Incentivi alle assunzioni di donne: settori e professioni agevolabili nel 2026

di Anna Fabi

7 Maggio 2026 15:28

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Settori e professioni ad alta disparità di genere per gli incentivi 2026 alle assunzioni di donne: tabelle aggiornate, soglie Istat e requisiti nel decreto MLPS-MEF.

Per i bonus del DL 62/2026, alcune misure sono correlate all’elenco aggiornato dei settori e professioni ad alta disparità di genere utili per applicare gli incentivi alle assunzioni di donne. Il riferimento di legge è il decreto interministeriale del Ministero del Lavoro e del MEF con gli ambiti del settore privato in cui il divario occupazionale uomo-donna supera la soglia richiesta dalla normativa europea e nazionale per qualificare le lavoratrici come svantaggiate ai fini delle agevolazioni contributive.

Tra i comparti individuati figurano costruzioni e industria, trasporti e ICT, agricoltura e servizi, nei quali il gap di genere consente di programmare assunzioni agevolate se sono rispettati anche i requisiti della lavoratrice e della misura utilizzata.

Settori e professioni agevolabili per le assunzioni di donne

Il decreto individua, per l’anno 2026, i settori economici e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna superiore di almeno il 25% rispetto alla disparità media registrata in Italia. Il riferimento normativo è l’articolo 2, punto 4, lettera f), del Regolamento UE n. 651/2014, richiamato ai fini degli incentivi previsti dall’articolo 4, comma 11, della legge n. 92/2012. Le tabelle aggiornate si basano su elaborazioni Istat e, per le imprese, è il primo parametro per applicare le nuove agevolazioni del Decreto primo Maggio 2026 oppure gli incentivi ordinari disponibili in via strutturale. La media nazionale rilevata dall’Istat è pari al 9,3%. La soglia oltre la quale un settore o una professione rientra tra quelli ad alta disparità è quindi pari all’11,6%.

Gli elenchi del decreto rilevano solo per il settore privato e servono a verificare se l’assunzione di una donna priva di impiego regolarmente retribuito può accedere ai benefici contributivi previsto per legge.

Settori agevolabili per disparità di genere

La tabella A del decreto elenca i settori Ateco 2007 nei quali il tasso di disparità uomo-donna supera la soglia rilevante per il 2026.

Il divario più alto resta nelle costruzioni, seguite da industria estrattiva, acqua e gestione rifiuti, trasporto e magazzinaggio. Per il 2026, però, fanno il loro ingresso nelle tabelle anche ambiti con divari più contenuti rispetto ai settori tradizionalmente maschili. Nel nuovo elenco dei settori compare ad esempio anche il comparto delle attività culturali, sportive e di intrattenimento, che supera di poco la soglia minima, con un tasso di disparità pari all’11,7%.

Settore Tasso di disparità
Costruzioni 80,2%
Industria estrattiva 72,4%
Acqua e gestione rifiuti 65,7%
Trasporto e magazzinaggio 56,4%
Agricoltura 49,8%
Industria manifatturiera 44,0%
Industria energetica 43,4%
Informazione e comunicazione 35,2%
Servizi generali della PA 28,8%
Attività culturali, sportive e di intrattenimento 11,7%

Il dato fotografa la distribuzione degli occupati dipendenti per attività economica e sesso. Nelle costruzioni, ad esempio, gli uomini rappresentano il 90,1% degli occupati dipendenti e le donne il 9,9%; nell’industria estrattiva il rapporto è 86,2% contro 13,8%.

Professioni agevolabili per divario di genere

La tabella B individua le professioni CP2021 che superano la soglia 2026. I valori più alti riguardano mansioni tecniche, operaie, militari, industriali e di sicurezza, dove la componente femminile resta molto bassa.

Professione Tasso di disparità
Artigiani e operai metalmeccanici specializzati e installatori e manutentori di attrezzature elettriche ed elettroniche 96,0%
Artigiani e operai specializzati dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici 95,2%
Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento 94,0%
Sergenti, sovraintendenti e marescialli delle forze armate 92,2%
Truppa delle forze armate 88,0%
Ufficiali delle forze armate 87,7%
Professioni qualificate nei servizi di sicurezza 74,0%
Conduttori di impianti industriali 67,2%
Professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione 65,5%
Agricoltori e operai specializzati dell’agricoltura, delle foreste, della zootecnia, della pesca e della caccia 64,9%
Specialisti nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione 60,6%
Ingegneri, architetti e professioni assimilate 58,6%
Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni 57,0%
Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca 55,4%
Imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende 48,7%
Artigiani e operai specializzati della meccanica di precisione, dell’artigianato artistico, della stampa e assimilati 47,6%
Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare 40,2%
Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio 40,1%
Imprenditori e responsabili di piccole aziende 37,2%
Specialisti in scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali 19,7%
Artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile, dell’abbigliamento, delle pelli, del cuoio e dell’industria dello spettacolo 19,2%
Professioni non qualificate nel commercio e nei servizi 18,0%
Membri dei corpi legislativi e di governo, dirigenti ed equiparati della PA, magistratura, sanità, istruzione, ricerca e organizzazioni nazionali e sovranazionali 13,4%

Rispetto al vecchio elenco, restano in testa le attività metalmeccaniche, edili, estrattive e di conduzione mezzi, ma rientrano anche profili legati a ICT, ingegneria, scienze matematiche e naturali, piccola impresa e professioni non qualificate nel commercio e nei servizi.

Gli incentivi per chi assume

Le tabelle allegate al decreto servono a individuare gli ambiti nei quali può applicarsi l’incentivo per l’assunzione di donne svantaggiate, quando sono rispettati anche gli altri requisiti previsti dalla legge. La definizione europea di “lavoratore svantaggiato” richiede che il soggetto appartenga al genere sotto-rappresentato nel settore o nella professione considerata. Nelle tabelle 2026 il divario è costruito sulla minore presenza femminile, perché gli ambiti elencati sono caratterizzati da una quota di occupate inferiore a quella maschile.

Sgravi contributivi per lavoratrici svantaggiate

Il datore di lavoro deve distinguere tra incentivo ordinario ex legge 92/2012 e misure temporanee di esonero contributivo introdotte o prorogate da provvedimenti successivi. La differenza è rilevante perché cambiano percentuale di sgravio, durata, condizioni di accesso, compatibilità e procedure di richiesta.

Per l’incentivo ordinario previsto dalla legge n. 92/2012, la misura consiste nella riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. La durata varia in base al tipo di assunzione: 12 mesi per il contratto a tempo determinato e 18 mesi per il contratto a tempo indeterminato o per la trasformazione a tempo indeterminato. Le categorie agevolabili comprendono:

  1. donne con almeno 50 anni di età e disoccupate da oltre 12 mesi;
  2. donne di qualsiasi età, residenti in aree svantaggiate e prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  3. donne di qualsiasi età, impiegate in professioni o settori con elevata disparità di genere e prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  4. donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.

La tabella incide in particolare sulla terza categoria, perché consente di verificare se il settore o la professione dell’assunzione rientra tra quelli caratterizzati da elevata disparità uomo-donna. Di norma, donne di qualsiasi età prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

I bonus assunzione donne del Decreto Primo Maggio 2026 possono richiedere condizioni diverse a seconda della misura applicata, della tipologia di lavoratrice, dell’area geografica, della durata del rapporto e dell’eventuale incremento occupazionale richiesto. Per le donne in ambiti e settori svantaggiati, il periodo di disoccupazione richiesta è di 12 mesi.