Riforma Pensioni dopo Quota 100: proposte e ipotesi

di Redazione PMI.it

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Riforma Pensioni dopo Quota 100 tra vecchie e nuove proposte: scenari ed ipotesi in campo da Governo, Sindacati, esperti della previdenza e INPS.

Come affrontare nel breve periodo la fine della sperimentazione della Quota 100 per la pensione anticipata e come superare nel medio periodo i limiti dell’attuale sistema previdenziale, con formule di garanzia per i giovani svantaggiati dal sistema contributive e nuove opzioni per la flessibilità in uscita? La risposta sarebbe una riforma pensioni dopo Quota 100 strutturale e organica, ma sappiamo che il Governo Draghi per il momento ha rimandato questo tema, senza entrare nel merito di soluzioni tampone, rapide e a costo contenuto, che però sono da trovare da qui a fine anno.

La proposta dei sindacati per superare la Quota 100 sarebbe quella di prevedere una formula di uscita a 62 anni di età con 20 anni di contributi (anticipando quindi il paletto anagrafico per la pensione di vecchiaia) oppure una Quota 41 applicabile per tutti. Per i sindacati, che intanto chiedono al Ministro Franco di riaprire i tavoli di concertazione per lo meno entro fine 2021, la Riforma Pensioni ha delle priorità ben definite:

  • separazione tra spesa previdenziale/assistenziale e lavori gravosi;
  • pensione di garanzia per i giovani o con lavori discontinui e precari; riconoscimento dei caregiver familiari;
  • più meccanismi di flessibilità; rivalutazione pensioni e legge sulla non autosufficienza.

La proposta Brambilla di Riforma Pensioni dopo Quota 100 sarebbe di tipo ampio e strutturale, ma per limitarsi al breve periodo lo strumento da utilizzare sarebbe la Quota 102, naturale evoluzione della Quota 100, forte di una maggiore sostenibilità finanziaria. Su questa formula di pensione anticipata con 62 anni di età e 40 anni di contributi, i Sindacati hanno però mosso un appunto: niente penalizzazione dell’assegno applicando il calcolo interamente contributivo come avviene per l’Opzione Donna. Certo, di questi tempi, anche la Quota 102 con penalità non sarebbe un cattivo compromesso per evitare lo scalone di cinque anni che scatta a gennaio 2022, quanto per andare in pensione ci vorranno come minimo 67 anni per la pensione di vecchiaia o i 42 anni e dieci mesi di contributi per quella anticipata.

=> Calcolo della prima data utile per andare in pensione

La flessibilità in uscita sembra infatti essere il tema più urgente visto che dopo il 31 dicembre 2021, con lo scadere alla Quota 100, a legislazione vigente si torna ai requisiti anagrafici della Legge Fornero. Il vecchio Governo Conte bis – orientato ad istituire in sua vece una sorta di Quota 104 (64 + 38) – aveva anche istituito due apposite commissioni tecniche (sulla separazione della spesa sociale tra assistenza e previdenza e per lo studio dei lavori gravosi), a riprova che si tratta di filoni di analisi fondamentali, in vista di una Riforma Pensioni da portare a termine da qui ai prossimi anni. Ma lo scenario attuale è mutato: si attendono dunque prese di posizione precise da parte del Ministero del Lavoro. Sullo sfondo non mancano altre ipotesi nell’ottica di una riforma pensioni strutturale, maturate in seno all’INPS:

  • blocco o rimodulazione delle aspettative di vita per scaglioni di età e per tipologia di mansione,
  • coefficienti di gravosità per il requisito anagrafico,
  • sconto contributivo per chi ha figli e per chi svolge lavori usuranti/gravosi, fondo integrativo pubblico,
  • separazione pensione in quote (una contributiva da fruire in anticipo ed una retributiva da ottenere al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia),
  • pensione anticipata per i lavoratori fragili, APE Sociale per nuove categorie di soggetti,
  • staffetta generazionale potenziata e contratti di espansione anche per aziende più piccole.