventi più incisivi e procedure più rapide di quelle del testo Ecofin, con particolare attenzione ai fertilizzanti. Il negoziato passa ora al Parlamento europeo, atteso al voto in plenaria dopo l’estate; in seguito la Commissione potrà aggiornare periodicamente l’elenco dei prodotti inclusi nel CBAM.