Draghi: meno donne significa meno talenti

di Redazione PMI.it

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Draghi al Women Political Leaders Summit: uguaglianza di genere nel mercato del lavoro, gli obiettivi dell'Italia e le risorse del PNRR

Lottare contro gli stereotipi di genere e semplificare l’accesso agli studi scientifici assicurando parità nel mercato del lavoro, colmando il divario retributivo che penalizza le donne abbattendo gli ostacoli per l’accesso a posti di responsabilità. Sono gli obiettivi indicati dal premier, Mario Draghi, intervenuto al “Women Political Leaders Summit”, organizzato dalla rete globale di leader politici femminili. n messaggio che contiene spunti di interesse anche per le imprese, in un Paese che continua ad essere agli ultimi posti in Europa sul fronte della partecipazione femminile al mercato del lavoro (in base agli ultimi dati Eurostat, siamo al 49%, contro il 62,5% della media Europea, penultimi dopo la Grecia e con quattro Regioni fra le ultime cinque d’Europa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia).

«Le nostre economie stanno perdendo alcuni dei nostri talenti migliori. Le nostre società si stanno lasciando sfuggire alcune delle migliori leader del futuro» sottolinea il premier, secondo il quale «la riduzione delle disuguaglianze di genere deve essere una priorità a livello globale».

Fra l’altro, in tutto il mondo «durante la pandemia, le donne hanno perso il lavoro più velocemente rispetto agli uomini. I lockdown hanno determinato la chiusura delle scuole e degli asili nido, con pesanti ripercussioni per le donne». Si rischia quindi di tornare indietro, anche rispetto ai lenti progressi degli ultimi anni. Che, in ogni caso, continuano a fotografare un ampio divario di genere a livello planetario: «la partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta essere 27 punti percentuali in meno rispetto a quella degli uomini. In alcune regioni tale divario è di oltre 50 punti percentuali. Solamente 22 paesi hanno una donna che ricopre la carica di Capo di Stato o di Governo. Ben 119 non ne hanno mai avuto una». Compreso il nostro.

Il premier sottolinea i passi avanti compiuti dall’Italia negli ultimi 15 anni: «tasso di crescita più alto d’Europa per quanto riguarda il numero di donne presenti nel Parlamento. Nel 2004, le donne rappresentavano solo il 9,9% del numero totale di parlamentari. Oggi tale percentuale ha raggiunto il 35,8%. Il nostro governo vanta il numero più alto di sottosegretarie donne nella storia d’Italia. Abbiamo anche nominato una donna come capo dei servizi segreti per la prima volta in assoluto».

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«Quest’anno l’Italia ha la presidenza del G20. Ad agosto terremo una conferenza ministeriale sull’emancipazione femminile per la prima volta nella storia del G20«, annuncia il premier, che in apertura del suo intervento ha denunciato la seguente situazione: «ogni giorno, milioni di ragazze si trovano a dover imparare, a proprie spese, che non possono realizzare i propri sogni. Devono subire discriminazioni, a volte anche violente».

Devono accettare anziché scegliere, devono obbedire anziché inventare. Solo perché sono donne. Questa situazione non solo risulta immorale ed ingiusta, ma rappresenta anche un atteggiamento miope.

Questi temi sono anche trasversali nel Recovery Plan italiano. «Il nostro obiettivo in Italia è quello di investire, entro il 2026, almeno 7 miliardi di euro per la promozione dell’uguaglianza di genere».  Il PNRR prevede di lanciare una Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, puntando a scalare di cinque punti la classifica del Gender Equality Index dello European Institute for Gender Equality (oggi siamo al 14° posto) ed a consolidare un programma per la partecipazione femminile al mercato del lavoro diretta o indiretta, la correzione delle asimmetrie in termini di pari opportunità, il potenziamento del welfare, gli investimenti in competenze STEM. E’ previsto anche un sistema nazionale di certificazione della parità di genere nelle imprese.