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Riforma del lavoro: fondi per ammortizzatori e ipotesi articolo 18

di Barbara Weisz

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Entro il 23 marzo la riforma del lavoro: il Governo si presenta al tavolo con la copertura finanziaria per gli ammortizzatori sociali e nuove proposte sui contratti, mentre sull'articolo 18 c'è l'ipotesi di aprire ai licenziamenti disciplinari.

Il Governo ha intenzione di chiudere il negoziato sulla riforma del mercato del lavoro entro fine mese, anzi anche prima: tra il 21 e il 23 marzo, con l’obiettivo del governo di ridurre la disoccupazione fino ad un tasso medio del 4-5%, come dichiarato in apertura dei lavori dal ministro Elsa Fornero.

E intanto, nel giorno del nuovo round negoziale, le principali novità sono state: le nuove proposte del Governo sui contratti, i 2 miliardi di euro reperiti per la riforma degli ammortizzatori sociali – dopo che la riunione del 29 febbraio scorso era slittata proprio per la mancanza di copertura finanziaria relativa a questo capitolo – e le nuove ipotesi di rivisitazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Contratti

La proposta del governo sui contratti di ingresso prevede di privilegiare l’apprendistato a tempo indeterminato, senza però imporre nessun contratto unico.

Più difficile, invece, la strada verso il contratto a tempo determinato, che dalle dichiarazioni del ministro Fornero sembra destinato ad essere scoraggiato rispetto a quello indeterminato, gravando la  forma contrattuale del contratto a termine di maggiori costi.

Da qui alla fine delle trattative, cercherà di ridurre la molteplicità di forme contrattuali presenti in Italia.

Ammortizzatori sociali

Per gli ammortizzatori sociali, si profila una riforma a regime nel 2017, che di fatto semplificherà il sistema delle tutele per chi perde il lavoro o si trova coinvolto in crisi aziendali: cassa integrazione ordinaria (e qui c’è forse il capitolo più delicato della discussione, ad esempio sull’eventualità di farla pagare anche alle Pmi, che invece sono contrarie), e sussidio.

Articolo 18

Si dedicherà l’ultimo round all’argomento più spinoso, l’articolo 18. La Cgil ha sempre tenuto ferma la propria contrarietà a qualsiasi cambiamento, mentre Cisl e Uil pur opponendosi a loro volta ai licenziamenti discriminatori dimostrano maggior apertura verso una “manutenzione” dell’articolo 18.

Fra le ipotesi che circolano negli ultimi giorni, quella di uno schema per cui l’articolo 18, così com’è (quindi, con l’obbligo di reintegro) rimarrebbe solo per i licenziamenti discriminatori. Per gli altri, si pensa a quello che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, definisce “modello tedesco“: «un ricorso veloce di fronte al giudice con due rappresentanti, uno del lavoratore e l’altro dell’impresa». Il giudice deve solo stabilire il licenziamento è in realtà discriminatorio. In caso contrario, decidere, invece del reintegro, un «congruo indennizzo».

Questo significa che decadrebbe l’articolo 18 per i licenziamenti disciplinari (secondo una richiesta delle imprese). Oggi, se non esiste giustificato motivo (crisi aziendale) il lavoratore ha diritto al reintegro (o all’indennizzo, se lo preferisce), mentre con la riforma proposta sarebbe il giudice a decidere eventualmente per il reintegro o per un risarcimento fino a 18 mensilità.

Un’altra questione sul tavolo, sempre in relazione alla flessibilità in uscita, riguarda la platea di lavoratori a cui applicare le nuove regole che verranno eventualmente decise: solo ai nuovi assunti o anche a coloro che attualmente sono già coperti da un contratto, e quindi dall’articolo 18?

Fino a qualche settimana fa sembrava che l’intenzione fosse quella del cosiddetto doppio binario, cioè di una riforma che prevedesse di applicare le nuove regole sul licenziamento solo ai nuovi contratti. Ora, secondo le indiscrezioni, si fa strada l’ipotesi di un’applicazione da estendere a tutti attraverso un meccanismo progressivo: subito solo ai primi contratti ed entro qualche anno anche agli altri.

Accordi

L’impressione è che al momento il clima sia relativamente positivo: il Governo, pur sottolineando che la riforma si farà comunque, ha a più riprese sottolineato la volontà di arrivare a un accordo, così come le imprese, e negli ultimi giorni sono arrivati messaggi distensivi anche dal fronte sindacale.

Secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti, «ci sarebbero le condizioni per firmare l’accordo».

La posizione più rigida resta quella della Cgil, soprattutto sull’articolo 18.