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Salari in aumento in Italia, verso la compensazione di costi e benefit

di Redazione PMI.it

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Effetto Covid sugli stipendi in Italia: doppio binario tra modello welfare e contrattazione, ipotesi di compensazione tra costi e benefit in smart working.

Per il 2021, è prevista in Italia una crescita degli stipendi pari del 2,1%. Si tratta della consueta stima sugli aumenti salariali realizzata dal Salary Budget Planning Report  di Willis Towers Watson. Un dato di poco inferiore a quello emerso per gli ultimi due anni ma che tiene conto dell’impatto Covid sui conti delle imprese e sul potere di contrattazione in fase di assunzione. La previsione di un incremento delle retribuzioni non si basa infatti su dati di rivalutazione monetaria ma sui trend emersi da sondaggi realizzati tra i datori di lavoro. Anche per questo, riflette un diverso andamento nei diversi settori economici. Di fatto, gli aumenti salariali sono previsti laddove la pandemia ha colpito meno e dove, anzi, ha innescato un circolo virtuoso accelerando lo sviluppo.

=> Calcolo dello stipendio netto su PMI.it

Pensiamo ai settori media (2,5%), farmaceutico (2,4%), hi tech ed energia e utility (2,2%), tutti sopra il dato medio, in cui si colloca invece il settore servizi finanziari (2,1%). Di contro, si stimano cali retributivi nei settori più penalizzati dalla crisi economica legata al dilagare del Coronavirus: automotive (1,7%), chimica, largo consumo e retail (1,9%), industria (2%).

Il clima di incertezza corrente impone anche delle scelte di budget: l’ipotesi più plausibile è che i datori di lavoro opereranno delle “selezioni naturali” premiando i talenti migliori, ancor più strategici in un momento in cui per il rilancio economico poggia sulla resilienza e l’adeguamento delle competenze. Rodolfo Monni (Willis Towers Watson) spiega:

il tasso di crescita previsto per l’Italia riflette un sistema a due livelli di contrattazione, nazionale e aziendale, che ha garantito a quadri e operai aumenti di retribuzione minimi anche nei momenti di crisi.

=> Effetto Covid sul lavoro: CIG e retribuzioni ferme

Per manager e dirigenti, invece, si adotta un modello basato su incentivi e meritocrazia, tradotto in premi di risultato fino al 2-2,5% l’anno. Da capire in quale misura i nuovi modelli d lavoro (in primis lo smart working) impatteranno sulle retribuzioni, ed in particolare se ci sarà una compensazione fra benefit e costi, magari con l’introduzione in busta paga di una componente variabile, anche per quanto concerne il lavoro dei dipendenti.

L’impatto della Covid-19 sui budget HR delle aziende italiane non si discosta comunque da quello degli altri paesi dell’Europa occidentale, con Olanda, Germania e Gran Bretagna un gradino sopra di noi (fino al 2,4%) e Francia e Spagna appena sotto (2%).

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