Costo degli affitti aumentato fino a cinque volte più dei salari

di Teresa Barone

11 Giugno 2026 09:32

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L'elaborazione CNA sui dati dell'Osservatorio immobiliare OMI dell'AdE segna a Milano e Firenze un più 49%, con il canone che a Milano assorbe il 73% dello stipendio

Dal 2019 al 2025 i canoni di locazione nei capoluoghi italiani sono aumentati fino a cinque volte più dei salari, secondo l’elaborazione della CNA sui dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. Per un appartamento standard di 70 metri quadrati gli affitti sono cresciuti tra il 19% di Potenza e il 49% di Milano e Firenze, mentre le retribuzioni nette nello stesso periodo hanno registrato incrementi molto più contenuti, tra il 7% e il 15%. A Milano un alloggio medio supera oggi i 1.800 euro al mese e assorbe il 73% dello stipendio netto, a Firenze il canone tocca i 1.340 euro e pesa per il 62%.

In sintesi:

  • tra il 2019 e il 2025 i canoni nei capoluoghi sono cresciuti fino a cinque volte più delle retribuzioni nette, secondo l’elaborazione CNA sui dati OMI dell’Agenzia delle Entrate;
  • per un appartamento tipo di 70 metri quadrati l’aumento va dal 19% di Potenza al 49% di Milano e Firenze, contro retribuzioni salite tra il 7% e il 15%;
  • a Milano il canone medio assorbe il 73% dello stipendio netto e a Firenze il 62%, oltre il 50% a Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa;
  • le micro e piccole imprese dei grandi centri faticano a trovare lavoratori qualificati disposti a trasferirsi per il costo della casa.

Aumenti dei canoni fino al 49% nei capoluoghi

I rincari maggiori dal 2019 sono a Milano e Firenze, entrambe a più 49%, seguite da Bologna, Padova, Venezia e Napoli oltre il 40%, da Verona e Bari intorno al 39% e da Roma al 37%. Gli incrementi più contenuti sono nel Mezzogiorno, dove Potenza segna il dato più basso con più 19%. Oggi un appartamento medio di 70 metri quadrati costa oltre 1.800 euro al mese a Milano e circa 1.340 euro a Firenze.

Città Aumento del canone 2019-2025 Incidenza sullo stipendio netto
Milano +49% 73%
Firenze +49% 62%
Bologna oltre 40% oltre 50%
Padova oltre 40% oltre 50%
Venezia oltre 40% oltre 50%
Verona +39% oltre 50%
Roma +37% oltre 50%
Potenza +19% tra le più basse

L’incidenza più bassa è a L’Aquila, dove il canone assorbe il 30% dello stipendio, davanti a Catanzaro, Isernia, Caltanissetta ed Enna intorno al 31-32%. Il quadro conferma dunque una forbice che premia soprattutto i capoluoghi del Sud per sostenibilità del canone e penalizza i grandi poli del Centro-Nord.

Il dato peggiore è quello di Milano, dove CDP segnalava a fine 2025 – su rilevazioni immobiliari 2024 e retributive 2023 –  un affitto pari al 76% dello stipendio per un appartamento di 60 mq, seguito da Roma al 65% e Bologna al 48%.

Il caro affitti come freno per le piccole imprese

Nei grandi centri il costo della casa è un ostacolo alla mobilità dei lavoratori e all’attrattività dei territori, con effetti diretti su occupazione e imprese. Le micro e piccole imprese con sede nelle città più dinamiche segnalano difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato disposto a trasferirsi, perché il canone erode gran parte della retribuzione disponibile. Il divario pesa soprattutto nelle città universitarie e nelle mete turistiche, dove la pressione abitativa è più alta e l’andamento delle retribuzioni non tiene il passo dei prezzi.

Le richieste della CNA per l’emergenza abitativa

Per il presidente della CNA Dario Costantini il nodo dell’abitare è ormai un’emergenza economica che «rischia di frenare crescita, investimenti e sviluppo locale». La confederazione chiede interventi strutturali, dall’aumento dell’offerta di alloggi a canoni sostenibili al recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato, fino alla rigenerazione urbana e a un piano casa con incentivi alla riqualificazione, per tenere insieme sviluppo economico e sostenibilità sociale.