Mercato del lavoro, 2022 decisivo per l’occupazione

di Redazione PMI.it

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I contratti di lavoro dipendente tornano a crescere: le sfide 2022 per le imprese e il divario di genere alimentato dalla pandemia nel report Bankitalia.

La buona notizia è che nel 2021 è ripresa la crescita dell’occupazione ed il numero di contratti di lavoro attivati è tornato ai livelli pre-pandemia, il punto critico è che a risalire è soprattutto l’occupazione maschile mentre prosegue il trend di penalizzazione per quello delle donne. Per il 2022, la sfida per le imprese è di mantenere i livelli occupazionali in progressivo superamento delle tutele Covid (il saldo positivo è in gran parte attribuibile al divieto di licenziamento).

Sono le principali evidenze dello studio a cura della Banca d’ItaliaIl mercato del lavoro: dati e analisi”, nota bimestrale pubblicata in collaborazione con il Ministero del Lavoro.

Dinamica dei contratti di lavoro

Il 2021 registra rafforzamento del lavoro dipendente. In termini assoluti, il numero delle attivazioni nette (che si ottiene sottraendo alle nuove assunzioni le cessazioni), è tornato positivo, + 597mila. Nel dettaglio, ci sono stati circa 6 milioni di nuovi contratti, a fronte di 5,5 milioni di cessazioni. La parte del leone spetta ai contratti a tempo determinato (365.000 su circa 597.000 posti di lavoro). Anche il saldo delle posizioni permanenti è cresciuto (+277mila), in particolare nel secondo semestre. In entrambi i casi, come detto, ), il miglioramento è stato determinato esclusivamente dal numero contenuto di cessazioni.

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Dallo scorso mese di giugno, il numero di contratti di lavoro dipendente attivati è tornato sui livelli prevalenti prima dello scoppio della pandemia e, negli ultimi mesi dell’anno, ha quasi raggiunto il sentiero di crescita che si sarebbe registrato se l’evoluzione della domanda di lavoro si fosse mantenuta, anche durante l’emergenza sanitaria, sugli stessi ritmi del periodo 2018-19.

Agli andamenti 2021, sottolinea il report di Bankitalia, contribuirà anche «la capacità del sistema produttivo di preservare queste posizioni, molte delle quali sono giunte a scadenza il 31 dicembre 2021». Una prima importante verifica sarà quindi rappresentata dai primi dati del 2022.

L’occupazione nei settori produttivi

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Per quanto riguarda i settori, nell’industria la marcata accelerazione delle costruzioni ha compensato il rallentamento della manifattura che, pur non registrando significative perdite occupazionali, non è ancora tornata sullo stesso sentiero di crescita che aveva, in media, nei due anni prima della pandemia. Nonostante la ripresa nei mesi primaverili ed estivi, rimangono ampi i margini di recupero nel turismo, che era significativamente cresciuto prima dell’emergenza sanitaria.

Il divario di genere

Non è ancora stato assorbito  lo squilibrio di genere alimentato dal Covid. La ripresa 2021 ha favorito l’occupazione maschile, tornata sul sentiero di crescita 2018-2019, mentre rimangono ampi margini di recupero per quella femminile, il cui andamento mostrava segnali di relativa debolezza già prima dell’emergenza sanitaria.

Le lavoratrici continuano a essere penalizzate da una minore domanda di lavoro permanente: nonostante rappresentino circa il 42% della forza lavoro, incidono solo per un terzo sul saldo delle posizioni a tempo indeterminato.