Qonto Insights: è la nuova piattaforma gratuita che ogni mese trasforma le transazioni aggregate e anonimizzate dei clienti della fintech in Italia, Francia, Germania e Spagna in quattro indici sullo stato di salute delle imprese. Gli indici misurano i ritardi di pagamento delle fatture, la liquidità delle PMI, la diffusione dell’intelligenza artificiale e le transazioni internazionali filtrando per Paese, dimensione aziendale e settore.
La prima fotografia mette le PMI italiane in fondo al gruppo per riserve di cassa e abbonamenti a strumenti di IA, mentre sulla puntualità degli incassi l’Italia fa meglio di Francia e Spagna.
In sintesi:
- a settembre le PMI italiane clienti Qonto hanno incassato in ritardo il 28,1% delle fatture (27,5% in Germania, 32,4% in Francia e 38,9% in Spagna);
- dispone di cassa per almeno 30 giorni il 27,8% delle imprese italiane analizzate (41% in Francia e Germania);
- paga un abbonamento a uno strumento di IA il 13% delle PMI italiane tracciate contro il 21,9% delle tedesche e il 22,6% delle spagnole;
- su dodici mesi, la cassa mediana delle imprese italiane è salita da 7,1 a 9,5 giorni.
- Qonto Insights: indici gratuiti aggiornati ogni mese
- Ritardi di pagamento: in Italia il 28,1% delle fatture
- Liquidità delle PMI: cassa mediana per 9,5 giorni
- Intelligenza artificiale nelle PMI: abbonamenti al 13%
- Transazioni internazionali: il 21,3% delle PMI opera con l’estero
- PMI italiane, un anno di indici a confronto
Qonto Insights: indici gratuiti aggiornati ogni mese
Qonto Insights è consultabile ad accesso libero sul sito di Qonto e si aggiorna il giorno 5 di ogni mese: le serie partono da gennaio 2025 per ritardi, liquidità ed estero e da aprile 2025 per l’IA. La base dati è formata dai conti dei clienti business di Qonto registrati nei quattro Paesi. Obiettivo finale, proporsi come osservatorio mensile sulla situazione reale delle PMI, da affiancare a percezioni e stime.
Per ogni indice la piattaforma indica il mese dell’ultimo aggiornamento e consente di selezionare:
- il Paese, tra Italia, Francia, Germania e Spagna;
- la dimensione aziendale, con professionisti senza dipendenti, imprese da 1 a 9 addetti e imprese con almeno 10 addetti;
- il settore, in cinque gruppi allineati alla classificazione europea NACE (attività commerciali e al dettaglio; salute, istruzione e servizi alla persona; industria, logistica e commercio; strutture immobiliari, di investimento e istituzionali; servizi professionali e digitali).
I grafici seguono gli stessi filtri e mostrano l’andamento mensile per Paese, settore e dimensione; l’indice sull’IA aggiunge la quota dei singoli fornitori, quello sull’estero i flussi tra Paesi. Con i filtri si ottiene, per esempio, la spesa per l’IA delle imprese italiane da 1 a 9 addetti, pari a 22,87 euro al mese, o la quota di imprese italiane della sanità e dei servizi alla persona attive con l’estero, pari al 27%.
Gli indici tuttavia non sono rappresentativi del mercato europeo nel suo complesso e, come sottolineato dalla stessa fintech, descrivono i segnali osservati sui propri clienti business – secondo il CEO Alexandre Prot, la società è in contatto con oltre 750mila imprese in otto mercati europei – che hanno scelto un conto online.
Per interpretare meglio i trend, accanto agli indici la sezione Qonto Insights: Explained propone analisi per Paese e confronti tra i mercati.
Ritardi di pagamento: in Italia il 28,1% delle fatture
A settembre 2026 le PMI italiane hanno incassato oltre i termini il 28,1% delle fatture emesse verso altre imprese, in lieve aumento rispetto al 27,7% di agosto e sotto il 31,6% dell’insieme dei quattro Paesi. L’indice considera in ritardo una fattura B2B pagata più di sette giorni dopo la scadenza contrattuale: la tolleranza esclude gli slittamenti dovuti a tempi bancari, festività e lavorazioni amministrative. Entrano nel calcolo solo le fatture saldate e abbinate al relativo incasso sulla piattaforma Qonto. Per l’Italia il dato è disponibile solo come totale nazionale, senza ripartizione per settore o dimensione.
Sempre secondo Qonto Insights, il ritardo medio di pagamento delle PMI italiane è salito a settembre a 51,2 giorni, 5,8 in più di agosto, mentre il valore medio delle fatture saldate in ritardo è sceso a 3.167 euro. La serie italiana del ritardo medio calcolata da Qonto oscilla molto da un mese all’altro, con un picco di 119,7 giorni a luglio, e un singolo mese dice poco sulla tendenza.
Nel confronto europeo l’Italia è seconda per puntualità dopo la Germania. Il quadro differisce quindi dallo Studio Pagamenti di CRIBIS, che su un campione molto più ampio misura invece i pagamenti tra imprese saldati alla scadenza e colloca l’Italia (43,4%) dietro Francia e Spagna.
Liquidità delle PMI: cassa mediana per 9,5 giorni
La riserva di liquidità della PMI italiana mediana copre 9,5 giorni di attività senza nuovi incassi, circa la metà dei 18,5 giorni rilevati sull’insieme dei quattro Paesi e di poco sotto la Spagna (9,6 giorni).
