L’Internet economy italiana vale il 2% del Pil

di Barbara Weisz

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Nel 2015 arriverà almeno al 3,3%. Fattori cruciali per lo sviluppo: le pmi online e il mobile commerce. Il report sull'Italia del Bcg per Google.

Aumentano i navigatori, cresce il numero di imprese private e di pubbliche amministrazioni che utilizzano la Rete, è notevole la diffusione degli smartphone. Sono gli elementi propulsivi della internet economy italiana, che nel 2010 ha conosciuto una notevole accelerazione, ma che resta ancora relativamente indietro rispetto al resto del mondo. I dati sono contenuti nel report che Google ha commissionato al Boston Consulting Group (scarica il report) e che si è posto l’ambizioso, e quasi totalmente inesplorato, obiettivo di quantificare il valore della internet economy.

L’economia direttamente legata alla rete ha raggiunto nel 2010 un valore di 31,6 miliardi di euro, che significa il 2% del prodotto interno lordo (Pil). Per avere qualche termine di paragone (pur da prendere con le pinze in considerazione delle diverse metodologie di calcolo del Pil), la ristorazione vale il 2%, agricoltura e utilities circa il 2,3%. 

Il calcolo del Pil ha preso in considerazione quattro fattori: consumi (ciò che viene direttamente acquistato online), investimenti del settore privato (da parte delle aziende di tlc in infrastrutture e delle altre imprese per l’accesso in rete), spesa istituzionale (della pubblica amministrazione) ed esportazioni nette (beni e servizi venduti all’estero).

Ma attenzione, se a queste voci aggiungiamo anche quello che si può definire indotto di internet, il valore raggiunge quota 56 miliardi. La cifra si ottiene sommando al Pil diretto il valore dell’e-procurement della Pubblica Amministrazione, cioè i beni acquistati online dal settore pubblico, pari a 7 mld (erano 5 nel 2009), e il cosiddetto Ropo (beni o servizi su cui si cercano informazioni online e poi si acquistano nel mondo reale) che di miliardi ne vale 17 (soprattutto grazie a libri, abbigliamento, articoli per la casa, giocattoli e automobili).   

L’utilizzo della rete comporta poi una serie di altri vantaggi, come il risparmio di tempo, la semplificazione delle procedure, i benefici sociali relativi alla possibilità di comunicare a distanza, di informarsi, di accedere a contenuti, di interagire con la Rete.

E veniamo a quelli che si possono considerare i fattori maggiormente critici relativi all’Italia. Innazitutto, la presenza in rete delle Pmi, vera ricchezza del tessuto produttivo del paese, è ancora limitata (meno del 50% delle aziende sotto i 10 dipendenti ha un sito, contro l’87% di quelle con oltre 50 addetti).

Eppure, internet rende. Per dimostrarlo, gli autori del report hanno condotto un’indagine fra 1000 imprese italiane, rilevando che quelle attive online hanno incrementato i ricavi dell’+1,2% nel triennio, contro una flessione del -2,4% di quelle che hanno un sito ma non fanno reali attività online (di marketing o di ecommerce) e un calo del -4,5% di quelle offline. E ancora: le aziende “online attive” hanno vantaggi in termini di aumento della produttività e di incidenza delle vendite internazionali.

Come detto, l’Italia è indietro rispetto al resto del mondo. In base alle-Intensity Index del Boston Consulting Group, che classifica la penetrazione e l’utilizzo di internet fra i paesi Ocse, siamo penultimi, davanti solo alla Grecia, in una classifica dominata da Danimarca, Corea del Sud e Giappone. L’Italia ha un discreto livello di diffusione (21esima su 28, ma davanti a Usa e Canada), mentre è molto indietro per spesa dei consumatori e attività delle imprese. 

Infine, le prospettive di crescita. In uno scenario conservativo, che stima uno sviluppo in linea con i ritmi attuali, nel 2015 il valore di internet raggiungerà i 59 miliardi, il 3,3% del Pil. Ipotizzando invece che cresca il ritmo di sviluppo, soprattutto grazie all’apporto del mobile commerce, il valore può arrivare, sempre al 2015, a 77 miliardi. A guidare il trend sarà ancora il consumo. I fattori su cui puntare per favorire la crescita sono la presenza in rete delle Pmi, il mobile commerce, l’educazione dei consumatori ad esempio in materia di sicurezza della navigazione e dei pagamenti). 

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Rapporto: “Fattore Internet Come Internet sta trasformando l’economia italiana”