Pressione fiscale al 43,5%, famiglie con meno potere d’acquisto

di Anna Fabi

6 Ottobre 2026 13:20

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Il prelievo cresce ancora mentre consumi e prezzi corrono più dei redditi e le famiglie riducono la quota destinata al risparmio.

La pressione fiscale in Italia sale al 43,5% del PIL nel secondo trimestre 2026 e nello stesso periodo i bilanci delle famiglie mostrano un equilibrio più fragile: diminuisce il potere d’acquisto, i consumi crescono molto più del reddito e si riduce la quota destinata al risparmio. È la fotografia dei nuovi conti trimestrali Istat, che incorporano anche la revisione delle serie storiche.

In sintesi:

  • la pressione fiscale aumenta di 0,5 punti percentuali rispetto al secondo trimestre 2025, secondo Istat del 5 ottobre 2026;
  • il reddito disponibile cresce dello 0,4% e i consumi dell’1,7%, con uno scarto di 1,3 punti elaborato da PMI.it sui dati Istat;
  • il potere d’acquisto diminuisce dello 0,9% e la propensione al risparmio scende al 6,7%, secondo Istat del 5 ottobre 2026;
  • la pressione fiscale annuale 2025 è pari al 42,9% del PIL, 0,7 punti sopra il 2024, secondo i Conti economici nazionali Istat del 22 settembre 2026.

Pressione fiscale in costante crescita

Nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale raggiunge il 43,5% del PIL, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È il dato ufficiale contenuto nel Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche pubblicato dall’Istat il 5 ottobre 2026.

La nuova rilevazione incorpora una revisione delle serie trimestrali coerente con quella dei Conti economici nazionali diffusa il 22 settembre. Questo spiega anche perché il confronto tendenziale indicato oggi dall’Istat non coincide con quello che si otterrebbe utilizzando meccanicamente il 42,3% pubblicato un anno fa per il secondo trimestre 2025.

Il riferimento corretto è quindi il +0,5 punti indicato nella rilevazione Istat del 5 ottobre 2026, costruito sulle serie aggiornate.

Il confronto tendenziale e congiunturale

Il 50,6% rilevato nel quarto trimestre 2024 e il 43,5% del secondo trimestre 2026 appartengono a periodi diversi dell’anno e non misurano una discesa di 7,1 punti della pressione fiscale.

L’Istat specifica infatti che i conti trimestrali delle Amministrazioni pubbliche sono diffusi in forma grezza. Imposte, contributi e altre entrate non si distribuiscono uniformemente nei quattro trimestri: per questo il confronto temporale corretto avviene con lo stesso trimestre dell’anno precedente.

Rilevazione Lettura corretta
IV trimestre 2024, 50,6% dato trimestrale da confrontare con il IV trimestre 2023
II trimestre 2026, 43,5% dato trimestrale da confrontare con il II trimestre 2025
Anno 2025, 42,9% dato dell’intero anno da confrontare con il 2024

Per valutare la traiettoria strutturale è quindi più utile affiancare ai trimestri il dato annuale. Nei Conti economici nazionali aggiornati il 22 settembre 2026, la pressione fiscale del 2025 è al 42,9% del PIL, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.

Per le famiglie i consumi crescono più del reddito

Nel secondo trimestre 2026 la spesa per consumi aumenta molto più del reddito disponibile: +1,7% contro +0,4% sul trimestre precedente. L’elaborazione PMI.it quantifica quindi in 1,3 punti percentuali il divario tra le due dinamiche.

Bilancio delle famiglie II trimestre 2026
reddito disponibile +0,4%
spesa per consumi +1,7%
scarto consumi-reddito, elaborazione PMI.it +1,3 punti percentuali
prezzi dei consumi +1,4%
potere d’acquisto -0,9%
propensione al risparmio 6,7%, -1,2 punti sul trimestre

Lo scarto tra consumi e reddito spiega la contrazione della quota di reddito destinata al risparmio. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi assorbe la crescita nominale del reddito e porta il potere d’acquisto in territorio negativo.

La combinazione dei due fenomeni descrive meglio la condizione delle famiglie rispetto alla sola variazione del reddito: entrano più risorse nominali rispetto al trimestre precedente, mentre la capacità reale di spesa diminuisce e una quota maggiore del reddito viene assorbita dai consumi.

Pressione fiscale e distribuzione IRPEF a confronto

La pressione fiscale Istat misura il prelievo complessivo di imposte e contributi in rapporto al PIL, mentre la distribuzione dell’IRPEF indica come una singola imposta si ripartisce fra i contribuenti. Il 43,5% è quindi un indicatore macroeconomico, diverso dalle aliquote applicate ai singoli redditi.

La distinzione conta anche per interpretare chi sostiene l’aumento del gettito. I dati più recenti sulla distribuzione dell’IRPEF mostrano una forte concentrazione del prelievo sui redditi medio-alti, mentre il rapporto Istat trimestrale aggrega imposte dirette, indirette e contributi e non attribuisce il mezzo punto di crescita a una specifica categoria di contribuenti.

Un altro meccanismo che incide sui redditi soggetti a IRPEF è il fiscal drag su stipendi e pensioni: con redditi nominali in crescita e soglie fiscali non indicizzate integralmente ai prezzi, una parte degli aumenti può generare più imposta anche a parità di aliquote. Il dato trimestrale Istat presenta però il prelievo aggregato e non quantifica il contributo del fiscal drag all’aumento dello 0,5%.

Conti pubblici e deficit al 2% mentre aumenta il prelievo

Nel secondo trimestre 2026 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è pari al 2,0% del PIL, in miglioramento rispetto al 2,1% dello stesso periodo del 2025. Il saldo primario sale contemporaneamente dal 2,2% al 3,0% del PIL.

I nuovi dati mostrano quindi nello stesso trimestre un miglioramento dei principali saldi di finanza pubblica e una crescita della pressione fiscale. È un’associazione contabile osservata nei dati Istat: da sola non consente di attribuire il miglioramento del deficit esclusivamente all’aumento del prelievo, perché il risultato dipende anche dall’andamento della spesa, delle altre entrate e del PIL.