L’indice stima per quanti giorni un’impresa potrebbe continuare a operare con il saldo di cassa disponibile in assenza di entrate. A settembre la durata mediana italiana è scesa di quasi mezza giornata rispetto ai 9,9 giorni di agosto, dopo il picco di 10 giorni toccato a luglio.
Le imprese italiane con almeno un mese di autonomia finanziaria sono il 27,8%, contro il 28,1% di agosto. In Francia sono il 42,4%, in Germania il 41,1%, in Spagna il 29,6%.
Le differenze interne sono ampie. I professionisti senza dipendenti hanno in mediana 11,4 giorni di cassa, le imprese con almeno 10 addetti 5,9. Per settore si va dai 5,8 giorni di industria, logistica e commercio e dai 6,2 del commercio al dettaglio ai 15,2 dei servizi professionali e digitali.
Una cassa corta non coincide con lo scoperto: ha avuto il conto in negativo almeno una volta nel mese il 5,1% delle PMI italiane, la quota più bassa dei quattro Paesi, contro il 7,4% della media. Per le imprese con margini ridotti un incasso mancato si traduce però subito in tensione finanziaria, uno dei fattori che alimentano il rischio insolvenza stimato per 674mila imprese italiane.
Intelligenza artificiale nelle PMI: abbonamenti al 13%
Paga almeno un abbonamento a uno strumento di intelligenza artificiale il 13% delle PMI italiane clienti di Qonto, contro il 16,7% dei quattro Paesi e il 15,8% della Francia.
L’indice conta come utilizzatrice l’impresa con un abbonamento attivo a ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic o Mistral, senza considerare le versioni gratuite né l’IA integrata in altri software. In un anno la quota italiana è quasi raddoppiata, dal 7,1% di settembre 2025.
Il divario per dimensione aziendale è contenuto: 13% sia tra i professionisti senza dipendenti sia nelle imprese da 1 a 9 addetti, 14,2% oltre i 10 addetti. Quello per settore è ampio: 23% nei servizi professionali e digitali, 5,2% in industria, logistica e commercio.
La spesa media mensile in strumenti di IA calcolata da Qonto per le imprese italiane è di 24,42 euro, contro 34,46 euro dei quattro Paesi. Tra i fornitori, in Italia ha un abbonamento a ChatGPT l’8,9% delle imprese e a Claude il 7,5%; nell’insieme dei quattro mercati Claude è davanti a ChatGPT da giugno 2026.
Il dato sulle transazioni è molto più basso di quello dei sondaggi, che registrano anche l’uso gratuito o occasionale: dichiara di usare strumenti di intelligenza artificiale nelle PMI l’81% delle imprese intervistate da Sibill-Astraricerche, e nella ricerca Qonto su IA e decisioni finanziarie l’adozione arrivava al 44,6%.
Il confronto con le statistiche ufficiali richiede la stessa cautela. Secondo la rilevazione Istat Imprese e ICT 2025, usa almeno una tecnologia di IA il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti: una definizione più ampia della sola sottoscrizione di un chatbot.
Transazioni internazionali: il 21,3% delle PMI opera con l’estero
A settembre il 21,3% delle PMI italiane ha registrato transazioni internazionali, con flussi verso o da 90 Paesi, contro il 20,6% dell’insieme dei quattro mercati, che coinvolge 154 Paesi.
La definizione è selettiva: l’impresa deve aver sia inviato sia ricevuto almeno un bonifico transfrontaliero nel mese, così da escludere chi ha un solo cliente o fornitore estero occasionale. L’indice misura l’attività con controparti estere, un insieme più ampio delle sole esportazioni.
Il rialzo rispetto al 19,6% di agosto riflette in buona parte la ripresa dopo la pausa estiva: anche nel 2025 la quota era scesa ad agosto, al 19,1%, per risalire a settembre. Su base annua l’aumento è di un punto e mezzo. L’importo medio delle transazioni internazionali delle imprese italiane è di 2.708 euro, contro i 5.497 euro delle tedesche; tra le imprese italiane con almeno 10 addetti è attivo sull’estero il 25,4%.
PMI italiane, un anno di indici a confronto
Il confronto tra settembre 2025 e settembre 2026, ricavato dalle serie pubblicate da Qonto, mostra un miglioramento su quasi tutti gli indicatori italiani, con l’eccezione del ritardo medio di pagamento.
| Indicatore Qonto Insights, Italia | Settembre 2026 (settembre 2025) |
|---|---|
| Fatture pagate in ritardo | 28,1% (29,1%) |
| Ritardo medio di pagamento | 51,2 giorni (45,4 giorni) |
| Durata mediana della liquidità | 9,5 giorni (7,1 giorni) |
| Imprese con almeno 30 giorni di cassa | 27,8% (23,9%) |
| Imprese con saldo negativo nel mese | 5,1% (8,5%) |
| Imprese con almeno un abbonamento IA | 13% (7,1%) |
| Imprese attive con l’estero | 21,3% (19,8%) |
Su dodici mesi la cassa mediana delle PMI italiane è cresciuta di oltre due giorni e la quota di imprese in scoperto è scesa di 3,4 punti: il calo di settembre interrompe una serie in salita da inizio 2026 senza annullarne il guadagno.