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Pensione di vecchiaia dopo APe Sociale: un mese più tardi nel 2027

di Anna Fabi

Pubblicato 18 Marzo 2026
Aggiornato 28 Settembre 2026 07:05

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Chi è entrato in APe Sociale nel 2023 a 63 anni matura la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese nel 2027, secondo i requisiti recepiti dalla Circolare INPS 28/2026

L’aumento dei requisiti pensionistici dal 2027 colpisce anche chi percepisce l’APe Sociale, e lo fa in modo asimmetrico: non cambia nulla per entrare nell’indennità ma si allontana la pensione di vecchiaia. Per chi è entrato nel 2023 a 63 anni, tra i primi beneficiari a compiere 67 anni dopo il ritorno degli adeguamenti alle speranze di vita, il risultato è un mese in più prima della decorrenza del trattamento ordinario, secondo i requisiti della circolare INPS che ha recepito le disposizioni della Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) e del decreto interministeriale del 19 dicembre 2025.

INPS: requisiti di vecchiaia per chi esce dall’APe Sociale

La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 fissa l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi dal 2028, requisiti che valgono anche per chi esce dall’APe Sociale. Il paragrafo 4 della circolare aggiunge che i lavoratori gravosi che al momento del pensionamento godono dell’APE sociale non hanno l’esenzione dagli scatti prevista dall’art. 1, comma 186, della legge 199/2025.

I requisiti per accedere all’APe Sociale 2026 restano invariati (63 anni e 5 mesi di età, 30 anni di contributi o 36 per i gravosi) ma il requisito per uscire dall’indennità ed entrare in pensione definitivamente viene allungato. L’APe Sociale, lo ricordiamo, è un’indennità di accompagnamento che per legge cessa al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. E se quei requisiti si spostano in avanti, l’indennità dovrebbe spostarsi in maniera analoga.

Il dubbio nasce dal fatto che chi è entrato nel 2023 contava su un termine calcolato sull’età di vecchiaia allora vigente, 67 anni, e che l’INPS non ha dato istruzioni specifiche sul prolungamento automatico dell’indennità dopo gli adeguamenti alle speranze di vita ISTAT.

Se così non fosse, per chi è entrato nell’indennità nel 2023 a 63 anni, questo significherebbe che la prestazione cesserebbe a 67 anni esatti, un mese prima della nuova soglia di vecchiaia in vigore dal 2027. La norma primaria, l’art. 1, comma 179, della legge 232/2016, prevede però la tutela fino all’età del trattamento di vecchiaia, che per questi soggetti è spostato automaticamente avanti di un mese, per cui la copertura dovrebbe comunque essere garantita.

Per chi è uscito nel 2023 un mese in più prima della pensione

Fino al 2023 i requisiti per l’APe Sociale prevedevano un’età minima di 63 anni (poi alzata a 63 anni e 5 mesi dal 2024). Chi è entrato nell’indennità nel 2023 a 63 anni compirà 67 anni nel 2027, dopo quattro anni di indennità, che la legge fa durare fino all’età richiesta per la pensione di vecchiaia. La pensione di vecchiaia nel 2027 non scatta più a 67 anni ma a 67 anni e 1 mese. Risultato: la pensione arriva un mese più tardi e, in base alla norma, l’APe Sociale prosegue fino al compimento dei 67 anni e 1 mese.

Per chi è uscito dal 2024 APe Sociale fino a nuova età di vecchiaia

Per chi è entrato in APe Sociale dal 2024 in poi, con il requisito anagrafico alzato a 63 anni e 5 mesi, vale la stessa regola: l’indennità dura fino all’età di vecchiaia richiesta nell’anno in cui il requisito si perfeziona, 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028. La durata complessiva può quindi essere inferiore a quattro anni: un lavoratore nato ad agosto 1960, entrato a gennaio 2024, raggiunge 67 anni e 1 mese a settembre 2027, dopo tre anni e otto mesi di indennità.