Ho concordato un aumento in busta paga di 300 euro netti, che dovrebbe corrispondere a circa 670 euro lordi. Tuttavia, l’aumento che mi è stato riconosciuto è di soli 540 euro lordi.
Alla mia richiesta di chiarimenti, l’azienda mi ha risposto che l’aumento viene calcolato sulla base del mese precedente, che mantengono fisse le addizionali e non considerano la perdita delle detrazioni da lavoro dipendente.
Vorrei chiedervi se è una prassi comune calcolare la cifra come fa l’azienda.
La risposta breve è: sì, il calcolo fatto dall’azienda può essere corretto, ma solo se si ragiona in termini di aumento marginale e non di conversione “standard” netto/lordo.
Perché 300 euro netti non corrispondono allo stesso lordo
Un aumento di 300 euro netti in busta paga equivale a circa 670 euro lordi se si fa alla RAL media, senza considerare la situazione fiscale del lavoratore. Nel suo caso, invece, l’azienda ha calcolato l’aumento come differenza rispetto al netto mensile, partendo dalla retribuzione in essere.
Gli aumenti di stipendio non vengono poi tassati con un’aliquota “media” ma con l’aliquota marginale, cioè quella applicata allo scaglione di reddito aggiuntivo. E se l’aumento ricade in uno scaglione IRPEF più basso o beneficia ancora di detrazioni piene, il rapporto lordo/netto può anche essere più favorevole.
Anche i due elementi citati dall’azienda sono centrali ai fini del calcolo:
- le addizionali regionali e comunali sono quasi sempre importi fissi su base annua (un aumento di stipendio non le incrementa automaticamente, quindi sull’aumento marginale possono non incidere affatto);
- le detrazioni da lavoro dipendente non si azzerano “a scatti” ma si riducono progressivamente (un aumento di 540 euro lordi può non comportare alcuna perdita significativa di detrazioni).
Quando 540 euro lordi corrispondono a 300 euro netti
E’ dunque plausibile che 540 euro lordi producano 300 euro netti se sull’aumento:
- si applicano solo contributi ordinari;
- l’IRPEF marginale è contenuta;
- le addizionali restano invariate;
- le detrazioni non si riducono o si riducono di poco;
Il calcolo sarebbe discutibile solo se l’azienda avesse ignorato un salto di scaglione IRPEF rilevante, o se l’aumento comportasse una perdita consistente di detrazioni non considerata.
In sintesi
Non esiste un rapporto fisso tra aumento netto e lordo. Le simulazioni sono utili come riferimento ma non valgono automaticamente per ogni situazione.
Il metodo adottato dall’azienda — calcolare l’aumento sul differenziale rispetto al mese precedente — è una prassi comune e, dai numeri che riporta, coerente con il funzionamento reale di IRPEF, addizionali e detrazioni.
Per una verifica definitiva, l’unico confronto dirimente è tra due buste paga consecutive: prima e dopo l’aumento, voce per voce.
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Chiedi all'espertoRisposta di Anna Fabi