Allarme calo demografico: mette a rischio il PIL

di Teresa Barone

22 Maggio 2026 10:16

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L'ABI lancia l'allarme sul calo demografico in Italia che rischia di contrarre drasticamente il PIL: per arginare la crisi servono occupazione giovanile e sinergie pubblico-privato.

La trasformazione demografica in corso costerà all’Italia pesanti perdite di PIL se non saranno adottate contromisure strutturali: è la stima dell’indagine “Evoluzione demografica e servizi bancari” promossa dall’ABI e presentata nei giorni scorsi a Roma. Nel 2080, in assenza di interventi, il divario rispetto a uno scenario di popolazione stabile supererà il 30%. Il problema principale è la contrazione della popolazione in età lavorativa e il suo impatto sulla crescita: una sfida che l’ABI considera tra le principali urgenze strutturali per l’economia del Paese.

Impatto del calo demografico sul PIL

Secondo le previsioni Istat richiamate nell’indagine, la popolazione italiana scenderà da 59 a circa 45,8 milioni entro il 2080, una contrazione di oltre 13 milioni di persone. La quota di popolazione in età lavorativa calerà dall’attuale 67,3% al 58,2% nel 2050 e al 57,3% nel 2080, con dinamiche più accentuate nel Mezzogiorno. La quota di over 67 anni raggiungerà il 31% della popolazione entro il 2080.

L’effetto sul sistema di sostegno intergenerazionale è diretto: se oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 49 tra giovani e anziani, nel 2050 ne dovranno sostenere quasi 72 e nel 2080 circa 75. Le simulazioni ABI indicano che, in assenza di interventi, l’effetto si profila già nel breve termine: -7% di PIL nel 2035, -18% nel 2050, oltre -30% nel 2080 rispetto a uno scenario di popolazione stabile. L’impatto, sottolinea il report, tende ad accentuarsi progressivamente nel lungo periodo.

Quattro leve per recuperare la crescita

L’ABI individua quattro leve di intervento che, se attivate congiuntamente, consentirebbero di compensare interamente la perdita di PIL attesa: occupazione giovanile, occupazione femminile, quota di laureati occupati sul totale della forza lavoro e ottimizzazione dei flussi migratori regolari. Su ciascuna di queste dimensioni l’Italia presenta un divario rispetto alla media europea che rappresenta al tempo stesso un ritardo strutturale e un margine di recupero.

Sul fronte della domanda di lavoro, il report segnala l’utilità di rafforzare i percorsi di inclusione delle fasce più vulnerabili della popolazione e di sostenere l’occupazione e l’imprenditoria giovanile con strumenti mirati. L’obiettivo non è compensare il calo demografico con misure singole, ma agire su più variabili in parallelo per riavvicinare il potenziale di crescita agli standard europei.

Sistema bancario nella transizione demografica

L’ABI intende posizionare il sistema bancario come interlocutore attivo in questa transizione. Il DG Marco Elio Rottigni ha sottolineato che le banche sono pronte a collaborare con le istituzioni per definire nuove misure a supporto dello sviluppo e della sostenibilità del Paese, affiancando famiglie e imprese nell’interpretare esigenze sempre più eterogenee sul piano finanziario e sociale.

Le proposte congiunte pubblico-privato indicate nel report riguardano quattro ambiti: credito, previdenza complementare, assicurazioni ed educazione finanziaria. Si tratta di settori in cui la contrazione della popolazione attiva e l’allungamento della vita media generano fabbisogni nuovi — di risparmio a lungo termine, di copertura dei rischi di longevità, di pianificazione patrimoniale — che il sistema finanziario può contribuire a soddisfare in modo strutturato.