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Pensione di vecchiaia dopo APe Sociale: un mese più tardi nel 2027

di Anna Fabi

Pubblicato 18 Marzo 2026
Aggiornato 24 Marzo 2026 14:38

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Circolare INPS 28/2026: anche chi è entrato in APe Sociale nel 2023 subisce l'adeguamento di un mese prima di maturare il diritto alla pensione di vecchiaia nel 2027.

L’aumento dei requisiti pensionistici dal 2027 colpisce anche chi percepisce l’APe Sociale, e lo fa in modo asimmetrico: non cambia nulla per entrare nell’indennità ma si allontana la pensione di vecchiaia. Per una fascia specifica di beneficiari, quelli entrati nel 2023 a 63 anni, infatti, il risultato degli adeguamenti alle speranze di vita è un mese in più prima della decorrenza del trattamento ordinario. Lo chiarisce la circolare INPS che ha recepito le disposizioni della Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) e del decreto interministeriale del 19 dicembre 2025.

La circolare INPS: l’aumento vale anche per chi è in APe Sociale

La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 stabilisce espressamente che l’incremento dei requisiti per la pensione di vecchiaia — 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi dal 2028 — si applica “anche nei confronti dei lavoratori che, al momento del pensionamento, beneficiano dell’APe Sociale“.

I requisiti per accedere all’APe Sociale 2026 restano invariati (63 anni e 5 mesi di età, 30 anni di contributi) ma il requisito per uscire dall’indennità ed entrare in pensione definitivamente viene allungato. L’APe Sociale, lo ricordiamo, è un’indennità di accompagnamento che per legge cessa al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. E se quei requisiti si spostano in avanti, l’indennità dovrebbe spostarsi in maniera analoga.

Il dubbio si crea per il fatto che l’APe Sociale dura fino all’età della pensione di vecchiaia vigente al momento dell’accesso alla prestazione e non è chiaro se si prolunghi automaticamente se i requisiti pensionistici vengono successivamente innalzati per effetto degli adeguamenti alle speranze di vita ISTAT.

Se così non fosse, per chi è entrato nell’indennità nel 2023 a 63 anni, questo significherebbe che la prestazione cesserebbe a 67 anni esatti, un mese prima della nuova soglia di vecchiaia in vigore dal 2027. La norma primaria prevede però la tutela fino all’età del trattamento di vecchiaia, che per questi soggetti è spostato automaticamente avanti di un mese, per cui la copertura dovrebbe comunque essere garantita.

Per chi è uscito nel 2023 un mese in più prima della pensione

Fino al 2023 i requisiti per l’APe Sociale prevedevano un’età minima di 63 anni (poi alzata a 63 anni e 5 mesi dal 2024). Chi è entrato nell’indennità nel 2023 a 63 anni compirà 67 anni nel 2027, dopo quattro anni esatti — il periodo massimo previsto dalla legge. La pensione di vecchiaia nel 2027 non scatta più a 67 anni ma a 67 anni e 1 mese. Risultato: l’APe Sociale termina teoricamente al compimento dei 67 anni ma la pensione non può ancora essere liquidata.

Per chi è uscito dal 2024 il problema non si pone

Per chi è entrato in APe Sociale dal 2024 in poi — con il requisito anagrafico alzato a 63 anni e 5 mesi — il calcolo cambia. Questi lavoratori completeranno i quattro anni di indennità nel 2028, quando avranno 67 anni e 5 mesi. La pensione di vecchiaia nel 2028 scatta a 67 anni e 3 mesi: il requisito sarà già maturato da due mesi.