Prosegue la crescita dei contratti di produttività: nei primi sei mesi dell’anno è stata pari al 4% e risultano oltre 3,7 milioni i lavoratori del privato che hanno ricevuto premi di produttività, con un importo medio intorno ai 1.600 euro. I dati sono contenuti nel monitoraggio periodico del Ministero del Lavoro, che segnala oltre mille depositi nel mese precedente per un totale di 14mila 158 contratti attivi.
Per la maggior parte sono firmati a livello aziendale, mentre è più raro il ricorso alla contrattazione territoriale. E nella metà dei casi riguarda PMI sotto i 50 dipendenti.
Come funzionano i premi di produttività
I contratti di produttività, lo ricordiamo, riconoscono un premio al raggiungimento di determinati obiettivi, fino a un massimo di 3mila euro, a dipendenti che hanno uno stipendio massimo di 80mila euro annui. Sono tassati in modo agevolato con un’aliquota separata che l’ultima Legge di Stabilità ha prorogato al 5% fino al 2027 (ordinariamente, invece, l’aliquota è al 10%). La norma di riferimento è il comma 182 della legge 208/2015. I premi sono legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione, in base a criteri definiti dal decreto interministeriale 25 marzo 2016 e dalla contrattazione di secondo livello.
Welfare: i contratti attivi in Italia
I contratti di produttività attualmente attivi sono 14.158, di cui 11.581 riferiti a contratti aziendali e 2.577 a contratti territoriali. Coinvolgono una platea di oltre 3,7 milioni lavoratori del settore privato, per un importo medio annuo del premio pari a 1.596,50 euro. La distribuzione per dimensioni aziendale mostra una diffusione rilevante fra le PMI: il 49% riguarda imprese con meno di 50 dipendenti, mentre la quota restante si divide tra le aziende con almeno 100 dipendenti (36%) e quelle di fascia intermedia con numero di dipendenti compreso tra 50 e 99 (15%).

Per settore economico, i premi di produttività di concentrano in particolare nel settore dei servizi (61%) e dell’industria (38%), mentre solo in minima parte riguardano il settore agricolo (1%). A livello geografico, la parte del leone spetta alla Lombardia con 3.738 contratti attivi, seguita da Emilia Romagna con 2mila 637, Veneto con 1512 contratti e Lazio con 1101 contratti.
E’ molto rilevante il numero di contratti che prevedono obiettivi legati alla produttività (11mila 602 su 14mila 158), redditività (più di 9mila) e qualità (oltre 7mila). E’ relativamente contenuto, invece, il numero di contratti che prevedono un piano di partecipazione agli utili (1.489) mentre sono diffuse le misure di welfare aziendale (oltre 8mila 700 contratti). Ricordiamo infatti che il lavoratore può scegliere di convertire il premio di produttività in strumenti di welfare aziendale, che non contribuiscono alla formazione del reddito.