Fringe Benefit nelle PMI: in media 170 euro per ogni dipendente

di Teresa Barone

18 Novembre 2025 09:54

logo PMI+ logo PMI+
Sempre più PMI ricorrono ai fringe benefit e aumenta anche l’importo medio erogato ai dipendenti, che passa da 90 euro a 170 euro annui.

Cresce il numero di PMI che adotta i fringe benefit, un aumento accompagnato anche dall’incremento dell’importo medio erogato, passato da 90 euro annui per dipendente nel 2024 a 170 euro nel 2025. Sono dati resi noti dall’Osservatorio Amilon Pmi 2025, che mostra come il welfare aziendale abbia raggiunto ampia diffusione anche tra le piccole e medie imprese.

L’analisi, condotta su circa 5mila Partite IVA attive sulla piattaforma GiftCardStore, rivela anche quali sono i settori che vantano il maggior numero di erogazioni: a guidare la classifica è il manifatturiero, in coda sanità e no profit. L’indagine mette però in evidenza alcune disparità territoriali. L’83% imprese che ricorrono ai fringe benefit sono attive nelle Regioni del Nord.

Per quanto riguarda le preferenze dei lavoratori, sono maggiormente graditi i benefit che riguardano la spesa quotidiana e la GDO (26,4% delle preferenze), seguiti dai buoni benzina e dai servizi per la mobilità (25,8%).

Welfare aziendale nelle PMI: fringe benefit sempre più diffusi

Il welfare aziendale non è dunque più un tema riservato alle grandi imprese. Nel 2025, secondo Amilon, anche le realtà più piccole hanno iniziato a investire in modo strutturale nel benessere dei dipendenti. La spinta normativa degli ultimi anni, unita a un evidente cambio culturale, ha portato a un vero boom dei fringe benefit: sul campione analizzato, le somme erogate sono aumentate del 90% in un solo anno, passando dai 90 euro medi del 2024 ai 170 euro attuali. Un salto che fotografa una nuova consapevolezza: sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori è ormai una leva di produttività, fidelizzazione e attrattività sul mercato del lavoro.

Crescono incentivi e retention

L’analisi evidenzia una diffusione trasversale del welfare aziendale. Oltre agli importi erogati, cresce dell’80% anche l’ordine medio delle imprese e del 25% il numero di realtà che utilizzano strumenti di incentivazione digitale. Importante anche la retention: il 36% delle aziende torna ad attivare iniziative welfare anno dopo anno, segno che il modello funziona e genera valore tangibile sia per l’impresa sia per i lavoratori.

Dove si concentra la richiesta: i settori più attivi

Il fenomeno non riguarda più soltanto i settori ad alta intensità di servizi: anche le aziende produttive stanno puntando su strumenti digitali semplici, veloci e immediatamente spendibili. Il settore manifatturiero guida l’adozione dei fringe benefit digitali con il 45% delle attivazioni, trainato da comparti come metalmeccanico, elettrico, tessile, alimentare e automazione. Seguono i servizi alle imprese con il 25%, mentre commercio e sanità/no profit si attestano all’8% ciascuno.

Dove finiscono i benefit: spesa e consumi essenziali

Il welfare aziendale assume sempre più una funzione di sostegno al potere d’acquisto. I lavoratori usano infatti i fringe benefit soprattutto per far fronte ai consumi primari, riflettendo l’impatto dell’inflazione e la necessità di gestire meglio le spese quotidiane. Oltre il 52% dei benefit viene utilizzato per spesa e GDO, che raccolgono il 26,4% delle preferenze (in aumento del 4%). Un altro 25,8% è destinato a benzina e servizi di mobilità.  Al terzo posto ci sono i marketplace dell’e-commerce (16%), seguiti da elettronica (8%) e moda-accessori (7%).

Differenze territoriali: Nord guida, Centro e Sud inseguono

Sul piano geografico emerge una forte asimmetria: l’83% delle PMI attive nel welfare aziendale si concentra nel Nord Italia, mentre il Centro pesa per il 10% e il Sud per il 7%. Una distanza che riflette la maggiore densità industriale del Nord ma anche una maggiore familiarità con strumenti digitali e gestionali che rendono più semplice l’erogazione dei benefit.

Welfare dal basso: cambia il rapporto con i dipendenti

Secondo Amilon, siamo davanti a un modello di welfare che non arriva dall’alto ma nasce direttamente nelle imprese, cresciuto insieme ai bisogni delle persone. Un welfare più pragmatico, meno formale, pensato per sostenere la vita quotidiana e non solo per offrire servizi premium. È una trasformazione che ridisegna il rapporto tra imprese e collaboratori: il welfare diventa uno strumento di gestione organizzativa e non più un benefit accessorio.

Welfare trainato dai vantaggi fiscali

Negli ultimi due anni, l’utilizzo dei fringe benefit in Italia ha registrato una crescita importante anche perchè sostenuta dall’ampliamento temporaneo delle soglie esentasse. Secondo dati del Ministero dell’Economia e INPS, nel 2024 oltre 5,5 milioni di lavoratori hanno ricevuto almeno un benefit, con un aumento di più di 1,2 milioni rispetto al 2022. La spinta è arrivata dai nuovi limiti fiscali: fino a 3.000 euro per i dipendenti con figli e 1.000 euro per tutti gli altri.

I dati economici riportati dalle principali ricerche sul mercato del lavoro mostrano una maggiore diffusione della misura soprattutto tra le imprese del Nord e tra le realtà di dimensioni medie, dove il welfare aziendale ha raggiunto livelli di utilizzo superiori a quelli osservati nel 2022.

Secondo i dati nazionali consolidati, più del 72% delle medie imprese e il 41% delle piccole imprese ha erogato almeno un fringe benefit nel 2024, rispetto al 27% del 2021. Cresce, inoltre, l’uso dei benefit per sostenere consumi essenziali: carburante, energia e spesa alimentare rappresentano complessivamente più del 55% del valore totale erogato, mentre gift card e buoni acquisto si attestano intorno al 30%.

Dal lato dei lavoratori, il 68% dichiara un impatto diretto dei fringe benefit sul potere d’acquisto del proprio stipendio, mentre un’impresa su tre segnala un miglioramento della retention interna grazie alle misure di welfare.

Il quadro generale conferma dunque come i benefit aziendali siano ormai diventati uno strumento strutturale del mercato del lavoro italiano, anche oltre il perimetro delle misure straordinarie.